mercoledì 19 luglio 2017

Eikoh Hosoe: maestri della fotografia

“Per me, una fotografia è sia una testimonianza, che uno specchio e una finestra dell’auto espressione. Crediamo che la fotocamera non sia in grado di rappresentare ciò che non è visibile all'occhio. Eppure il fotografo che guarda bene può raffigurare ciò che rimane invisibile nella sua memoria”.


Il nome di Eikoh Hosoe (細 江 英 公) fa parte integrante della storia della fotografia giapponese contemporanea. Il maestro giapponese utilizza la forma umana, in particolare il nudo, per esplorare questioni legate all’identità e alla spiritualità attraverso sorprendenti soluzioni concettuali e formali.
Figura trainante della fotografia nipponica, non solo per il proprio lavoro di fotografo, ma anche per il contributo dato come insegnante, curatore e ambasciatore, Eikoh Hosoe ha contribuito alla promozione del lavoro artistico giapponese al di là dei suoi confini. 


Eikoh Hosoe nasce il 18 marzo del 1933 a Yonezawa, nella prefettura di Yamagata con il nome di Toshihiro Hosoe, adotterà il nome di Eikoh solo in seguito alla fine del conflitto mondiale, per simboleggiare la nascita di una nuova era. Il padre era un prete shintoista. A pochi mesi dalla nascita, la famiglia si trasferisce a Tokyo


Hosoe aveva solo 12 anni quando Hirshima e Nagasaki erano state bombardate dagli Stati Uniti. Il Giappone era immerso in una distruzione fisica e psicologica senza precedenti. Hosoe si avvicina alla fotografia sin da ragazzo, andando a scattare immagini nel campo di Grant Heights, il più grande campo militare americano di Tokyo. Vince il primo premio nella sezione studenti del Fuji Photo Contest del 1952 e decide di iscriversi al Tokyo College of Photography. Qui perde l’interesse per la fotografia documentale e inizia a coltivare un nuovo stile espressivo, strettamente influenzato dal gruppo Demokrato.


Le immagini di Hosoe si fanno estremamente drammatiche, diventando presto metafore visive dell’atmosfera scura del Giappone post-nucleare. Fotografie, allo stesso tempo, finestra e specchio delle ossessioni. I forti contrasti resi possibili dalla fotografia in bianco e nero, scavano in profondità attraverso le superfici corporee denudate, alla ricerca delle paure e delle atmosfere che sembrano ripetersi ossessivamente, in diverse declinazioni che mescolano morte, ossessione erotica e irrazionalità.


Nel 59 durante la sua seconda mostra personale, Otoko, onna (Man and Woman), Eikoh Hosoe guadagna l’attenzione internazionale. Vince il premio "The Most Promising Photographer" dell'associazione Japan Photo Critics. Da allora i suoi lavori sono stati spesso esposti in Stati Uniti ed Europa.


Nel corso della sua carriera entra in contatto con Tatsumi Hijikata, fondatore del Butoh Dance Troupe, una forma di danza libera ed alternativa nata intorno agli anni ’60, e Yukio Mishina, scrittore e figura di riferimento della cultura giapponese del secondo dopoguerra, morto suicida nel 1970. I due diventano interpreti eccezionali delle immagini realizzate da Hosoe per le serie Kamaitachi e Barakei. Dal 1995 è curatore del Kiyosato Museum of Photographic Arts, uno dei più importanti  museo asiatici dedicati alla fotografia. 


Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.
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giovedì 6 luglio 2017

Zorki photo lancia una nuova pellicola fotografica

Sembra che il 2017 sia l'anno del grande ritorno delle pellicole nel mercato fotografico, cosi dopo la ripresa della produzione per  la FILM Ferrania e Kodak Ektachrome gli amanti della fotografia anaologica possono festeggiare la nascita di una nuova pellicola fotografica.
La Zorki Photo ha lanciato sul mercato Mono, una pellicola da 100 ISO in bianco e nero. Secondo il produttore si tratta di una pellicola ad alto contrasto con una struttura di grana tradizionale Il prodotto si può pre-ordinare su internet, con un ordine minimo di tre rullini, fino a un massimo di 10. Il costo di ogni rullino è di 4 sterline, circa 4 euro e 50. Il prodotto sarà disponibile da Ottobre.
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giovedì 29 giugno 2017

Wang Fuchun: Il viaggio fotografico della società cinese

Ho iniziato a scattare fotografie sui treni dal 1978. Essendo un impiegato delle ferrovie potevo salire sui treni gratuitamente. Ho iniziato a fotografare quello che avevo davanti senza un fine preciso. Con il tempo ho capito che nulla racconta più di una foto e non esiste alcun luogo al mondo che sia così pieno di speranza e rimpianto come i treni”.


Wang Fuchun è nato nel 1943 a Harbin. Durante 40 anni si è dedicato a fotografare la popolazione cinese in treno. Ha iniziato a fotografare mentre lavorava come impiegato delle ferrovie cinesi, con una vecchia camera Seagull che gli era stata prestata. Approfittando della posizione unica che il ruolo lavorativo gli offriva, Wang Fuchun ha immortalato attraverso le sue immagini i cambiamenti di tutta la società cinese


Innamoratosi del linguaggio fotografico, si è laureato in fotografia presso l'Università di Harbin, durante gli anni 80. Successivamente ha trovato lavoro come fotografo professionista e redattore per il dipartimento dell’ufficio ferroviario di Harbin. Posizione che gli ha permesso di usufruire di maggiori risorse e tempo da dedicare al suo progetto. 


Vincitore della medaglia d'oro alla XVII Mostra Nazionale della Fotografia, è stato insignito del titolo di "Artista eccezionale" dall'Associazione Fotografica Cinese. Dal 2002, Wang Fuchun si è trasferito a Pechino, dove lavora come fotografo free-lance.


Con lo sviluppo economico e sociale della Cina, il numero di cinesi che ha iniziato a muoversi dalle proprie località di origine è esponenzialmente aumentato. Il treno, oltre a rappresentare un micro cosmo della società, diventa nelle immagini del fotografo cinese una metafora, simbolo di una parentesi metafisica. Attraverso i suoi intimi ritratti, Wang Fuchun ha saputo catturare l’atmosfera del viaggio, i dubbi che affliggono chi lascia, le speranze legate al futuro e i momenti peculiari di vita di questa condizione transitoria. 


Nel 2001 "Chinese on the train", e ‘stato pubblicato sotto forma di libro ed esposto al festival di fotografia di Pingyao. Da allora il nome di Wang Fuchun è divenuto noto in ambito internazionale e le sue immagini sono state esposte in diverse parti del mondo. Dopo la rivoluzione dei treni ad alta velocità nelle ferrovie cinesi, Wang Fuchun ha deciso di continuare il suo lungo viaggio in treno. 


Se volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica vi rimando alla sezione del blog Fotoartistica.

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martedì 20 giugno 2017

Maschera di contrasto con Photoshop

Il filtro Maschera di Contrasto crea un micro contrasto nell’immagine in grado di dare una maggiore sensazione di nitidezza.


Il filtro di Photoshop maschera di contrasto agisce, nello specifico, alterando solamente le demarcazioni tra le differenze di luminosità nei dettagli. In questo semplice video tuturial del utente youtube Emanuele Birilli viene spiegato, in maniera semplice, come usare questo filtro in Photoshop.


Per guardare la lista dei tutorial per Photoshop già pubblicati nel Blog cliccate qui. Per vedere la guida completa di 50 video tutorial degli esperti Adobe Photoshop cliccate qui.
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mercoledì 14 giugno 2017

Le fotografie provocatorie di Ren Hang

“Le mie immagini non hanno niente a che fare con la politica cinese. È la politica cinese che interferisce con esse. Non è mia intenzione sfidare i limiti, faccio semplicemente ciò che mi viene naturale.”


Noto per le sue immagini provocatorie e poetiche, Ren Hang ha dato voce alla trasformazione della libertà e della morale sessuale nella conservatrice società cinese. Nato il 30 marzo 1987 a Changchun, nella provincia nord-orientale di Jilin, Ren Hang ha studiato Pubblicità e Marketing presso l'Università di Pechino, prima di avvicinarsi per caso alla fotografia.


Annoiato dagli studi, ha comprato per pochi euro su Ebay una fotocamera Minolta 35mm di seconda mano e iniziato a fotografare gli amici. La fotografia da semplice passatempo, si è rivelata, ben presto, una vera e propria passione espressiva che ha portato il giovane fotografo cinese a costruire uno stile espressivo affascinante e originale.


Figlio della generazione dei social networking, Ren hang ha condiviso i suoi scatti sul web, attraverso diversi piattaforme, catturando migliaia di giovani seguaci, che spesso si offrivano come modelli per il suo lavoro.


Le immagini di Ren Hang appaiono sospese tra il classicismo formale e un erotismo crudo. Le nudità corporee ritrattate interagiscono con elementi naturali stravaganti: animali, cibo e oggetti di uso quotidiano. Il risultato visivo che ne scaturisce sembra essere sempre una potente metafora del desiderio.


Nonostante il fotografo cinese abbia sempre escluso un significato politico della sua opera, appare evidente come i corpi ritrattati siano diventati un mezzo per esplorare in maniera surreale i tabù di un paese che censura la pornografia dal 1949. Arrestato più volte per il contenuto esplicito delle sue immagini, all’estero Ren Hang era considerato uno dei più interessanti fotografi cinesi contemporanei.


Nonostante una carriera folgorante che lo aveva portato al riconoscimento nel mondo dell'arte, dell'industria editoriale e della cultura Pop, Ren Hang che soffriva da tempo di depressione, un malattia di cui parlava apertamente attraverso il web, si è suicidato a soli 29 anni. In uno dei suoi ultimi post sul suo profilo di Weibo, la più grande rete sociale cinese, aveva scritto una frase laconica: "Ogni anno ho lo stesso desiderio: morire prima".


Vi consiglio di dare uno sguardo alla pagina web dell'artista  per avere una visione completa della sua opera. Se volete, inoltre, approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica vi rimando alla sezione del blog Fotoartistica.
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lunedì 29 maggio 2017

Immagini sempre più simili e sistemi di scatto che decidono per noi: quale fotografia vogliamo?

"A cosa serve una grande profondità di campo se non c'è un'adeguata profondità di sentimento?"(William Eugene Smith). Nonostante la grande mole d’immagini che vengono scattate e caricate giornalmente online, assistiamo sempre di più ad un fenomeno di omologazione dei contenuti. Siamo di fronte ad un vero e proprio bombardamento di immagini che produce effetti destabilizzanti e al posto di creare interesse verso il confronto, soprattutto per una scarsa educazione all’immagine, finisce per creare un’estetica uniforme.


Quella che possiamo definire come la seconda rivoluzione democratica della fotografia dopo l’avvento delle fotocamere Kodak, ovvero l’avvento degli Smartphone e di applicazioni dedicate allo sharing di immagini, quali ad esempio Instagram, invece di produrre una diversificazione dei punti di vista e delle tematiche affrontate, ha portato ad una ripetizione di topos che vengono scattati e riscattati alla ricerca dell’approvazione social: il LikeLa smania di fotografare ha preso il sopravvento sulla visione. E’ cambiato non solo il modo di usare la fotografia, ma anche quello di vederla. Tutto viene fotografato e condiviso, in fretta. Le persone che si avvicinano alla fotografia sono assillate più dal raggiungere uno scatto simile ad uno già visto e dal ottenere uno scatto “tecnicamente corretto”, peraltro cosa abbastanza facile, che al badare ai due aspetti essenziali di una immagine ovvero la forma e il contenuto
Impariamo a vedere prima di poter parlare. La vista è uno dei sensi che prima si sviluppa, ma anche uno dei più difficili da affinare. Guardare non è solo un atto percettivo, s’intreccia con il vissuto, la storia e la memoria di ogni persona. Affinare la nostra maniera di guardare aiuta a creare immagini diverse dagli altri, perché fotografiamo chi siamo e ognuno di noi è diverso.
La fotografia è un linguaggio profondamente ambiguo. È molto facile creare uno scatto piacevole, a volte questo avviene anche casualmente e si ha ben presto l’illusione di diventare competenti, ma allo stesso tempo è molto difficile creare una visione personale con le nostre immagini. Sempre più spesso noto un interesse morboso unicamente verso i parametri qualitativi delle fotografie. Le case produttrici di macchine e software fotografiche cavalcano questa profonda ambiguità. Così viene sempre data maggior importanza al mezzo che allo sguardo. Vengono create  fotocamere che da sole fanno tutto il lavoro o software che automaticamente decidono al posto nostro. Si è arrivato all’assurdo di creare un sistema d’intelligenza artificiale che praticamente decide tutte le dinamiche dello scatto. Si tratta di Arsenal, un progetto lanciato nel Kickstarter, un apparecchio d’intelligenza artificiale che viene piazzato sopra la nostra fotocamera e decide tutti i parametri dello scatto in base ad altre immagini simili, in modo da creare lo “scatto perfetto” per la scena.
 

Siamo di fronte ad uno strumento che non facilita il lavoro di un fotografo, ma che annulla la stessa peculiarità dello scattare. Il fatto di decidere su alcuni parametri tecnici è una questione creativa al servizio del contenuto che vogliamo dare. Credo che spesso invece di invertire i nostri soldi per comprare un nuovo obiettivo o una nuova fotocamera, dovremmo usarli per nutrirci, per crescere come persone. Un buon libro, un buon film, un viaggio o una esperienza di vita è più importante di qualsiasi strumento e si rifletterà automaticamente in quello che creiamo.
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giovedì 25 maggio 2017

Thingyfy Pinhole Pro: obiettivo stenopeico variabile per fotocamere digitali

Nell'era digitale stiamo assistendo ad un ritrovato interesse verso la fotografia stenopeica. La stenoscopia è un procedimento fotografico che sfrutta il principio della camera oscura per la riproduzione di immagini.


La fotocamera utilizza un foro stenopeico (dal greco stenos opaios, stretto foro), ovvero un piccolo foro capace di proiettare la luce, come fosse un obiettivo, creando un'immagine. Il grande fascino della fotografia stenopeica risiede nell’incontro del minimo della complicazione strumentale con il massimo della magia dei risultati. In un precedente articolo avveravamo visto come costruire una fotocamera stenopeica per la nostra macchina digitale, applicando un tappo con un foro (vedi qui). 
Da poco è stato lanciato un obiettivo che ha sviluppato questo concetto rendendolo più professionale. Si tratta del Thingyfy Pinhole Pro, un obiettivo che possiamo applicare alla nostra fotocamera digitale per renderla stenopeica, che prevede la possibilità di variare l'apertura del foro stenopeico, variandola da 0,1 a 0,8 millimetri di diametro.


 Lanciato su Kickstarter, Thingyfy Pinhole Pro è un obiettivo con una lunghezza focale di 50mm "standard", fatto di lega di alluminio anodizzato. Il diametro del foro pinhole è regolabile ruotando semplicemente il  quadrante. Il prodotto è disponibile con diversi supporti per essere montato su Canon EF, Nikon F, Sony A, Sony E, Fuji X, Micro 4/3 (MFT) e Pentax K.

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lunedì 22 maggio 2017

Algorithmia: colorare immagine in bianco e nero con un'App

La colorazione di un'immagine in bianco e nero con Photoshop richiede enormi abilità e una grande quantità di tempo.  Un’alternativa  è  la app Algorithmia.


Lanciata un anno fa da Richard Zhang e un team dell'Università della California, Algoritmia un'App che colora le immagini automaticamente. L’app nel corso di un‘anno è  stata molto migliorata.  La versione vecchia è completamente automatica e per usarla è sufficiente inserire un link verso un’immagine e attendere che il sistema aggiunga i colori e salvare l'immagine (per utilizzare la vecchia versione clicca qui). 


La nuova versione è più precisa, ma richiede l’aiuto dell’utente. Quando inseriamo l'immagine in bianco e nero, l'applicazione esegue automaticamente la colorazione con la tavolozza dei colori che suggerisce. Dopo di che, possiamo modificarne i colori per migliorare ulteriormente la colorazione. Per vedere come funziona guarda il video sotto.


L'app è disponibile su GitHub per il download.
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mercoledì 17 maggio 2017

Bruce Gilden: maestro della street photography

Amo le persone che ho fotografato. Voglio dire, sono miei amici. Non ho mai conosciuto la maggior parte di loro o non li conosco affatto, ma attraverso le mie immagini vivo con loro”.


Considerato uno dei massimi esponenti viventi della Street Photography, Bruce Gilden è membro della prestigiosa agenzia Magnum Photos dal 1998. Famoso per i suoi metodi poco ortodossi, Gilden fotografa “in faccia” ai suoi soggetti, provocandone volutamente una reazione.

Vita e opera di Bruce Gilden

Nato a Brooklyn, New York, nel 1946, Gilden studia sociologia presso la Penn State University, prima interessarsi alla fotografia. Compra una macchina fotografica Miranda e inizia a frequentare dei corsi notturni presso la School of Visual Arts di New York.


Ben presto trova il suo sistema di lavoro in una Leica M6 con obiettivo 28mm e l’uso di un flash esterno separato dalla camera. Il primo progetto personale a lungo termine di Gilden, dal 1968 fino alla fine degli anni '80, vede protagonista Coney Island, la leggendaria spiaggia di New York. Le forti forme dinamiche delle immagini scattate dal fotografo statunitense nell’arco di vent’anni, riuniscono l’eccentrico e l’ordinario, sotto uno sguardo grottesco. Da questo progetto nasce il libro Coney Island, pubblicato nel 2002.


Nel 1984 Bruce Gilden inizia a lavorare ad Haiti. Attratto dalla singolare miscela di passione e apatia della gente, torna nell’isola durante dieci anni. Il lavoro fotografico, sintesi di crudeltà e fatalismo, resistenza e disperazione, viene pubblicato nel 1996 e vince il prestigioso Premio Europeo per la Fotografia.


Nonostante i numerosi viaggi all'estero, Bruce Gilden torna sempre al suo progetto di vita, le strade di New York City, dove ha iniziato a fotografare nel 1981. Il lavoro a New York diventa, con il tempo, sempre più estremo. Le distanze tra il fotografo e i soggetti si riducono sempre di più. Il fotografo invade lo spazio dei passanti alla ricerca delle reazioni che nascono dal confronto. Da questo lavoro nascono due libri, "Facing New York" del 1992 e "A Beautiful Catastrophe", del 2005.


Molto interessante è il progetto che Bruce Gilden realizza in Giappone. Gilden si concentra sul lato più scuro del Sol Levante. Le immagini di questo progetto, pubblicate nel libro "Go", si dividono in tre categorie: le bande di Yakuza (la mafia giapponese), la vita senza tetto e i Bosozoku (le bande di teppisti motorizzati).


Legato da sempre al bianco e nero, nell’ultimo periodo Gilden si avvicina al digitale a colori. Nascono dei ritratti estremi. La strada non risulta più visibile. Le immagini sono interamente riempite da visi schiacciati da un eccessivo grandangolo. Il risultato è impattante. Gilden sceglie persone che sono state colpite dalla vita stessa (poveri, alcolizzati, senza tetto) e ne ritrae i visi indifesi, spingendo sulla bruttezza e l’eccentricità. Da questo progetto nasce il libro "Face".

Lo stile di Bruce Gilden

Affascinato dalle persone in strada, il lavoro di Bruce Gilden si caratterizza per un uso della composizione non convenzionale, dettato dall’uso del grandangolo e dalla scelta di ricercare spesso angolazione dal basso che rendono i soggetti più grandi. Maestro assoluto nel cogliere l'energia della città, Gilden sfida i suoi soggetti. L’uso di un flash esterno aiuta a far emergere i personaggi, donando un’incredibile profondità alle immagini.


Il suo stile provoca sentimenti contrastanti e si potrebbe discutere su quanto queste immagini siano eticamente corrette. Tuttavia il risultato è spettacolare e lo stile del fotografo statunitense risulta molto imitato dalle giovani generazioni di street photography. Vi invito a guardare il video in basso per vedere la metodologia di lavoro del fotografo americano.



Premiato nel 2013 con la Guggenheim Fellowship, il lavoro del fotografo americano è stato esposto in tutto il mondo e fa parte di molte collezioni permanenti, tra le tante quelle del MOMA, del Victoria & Albert Museum di Londra e del Museo Metropolitano di Tokyo.


Vi consiglio di dare uno sguardo alla pagina web dell'artista  per avere una visione completa della sua opera. 



Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.
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giovedì 11 maggio 2017

Phase one IQ3 Achromatic, 100 Megapixel in bianco e nero

Phase One ha presentato il primo dorso digitale per medio formato in bianco e nero. Si tratta del IQ3 100mp Achromatic, che vanta una risoluzione di 100 megapixel.
IQ3 100mp Achromatic è la versione in bianco e nero del precedente supporto a colori IQ3 100mp. Il nuovo sensore non include il classico filtro Bayer, pertanto ogni pixel non registra informazioni di colore, ma cattura unicamente il massimo livello di dettaglio, sfumature e luminosità, offrendo un ventaglio di nuove opportunità per esplorare il fascino senza fine della fotografia in bianco e nero. IQ3 100MP è il dispositivo di acquisizione più sensibile alla luce oggi disponibile nel mercato. L'enorme gamma dinamica a disposizione si unisce ad una sensibilità alla luce che promette grandi prestazioni in sensibilità ISO fino a 51.200


Compatibile con il sistema IQ3 delle telecamere XF e su una vasta gamma di fotocamere medio formato, il nuovo dorso è un prodotto di nicchia per la fotografia professionale di altissimo livello. Il prezzo di lancio, non proprio accessibile, di $ 50.000, rende tuttavia difficile pensare che l'acquirente non opti, in ogni caso, per il sistema a colori del sensore IQ3 100mp.

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lunedì 8 maggio 2017

La vignetta fotografica: Cheese e Foto

Continua la sezione del Blog dedicata al divertimento! Grazie ai contributi del vignettista Carlo Urzì che analizza tematiche relazionate alla fotografia attraverso l'occhio della satira. 

La vignetta fotografica: Cheese e foto


Se volete vedere le altre vignette realizzata da Carlo Urzì, cliccate sui link sottostanti:
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martedì 2 maggio 2017

Erich Salomon: maestri della fotografia

Erich Salomon nasce a Berlino nel 1886, da una famiglia di origine ebraica. Tutta la sua attività di fotografo si concentra in soli 5 intensi anni, dal 1928 al 1933. Inizialmente Salomon studia giurisprudenza. Chiamato alle armi nel 1914, durante il conflitto rimane prigioniero dell’esercito francese fino alla conclusione dello stesso. 


La famiglia di Salomon analogamente a molte altre famiglie della classe media, era andata in rovina a causa della guerra. La situazione economica del dopoguerra non era favorevole per intraprendere la carriera di avvocato, pertanto Salomon si vede costretto ad arrangiarsi con differenti lavori. Dopo un po’ di tempo trova un lavoro nel settore pubblicitario della casa Ullstein. Uno dei compiti principali di Solomon consiste nel controllare che siano rispettati i contratti conclusi con i cittadini, che affittavano i muri delle loro case, affinché si attaccassero i manifesti pubblicitari. 


Salomon prende parte a numerosi contenziosi e utilizza spesso la fotografia come prova testimoniale per i tribunali. Ben presto si rende conto come il mondo fotografico possa essere redditizio, compra una camera e si mette in proprio. Nel 1928 le sue prime immagini, relative a un processo di omicidio, appaiono sul Berliner Illustrierte


Erich Salomon diventa ben presto famoso pubblicando servizi fotografici su personaggi della politica e della cultura, ritratti spesso a loro insaputa, nel corso di riunioni e incontri preclusi alla stampa. L’ambizione del lavoro fotografico di Salomon è fare del mezzo fotografico uno strumento di comprensione del mondo. Le sue immagini si caratterizzano per la loro semplicità. Pioniere del fotogiornalismo moderno, il fotografo abbandona il rigore formale e il parametro della nitidezza, a scapito d’immagini che comunicano l’emozione del momento


Salomon si serve inizialmente di una camera Ermanox con lastre di vetro, una fotocamera dotata di una lente F/2 molto luminosa per l’epoca, che gli consente di fare a meno dell’uso dei flash in interni. Il limite di questa fotocamera era una profondità di campo limitata, per cui era necessario ovviare con una stretta vicinanza al soggetto ritrattato. Dopo l’Ermanox, Salomon passa alla Leica che usava una pellicola 35 mm.

Il lavoro fotografico di Erich Salomon non si limita a riprendere uomini di stato e famosi durante gli atti di rappresentanza, ma ne investiga i momenti più intimi, quei "momenti di disattenzione", dove regna la stanchezza, la rabbia o la sorpresa. Se prima le figure pubbliche erano ritrattate con immagini dal copione rigido, che evidenziavano la forza e il potere della loro responsabilità politica, Salomon contribuisce a restituirci dei ritratti “umani” delle personalità dei suoi tempi.


Se in un primo tempo le incursioni nascoste di Salomon (definito il “re degli indiscreti” e “il primo paparazzo della storia”) erano viste come un pericolo dai potenti, ben presto gli stessi capirono come i mezzi di comunicazione di massa potessero determinare i movimenti di opinione della massa. La voce fotografica di Erich Salomon viene messa a tacere dal regime nazista. Costretto a fuggire dalla Germania per rifugiarsi in Olanda, Salomon viene catturato e deportato nel campo di concentramento di Aushwitz, dove muore con la famiglia nel 1944.


Se volete vedere il lavoro di altri maestri della fotografia vi rimando alla sezione Maestri della fotografia. Se, invece, volete approfondire le nuove correnti fotografiche e i nuovi autori della fotografia artistica, vi rimando alla sezione Fotografia Artistica.

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