mercoledì 28 gennaio 2015

Kelli Connell: "Double Life"

Utilizzo la fotografia non come un mezzo per mostrare la verità, ma come strumento per mettere in discussione i nostri pensieri e le relazioni che abbiamo con gli altri”.
Di fronte alle immagini di Kelli Connell ci troviamo spiazzati. A un primo sguardo, la sua serie “Double Life” sembra documentare l'evolversi della relazione amorosa tra due donne. Tuttavia guardando per più tempo le fotografie, ci troviamo di fronte al disagio che i due soggetti ritratti siano identici
In realtà le immagini, che riprendono e ricreano atteggiamenti e momenti della vita intima di una coppia, sono frutto di un’abile costruzione scenica, dove una stessa modella interpreta due ruoli. Kelli Connell ritrae un essere che non appare definito, ma piuttosto una rappresentazione delle mutevoli identità dello stesso

Nata a Oklahoma City nel 1974, Kelli Connell Ha studiato Belle Arti presso l'Università del North Texas. Giocando con i concetti d’identità e scambio di ruolo e di realtà, la fotografa americana costruisce diverse ambientazioni sceniche che si caratterizzano per una profonda intimità. Più immagini vengono scattate in pellicola, con una macchina medio formato (Pentax 6x7), per essere successivamente scannerizzate e manipolate al computer. Modella delle fotografie del progetto e’ Kiba Jacobson, una fotografa conosciuta da Kelli durante gli anni universitari e diventata ormai una sorta di alter ego visivo dell’artista.
Guardando le numerose immagini della serie “Double Life” rimaniamo colpiti dalla precisa e credibile messa in scena delle stesse. Kelli Connell ricostruisce, sapientemente, molti dei conflitti che ogni persona attraversa nelle varie fasi della vita. Lo spettatore, pertanto, sembra essere proiettato nel percorso che la donna (alter ego) sperimenta, attraverso una reale partecipazione emotiva.
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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lunedì 19 gennaio 2015

Nobuyoshi Araki: maestro della fotografia

“Le donne mi interessano perché sono misteriose e perfide. A volte sono madonne, a volte sono prostitute. Con i loro aspetti complessi non mi annoiano mai”…”Non me ne frega niente di preservare. Per me può scomparire tutto. Anche i libri devono essere vissuti, consumati, maneggiati. Un po’ come le polaroid che piano piano si modificano nei colori, fino a svanire”.
Nobuyoshi Araki è uno dei maestri della fotografia contemporanea. Nato a Tokyo il 25 maggio 1940, dopo aver studiato fotografia e cinema presso la Chiba University, si trasferisce, per lavorare in un’agenzia pubblicitaria, a Dentsu. Qui conosce la sua futura sposa Yoko
Dopo il matrimonio, Araki pubblica una raccolta di fotografie (Sentimental journey, 1971), scattate alla moglie durante il loro viaggio di nozze. Yoko muore nel 1990 di cancro alle ovaie. Le foto dei suoi ultimi giorni vengono pubblicate dall’artista giapponese in un libro intimista dal titolo Winter journey
Noto per i suoi reportage sull'industria del sesso giapponese, Araki focalizza la sua attenzione dapprima su Kabukichō, storica zona a luci rosse di Shinjuku (le relative foto, vengono raccolte in Tokyo lucky hole), per poi catturare tramite il suo obiettivo tutto ciò che rappresenta la caducità dell’essere e la sua trasformazione nel tempo.
Le sue immagini ritraggono fiori sensuali, donne in kimono, strade affollate e caotiche, vicoli stretti e silenziosi, cieli solcati da nubi o da tramonti struggenti. Attraverso i suoi scatti le varie forme di manifestazione del desiderio sfociano in un’esplorazione della morte. Eros e thanatos si sfiorano e si mescolano
In costante equilibrio tra tradizione e innovazione, in un teatro dove si incontrano e si scontrano passato e presente, le sue ragazze posano disinibite. Immagini di giovani donne legate con delle corde in stile Kinbaku, appese ai soffitti, distese sui tatami, o ritratte in camere d’albergo. La donna e Tokyo divengono assolute protagoniste di un racconto in polaroid. Bianchi e neri e pellicole ritoccate a mano che esplorano i confini tra il sacro e il profano e la realtà e la finzione.

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lunedì 12 gennaio 2015

Guida completa Photoshop: 50 video tutorial gratuiti

Questa collezione di video tutorial  rappresenta una delle migliori referenze disponibili su Photoshop. Una raccolta di 50 video tutorial per risolvere i dubbi che gli utenti spesso si pongono e spiegare in profondità che cosa dobbiamo fare per ottenere il massimo da Photoshop.
Anche se i  video non sono disponibili con i sottotitoli in italiano, le persone che non parlano inglese possono seguirli senza troppi problemi grazie alla semplicità' delle immagini che ci guidano passo a passo.  Di seguito i vari link cliccabili.


  • 1. Messa a fuoco selettiva
  • 2. Selezione precisa di un ritratto con capelli 
  • 3. Aggiungere bordi alle immagini 
  • 4. Correzione della luce ed eliminazione degli oggetti indesiderati 
  • 5. Creazione immagini panoramiche 
  • 6. Migliorare le fotografie del iPhone
  • 7. Ottenere una buona immagine di gruppo, partendo da due fotografie 
  • 8. Tagliare e indirizzare le immagini 
  • 9. Creare esposizioni di aspetto naturale 
  • 10. Convertire in bianco e nero  
  • 11. Eliminare gli occhi rossi e sbiancare i denti 
  • 12. Creare GIF animate 
  • 13. Ottimizzare il funzionamento di  Photoshop
  • 14. Eliminare le informazioni sensibili delle immagini 
  • 15. Nascondere le informazioni importanti 
  • 16. Manipolare le immagini in prospettiva 
  • 17. Eliminare oggetti dalle immagini  (metodo avanzato)
  • 18. Aggiungere o eliminare riflessi
  • 19. Introduzione alle tecniche non distruttive e smart filters objects  
  • 20. Manipolazione selettiva del colore 
  • 21. Trasformare la testa di un cane 
  • 22. Aggiustare gli occhi e creare un text bubble 
  • 23. Aggiungere persone alle nostre immagini 
  • 24. Come aggiungere un nuovo cielo alla nostra immagine 
  • 25. Primi passi con le immagini HDR
  • 26. Come ridimensionare le nostre fotografie
  • 27. Metodo di ritocco selettivo 
  • 28. Creazione di maschere per gli effetti speciali nei video 
  • 29. Cambiare l'orientamento di un immagine 
  • 30. Alterare le immagini  
  • 31. Video alla portata di tutti 
  • 32. Come utilizzare i presets nelle immagini e nei video 
  • 33. Adattare le immagini ad una forma 
  • 34. Nitidezza 
  • 35. Come utilizzare le curve
  • 36. Plug-ins
  • 37. Aggiungere texture alle fotografie  
  • 38. Riduzione del rumore 
  • 39. Ottenere una fotografia partendo da un video 
  • 40. Correzione delle aberrazioni ottiche  
  • 41. Selezione, composizione e maschere 
  • 42. Come utilizzare  Adobe Bridge
  • 43. Formati delle immagini. quando utilizzare uno o un'altro 
  • 44. Combinare varie immagini con diverse profondita' di campo 
  • 45. Come utilizzare i profili DNG 
  • 46. Creare effetto vignetta  
  • 47. Trasformare  una fotografia in un dipinto 
  • 48. Come utilizzare i filtri di Photoshop 
  • 49. Sistemare l'illuminazione in post-produzione  
  • 50. Hits JDI
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    lunedì 5 gennaio 2015

    La fotografia di Richard Mosse


    «La forza che contraddistingue l’arte risiede nella sua capacità di rendere visibili e formulabili cose che si negano alle possibilità del linguaggio»
    Per decenni la guerra moderna si è servita dell’obiettivo dei fotografi. Siamo stati portati a credere che un fotografo possa catturare l’autentica verità di un momento storico senza manipolarlo. L’approccio di Mosse si fonda sul convincimento dell’impossibilità di una documentazione asettica. 
    Attraverso una narrazione spettacolare e sconcertante, il fotografo irlandese, premio di fotografia Deutsche Börse nel 2014, ci guida tra la rappresentazione e l’inspiegabilità, giocando costantemente con il naturale e l’artificiale, il visibile e l’invisibile. Nato a Kilkenny (Irlanda) nel 1980, dopo essersi laureato in letteratura inglese presso il King College di Londra nel 2001, Mosse ha studiato belle arti alla Goldsmiths, University of London nel 2005 e conseguito un MFA presso la Yale School of Art nel 2008. 
    La costruzione scenica e la bellezza delle immagini di Richard Mosse diventano degli strumenti per amplificare la potenza comunicativa.  Le tragedie che fanno da sfondo ai suoi scatti non sono affrontate direttamente, ma di riflesso, attraverso argute metafore concettuali. 
    In "Airside", Mosse studia la tragedia dei disastri aerei, fotografando la simulazione degli stessi.  Attraverso la trasposizione dei velivoli fittizi usati per preparare le squadre di emergenza, monumenti costruiti per rendere concreta la paura e ritualizzarne le reazioni, il fotografo irlandese costruisce scene che giocano sulla dicotomia tra realismo e finzione, per soffermarsi sul lato spettacolare e voyeuristico del disastro. 
    Nella serie "Breach", il conflitto in Iraq viene raccontato mediante le immagini dei palazzi imperiali di Saddam Hussein convertiti in alloggi temporanei per l'esercito statunitense. Le fotografie ritraggono i soldati in atteggiamenti di riposo. 
    Non vi è alcuna traccia di azioni di guerra. Mosse si sofferma sull’attesa. Una quiete che non annuncia un attacco, un genere di attesa cui non siamo abituati ad associare alla guerra. Tra l’architettura dei palazzi imperiali si fanno largo manubri per fare pesi, bandiere, pareti divisorie, canestri e poster di donne in bikini.  
    Nella serie "Nomads", Mosse si concentra sulle auto distrutte lasciate abbandonate sul campo di battaglia, cadaveri scultorei avvolti nelle tempeste di polvere del deserto che evocano l’assenza delle vittime umane. 
    Nella serie fotografica "The Enclave", Richard Mosse si sposta nel territorio di guerra tra il governo centrale della Repubblica Democratica del Congo e una serie di milizie locali. Conscio dei limitati poteri di rappresentazione nello spiegare il conflitto, Richard Mosse fa spolvero di una voce viscerale che sublima l’incubo in favola e l’orrore in bellezza. Per scavare la coltre che nasconde agli occhi, utilizza una pellicola sensibile agli infrarossi, la Kodak Aerochrome. Destinata originariamente dall’esercito per identificare bersagli mimetizzati, la pellicola infrared registra uno spettro di luce infrarossa invisibile all'occhio umano, rendendo il paesaggio verde e le uniformi dei soldati in tonalità lavanda e rosa caldo. 
    Fotografie che non possono essere viste con freddo distacco, le immagini di Mosse ci avvolgono attraverso i colori e la bellezza, rimanendo impresse nella memoria di chi le guarda. L’estetica diventa il mezzo per recuperare l’etica, per fare parlare di una tragedia invisibile e dimenticata.
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