lunedì 19 gennaio 2015

Nobuyoshi Araki: maestro della fotografia

“Le donne mi interessano perché sono misteriose e perfide. A volte sono madonne, a volte sono prostitute. Con i loro aspetti complessi non mi annoiano mai”…”Non me ne frega niente di preservare. Per me può scomparire tutto. Anche i libri devono essere vissuti, consumati, maneggiati. Un po’ come le polaroid che piano piano si modificano nei colori, fino a svanire”.
Nobuyoshi Araki è uno dei maestri della fotografia contemporanea. Nato a Tokyo il 25 maggio 1940, dopo aver studiato fotografia e cinema presso la Chiba University, si trasferisce, per lavorare in un’agenzia pubblicitaria, a Dentsu. Qui conosce la sua futura sposa Yoko
Dopo il matrimonio, Araki pubblica una raccolta di fotografie (Sentimental journey, 1971), scattate alla moglie durante il loro viaggio di nozze. Yoko muore nel 1990 di cancro alle ovaie. Le foto dei suoi ultimi giorni vengono pubblicate dall’artista giapponese in un libro intimista dal titolo Winter journey
Noto per i suoi reportage sull'industria del sesso giapponese, Araki focalizza la sua attenzione dapprima su Kabukichō, storica zona a luci rosse di Shinjuku (le relative foto, vengono raccolte in Tokyo lucky hole), per poi catturare tramite il suo obiettivo tutto ciò che rappresenta la caducità dell’essere e la sua trasformazione nel tempo.
Le sue immagini ritraggono fiori sensuali, donne in kimono, strade affollate e caotiche, vicoli stretti e silenziosi, cieli solcati da nubi o da tramonti struggenti. Attraverso i suoi scatti le varie forme di manifestazione del desiderio sfociano in un’esplorazione della morte. Eros e thanatos si sfiorano e si mescolano
In costante equilibrio tra tradizione e innovazione, in un teatro dove si incontrano e si scontrano passato e presente, le sue ragazze posano disinibite. Immagini di giovani donne legate con delle corde in stile Kinbaku, appese ai soffitti, distese sui tatami, o ritratte in camere d’albergo. La donna e Tokyo divengono assolute protagoniste di un racconto in polaroid. Bianchi e neri e pellicole ritoccate a mano che esplorano i confini tra il sacro e il profano e la realtà e la finzione.

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