mercoledì 19 novembre 2014

Manuel Vilariño: morte, poesia e fotografia.

"La mia fotografia non esisterebbe senza la poesia. La fotografía e la poesia sono strettamente vincolate"...."Del paesaggio mi interessa la domanda circa la scomparsa. I miei paesaggi non sono in nessun luogo. Ascolto silenzioso e cerco di osservarli con gli occhi dell'animale. Senza retorica o protagonismo, ho intenzione solamente di guardarli in faccia".
Fotografia, poesia e morte sono i fili conduttori del lavoro di Manuel Vilariño. Nato a La Coruña il 22 Maggio del 1952, Manuel studia biologia all'Università di Santiago di Compostela, per poi dedicarsi con passione a fotografia e poesia. 
Le opere di Manuel Vilariño sono state costantemente esposte in importanti gallerie e musei e fanno parte di collezioni come il Museo Reina Sofia di Madrid, il Museo delle Belle Arti di Boston, Fine Arts Museum di Houston, il Museo Extremeño e Iberoamericano de Arte Contemporáneo (MEIAC) di Badajoz, l'ARTIUM di Vitoria e la Collezione Coca-Cola.
Nel 2007 il suo lavoro  ha rappresentato la Spagna alla 52° Biennaledi Venezia. Nello stesso anno il fotografo gallego è stato insignito del prestigioso Premio Nazionale per la Fotografia.

La  fotografia di Manuel Vilariño si basa su simboli. La sua opera riflette sulla vita, con lo stesso mistero della poesia,  rivelando qualcosa per nascondere altro. Nell'opera di Manuel Vilariño convivono immagini in bianco e nero e a colori, nature morte e paesaggi
Ritratti di animali imbalsamati in bianco e nero con il loro aspetto cieco e imperscrutabile; ibridi cadaveri composti con oggetti ritrovati, volti per lo studio dell'anatomia, radici e rane secche; candele che bruciano accanto a melograni e  mele cotogne e illuminano la strada nel buio interiore che ci divora; ombre giganti di animali che appaiono persi nel vuoto che li circonda; tombe funerarie colorate di animali morti ritrovati e paesaggi tenebrosi ci guidano attraverso un mondo di solitudine, riflessione e silenzio imperniato di una cupa bellezza poetica. 
Vilariño è abile nel fondere la morte che pervade i suoi lavori, con metafore e simboli che richiamano spesso la bellezza austera e classica. Nature morte che uniscono il mondo orientale con il barocco spagnolo, credenze religiose e profane, morte e vita, esprimendo costantemente l'inquietudine che il passare del tempo provoca negli esseri umani. 
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mercoledì 5 novembre 2014

La fotografia di Ricarda Roggan

C'è sempre un senso di isolamento e abbandono che pervade le nature morte di Ricarda Roggan. Ricarda è uno dei fotografi più importanti della giovane generazione di artisti tedeschi. 
Nata nel 1972 a Dresda,  dopo aver studiato alla Hochschule für Grafik und Buchkunst di Lipsia e al RoyalCollege of Art di Londra, si è trasferita a Lipsia. Le fotografie di Ricarda Roggan sono prive di esseri umani, anche se ne richiamano sempre la presenza, e trascendendo direttamente il documentario, indagando le connessioni tra memoria e costruzioni spaziali. Stanze abbandonate, spazi sottotetto, vecchi videogiochi e  automobili demolite diventano sculture commemorative di ciò che è stato
Roggan fotografa con una macchina fotografica di grande formato analogica. Nonostante la  perfetta precisione tecnica le sue immagini restano ermetiche e impenetrabili. La fotografa tedesca costruisce realtà inquietanti attraverso una composizione e preparazione meticolosa degli scenari. "Schacht" (2006) è una serie di nove fotografie di camere di ventilazione di un impianto di filatura del cotone in disuso nella Germania orientale. Ricarda Roggan enfatizza il senso di assenza  di questi spazi, modificando la scena, coprendo i  pavimenti di cemento e sigillando porte e finestre con cartongesso bianco. Le stanze diventano prigioni claustrofobiche. 
"Bäume" (2008) è una serie di sei stampe senza cornice di fogliame fitto di un bosco, ripreso dall'alto.  Immagini che rendono poetici e umani  i grovigli dei rami cadenti.
"Garage"(2008) mostra  l' immagine frontale di auto distrutte, illuminate dalla lue dura di un flash. Le vetture abbandonate come vittime, trasmettono emozioni che rievocano l'atmosfera inquietante della morte, dei traumi e dell'impossibilità di sapere ciò che è accaduto.  
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