lunedì 27 ottobre 2014

La fotografia di Masahisa Fukase

"Faccio foto sperando di poter fermare tutto. In questo senso, il mio lavoro può essere considerato una sorta di vendetta al dramma di vivere il presente".

Masahisa Fukase nasce il 25 febbraio 1934 a Bifuka, Hokkaido da una famiglia che gestiva un studio fotografico di successo nella piccola città.  Si trasferisce a Tokyo dal 1950. Nel 1961 pubblica "Kill the Pigs", una serie costituita da fotografie effettuate nel corso di ripetute visite al macello Shibaura di Tokyo.
 Dopo aver lavorato per diverse riviste come Camera Mainichi, Asahi Camera, Asahi Journal e Mashida, pubblica il suo primo photobook, "Yugi", nel 1971. Il libro viene positivamente accolto dalla critica d'arte di Tokyo e  il suo lavoro inizia a vendere.  Nel 1974, Fukase viene esposto in una mostra sulla nuova arte giapponese al MoMA. 
Il più noto lavoro di Masahisa Fukase, "Karasu  (The Solitude of Ravens)", è un gioiello doloroso, oscuro e cupo.  Il libro nasce sotto la spinta emotiva della perdita dell'amore.  Fukase, dopo essere stato lasciato dalla moglie,  sconsolato e triste, si dirige in treno verso la sua città natale. Guardando fuori dal finestrino del treno,  sente una strana ossessione per gli stormi di corvi raccolti intorno alle varie stazioni ferroviarie.  Decide di scendere. Da li inizia una raccolta fotografica che durerà dal 1976 al 1982 (anno della pubblicazione del libro). 
Un libro sorprendentemente impattante pieno di oscure figure. L'approccio di Fukase sottolinea il potere arcano degli uccelli. Il corvo  richiama nella mitologica giapponese il tengu, una creatura soprannaturale imprevedibile e potenzialmente pericolosa. 
Le fotografie ritraggono corvi  e uomini che sembrano anch'essi corvi, silhouette scure e ombre introspettive e intensamente emotive che danzano un ballo disperato. Ogni immagine sembra essere un manifesto della perdita e della disperazione. 
Fotografie sotto esposte, dalla granulosità intensa, caratterizzate dall'uso drammatico della sfocatura. Ogni singola immagine sembra  sorprendentemente simile alle altre e nello stesso tempo completamente distinta. 
L'approccio fortemente metaforico e di auto-rappresentazione di "Karasu" trae origine dalla prima serie Mainichi di Fukase "A Play" dei primi anni 1970, ma  in "Karasu", il fotografo giapponese, spinge i temi centrali di isolamento, solitudine e nostalgia a nuovi livelli di profondità ed astrazione
Nel 2010, un gruppo di cinque esperti convocati dal British Journal of Photography ha nominato "Karasu (The Solitude of Ravens)"come il miglior libro fotografico pubblicato tra il 1986 e il 2009. 
Nel 1992 Masahisa Fukase subisce considerevoli traumi cerebrali in seguito a una caduta giù per le scale del suo bar preferito nella zona di Shinjuku. Entra per parecchio tempo in coma e perde molte delle funzioni vitali. Muore il 9 giugno 2012 . Fino ad oggi nessuna mostra retrospettiva è stata organizzata per commemorare il suo contributo alla fotografia. 
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mercoledì 8 ottobre 2014

Le fotografie di Rinko Kawauchi

"Anche se le nostre strade non s’incrociano mai, noi che esistiamo ora sulla stessa terra certamente condividiamo qualcosa, un tempo condiviso e uno spazio condiviso” ...."Nelle mie foto non c'è mai un evento, racconto il quotidiano. Per questo sento una sorta di affinità fisiologica con il 6x6: il formato quadrato consente di circoscrivere dei microcosmi che hanno il loro significato compiuto, la loro perfezione interna"...."Raramente posso dire di lavorare con un tema predefinito: fare fotografie è come fare shopping e poi riordinare tutto nei cassetti. Come cucinare, sperimentando nuove combinazioni di ingredienti. Spesso, fotografo cose che apparentemente non hanno niente a che vedere tra loro. Il processo di consapevolezza comincia in camera oscura: capisco che cosa ho cercato di cogliere e come accostare le immagini per fare emergere i significati".
La fotografia di Rinko Kawauchi è senza spazio e senza tempo. Le immagini della fotografa giapponese vanno alla ricerca dell'essenza poetica nella semplicità quotidiana.   Nel  fotografare la vita di tutti i giorni, Rinko ci introduce in un mondo fantastico, di quiete e contemplazione, dove le sensazioni, gli oggetti e i dettagli sembrano venire recuperati dagli angoli nascosti della memoria. 
Ora una piccola ferita o una goccia che scivola sulla pelle, istanti magici e lirici, semplici, ma allo stesso tempo evocativi. Nata a Shiga (Giappone),nel 1972, Rinko Kawauchi ha studiato graphic design e fotografia al Seian Junior College of Art and Design. 
E’ entrata, di prepotenza, nella scena fotografica nel 2001, pubblicando contemporaneamente tre album fotografici: "Utatane" (Pisolino), "Hanabi" (Fuochi d’artificio) e "Hanako" (Fiore di bambina). Dopo "Illuminance", ha pubblicato "Light and Shadow". 
Ha vinto il 27º Ihei Kimura Photography Award (2002) e l’ International Center of Photography Infinity Award in Art (2009), ed è stata finalista al 2012 Deutsche Borse Prize. Le mostre personali includono: Fondation Cartier( Paris), Photographers Galler (London), Galleria Carla Sozzani (Milano),  Hasselblad Center (Göteborg) e Museum of Modern Art (São Paulo).
Rinko Kawauchi dona luce alla  normalità dei sentimenti. Immagini scarne, ma ricche di sfumature  e  colori suavi. La fotocamera  6x6 della fotografa giapponese trasforma la ripetitività dell'ordinario in  straordinario, soffermandosi con liricità sulla fragilità e  la transitorietà delle cose. Riflessi, abbagli, striature, diventano chiavi di un lavoro che fa dell'associazione visiva il suo forte. Le singole immagini trovano forza nella connessione con le altre.
 Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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