giovedì 24 ottobre 2013

Le sculture fotografiche di Aimée Beaubien

"Essenzialmente il ritaglio inizia quando alzo la mia macchina fotografica per registrare. Qualcosa viene inevitabilmente lasciato fuori dalla cornice. Quando visualizzo un'immagine il mio occhio sceglie un percorso attraverso quel piano bidimensionale. Faccio immagini di cose e poi taglio fisicamente le stesse con forbici e coltelli, creando un collage provocatorio a metà strada tra distruzione e costruzione".

Aimée Beaubien  è un'artista che usa la fotografia per esplorare l'immagine in modo originale. Aimée ritaglia immagini, le unisce tra di loro e ne  fotografa il risultato. 
Le sue  interpretazioni scultore creano catene complesse che  si sovrappongono e si intersecano, rovesciando la struttura e il messaggio iniziale, al fine di crearne uno nuovo. I frammenti generati, uniti in una nuova matrice, si muovono tra il riconoscimento e l'astrazione
La fisicità di queste opere stratificate dà vita a percorsi esplorativi avvincenti. Aimée  è, anche, una professoressa associata della School of Art Institute diChicago, dove ha conseguito il  MFA nel 1993 e il BFA nel 1989. 
Il suo lavoro fotografico basato sul collage è stato esposto negli Stati Uniti, Spagna, Germania e in  Italia. Le sue immagini rappresentano modelli idiosincratici, metafore ondulatore delle emozioni. Ii ritmi e i modelli costruiti suggeriscono una logica interna e un ordine misterioso da definire.
 Come fossero dei codici creati per nascondere , le immagini di Aimée Beaubien rompono la illusione della superficie, guidandoci nei meandri misteriosi della mente umana. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per una visione completa della sua opera.
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mercoledì 16 ottobre 2013

Christophe Jacrot: Street Photography sotto la pioggia

"Mi piace il romanticismo della pioggia e della neve che cade. Sono attratto dall'universo visivo nascosto dietro di esso".  
La fotografia di Christophe Jacrot si serve delle condizioni climatiche più disparate per raccontare  un universo urbano nascosto. Un universo visivo poco utilizzato, ma dal grande potere evocativo, si nasconde a chi è occupato a cercare riparo.
 La città si trasforma. Cadono le tenebre e tra i  riflessi delle strade fradice o  tra  le pozzanghere increspate dalla pioggia gli uomini si aggirano come fantasmi mossi dagli azzardi meteorologici.  
Un approccio alla Street Photography che se da una parte fa riferimento alle correnti umanistiche, dall'altro si avvicina alle pittorialiste, costruendo dimensioni vagamente pittoriche, quasi oniriche. 
Christophe Jacrot, che vive e lavora a Parigi, ha iniziato nel mondo del cinema prima di passare alla fotografia. Le sue immagini distorte dalla pioggia illuminano un mondo capovolto, che sembra una realtà speculare
Di grande impatto le immagini scattate durante l'uragano Sandy a New York. Jacrot si trova nella Grande Mela quando l'uragano priva della luce interi quartieri. Immagini dalla bellezza spettrale  rivelano la fragilità della metropoli americana in balia della tempesta. L'impotenza di fronte alla forza della natura. 
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito del fotografo per una visione completa della sua opera.
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martedì 8 ottobre 2013

La transizione post comunista secondo Tamas Dezso

Tamas Dezso è un  fotografo documentarista ungherese che lavora su progetti a lungo termine incentrati sulla marginalità sociale dell'Europa dell'Est.
Le sue fotografie pubblicate tra gli altri sul "The NewYork Times", "National Geographic", "GEO" e "Le Monde Magazine" mostrano un talento fuori dal comune. Nato a Budapest nel 1978, Tamas  studia  per diventare un ingegnere,  ma catturato presto dal fascino della fotografia inizia a lavorare in quotidiani e riviste come reporter. 
Con"Here, Anywhere", il fotografo ungherese esplora l'atmosfera del suo paese dopo la transizione post-comunista. Il clima  di euforia, speranze e promesse con l''introduzione della democrazia nel 1990, viene sostituito dalla delusione diffusa e dalla frustrazione aggravata dalle attuali gravi difficoltà economiche.  
"Notes for an Epilogue" è un racconto tragico sulla perdita dell'identità di un popolo, un'analisi cruda sulla disgregazione delle tradizioni e del patrimonio fisico della Romania. Iniziata nel 2011, la serie presenta i paesaggi pastorali delle regioni isolate all'interno del paese. Le immagini di Dezsö presentano momenti silenziosi che alludono poeticamente a una triste realtà. Una realtà malinconica, che vive a metà strada tra il ricordo e quello che verrà e sembra appesa in un tempo dove tutto è immobile.
Il libro, che vanterà la collaborazione dello scrittrice Eszter Szablyar, uscirà il prossimo anno. Nell'attesa non ci resta che contemplare la bellezza delle foto.   
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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