mercoledì 23 gennaio 2013

La visione personale nel linguaggio fotografico

C'è ancora spazio per la libertà dell'uomo in un mondo in cui l'immagine si fa sempre più simbolo vuoto, in cui la tecnologia e le macchine si impossessano sempre di più del quotidiano e i pensieri e i desideri sembrano robotizzarsi? Ogni fotogramma rappresenta un istante rubato, sottratto alla totalità e alla continuità del flusso, a cui decidiamo donare una nuova vita. Lo scatto dell’otturatore è una "catastrofe" che spesso consumiamo senza la necessaria "sofferenza". La fotografia, infatti, consiste in una ricerca costante per dare rappresentabilità alle nostre emozioni. Mano a mano che scopriamo il mondo esteriore, scaviamo di più nel nostro interiore.
Foto di  William Eggleston
Se è vero che l'immagine fotografica è legata al proprio referente tanto che, per esistere, non può farne a meno, allo stesso tempo fotografare è un atto che prevede molte scelte, nessuna delle quali risulta innocente. La fotografia non si limita a copiare e a riprodurre il referente reale, ma in qualche modo lo ripresenta e, registrandone un' essenza visiva soggettiva, lo ripropone allo spettatore secondo una nuova significante. Molti, tuttavia, ritengono che la macchina fotografica imponga pesanti costrizioni della creatività umana. La prova contraria a questa tesi è data dal fatto che innumerevoli fotografie scattate nelle medesime condizioni ottiche non daranno mai risultati identici.
Foto di William Eggleston
Negli ultimi anni stiamo assistendo, grazie al fenomeno della democratizzazione degli strumenti fotografici, a un costante ampliarsi di interesse di fronte alla fotografia. Tuttavia, si sta diffondendo una banalizzazione del valore stesso dell'immagine. Benché la macchina fotografica si fondi su principi scientifici e tecnici molto complessi, può essere utilizzata da qualsiasi persona in modo abbastanza semplice. Altrettanto facile è acquisire competenze tecniche fotografiche. Risulta, tuttavia, molto difficile esprimere ed apportare una visione personale al linguaggio. Scorrono così centinaia, migliaia di immagini sempre più uguali tra loro, dove la cifra stilistica diventa sempre più anonima. Questo costante bombardamento, al quali siamo sottoposti, produce effetti destabilizzanti e, al posto di creare confronto, provoca incertezza, aumentando il senso di incapacità di giudicare qualsiasi cosa non sia mera espressione della novità tecnologica. Di fronte a questa tendenza all'omologazione, al trionfo del mezzo sulla persona, bisognerebbe avere il coraggio di riscoprire l'importanza del comunicare con immagini. Espandere l’immaginario, cercando dentro noi stessi risposte che manuali di tecnica o tutorial di Photoshop non possono darci.

2 commenti:

Giovanni F. ha detto...

Sto leggendo anch'io Susan Sontag proprio in questi giorni, è incredibile constatare come un saggio scritto nel 1974 risulti ancora così drammaticamente attuale!

guerriero ha detto...

"Di fronte a questa tendenza all'omologazione, al trionfo del mezzo sulla persona, bisognerebbe avere il coraggio di riscoprire l'importanza del comunicare con immagini." anche io più o meno la pensavo come te fino a un mesetto fa... e su un forum di fotografia sostenevo questa tesi della comunicazione fotografica come linguaggio, cosa che mi venne contesta con 'fin quando si tenta di usare la fotografia come linguaggio(significato, significante e referente) riduciamo le potenzialità stesse della fotografia'. detto in soldoni Rosalind Krauss in 'teoria e storia della fotografia' fa riferimento alla fotografia non come ad un icona o ad un segno linguistico, ma come ad un indice una traccia, che di per sè ha sempre bisogno di didascalie o contesti per tradurre un messaggio. insomma di per se l'immagine fotografica è solo una traccia di luce su un sensore o su una pellicola. Un indizio quindi neutro e insignificante. Non parlo da professionista(io faccio il barista...) ma da fotoamatore, per me il concetto foto-traccia non è solo la chiave interpretativa delle fotografie ma è anche il modo migliore per fare fotografie.

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