mercoledì 29 febbraio 2012

Robert Farber: nudo pittorico

"Mi piacciono i contorni nitidi e le gradazioni dal chiaro allo scuro" .."Ho bisogno di mantenere sbocchi creativi e continuare a fare le cose che mi eccitano al fine di sviluppare il mio potenziale".
La fotografia di Robert Farber ha influenzato generazioni di fotografi. La sua pittorica, caratterizzata da uno  stile impressionista, coglie l'essenza della composizione, qualunque sia il soggetto ritratto, passando con facilità dalla fotografia di nudo alla natura morta, dal paesaggio alla foto di architettura. 
Nato a Newark, in New Jersey, Robert cresce a South Orange. Amante della pittura, viene costretto a studiare presso l'università di Miami in un altro campo di studio. Dopo il college si trasferisce a New York  dove si appassiona alla fotografia da autodidatta.  Nel 1995, Farber riceve il Premio Internazionale ASP, dato dalle Professional Photographers of America e dalla American Society of Photographers a coloro che apportano un contributo significativo alla scienza e l'arte della fotografia. 
Le sue fotografie sono state pubblicate in quasi ogni forma. Il suo lavoro è esposto in Giappone, Europa e Stati Uniti. La fotografia di Robert Farber è umana, sensuale, commovente e appassionante. I suoi nudi sono ritratti di modestia femminile, che spesso mostrano solo una schiena scoperta, immersi in una costante aurea artistica. Maestro nel campo dell'illuminazione naturale e di quella in studio, Farber dipinge una mistica estetica, dove la faccia viene nascosta e il corpo esposto. 
I modelli sembrano aggirarsi soli, prendendo posto nello spazio. Robert non turba la loro intimità, ma se ne impossessa attraverso uno sguardo discreto, che cura nel dettaglio la composizione estetica. Nonostante il suo percorso commerciale lo abbia portato diverse volte verso l'arte erotica e il tabù, la ricerca personale di Robert Farber si è sempre distinta per un approccio classico, nostalgico per tematica e composizione, ma allo stesso tempo intenso  e sentimentale. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.
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lunedì 27 febbraio 2012

La fotografia analogica non è ancora morta

Lo scontro tra la fotografia digitale ed analogica è particolarmente sentito dai fotografi. Ormai, grazie alle prestazioni delle moderne reflex digitali, l'utilizzo della pellicola riveste un ruolo sempre meno importante.
 La praticità del digitale è indubbia ed evidente, ma malgrado i progressi tecnologici siano sotto gli occhi di tutti, tra i fotografi spesso serpeggia ancora il dubbio che la pellicola possa rivaleggiare e, verosimilmente, vincere in un possibile confronto. Si può discutere molto sui vantaggi e sugli svantaggi di entrambi i metodi, ma rimane un dato inconfutabile l'aura di magia e romanticismo che avvolge la fotografia in pellicola. ”Film: Not dead yet” (“Il negativo non è ancora morto”) è un reportage della CNN che parla della sopravvivenza della fotografia analogica nella realtà di Manhattan. Un mondo distante, quello della pellicola, caratterizzato da dei ritmi totalmente diversi, vivo e vegeto soprattutto nella fotografia professionale.


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venerdì 24 febbraio 2012

Tutorial Photoshop: Oggetti avanzati

Gli oggetti avanzati conservano tutte le caratteristiche originali del contenuto sorgente di un’immagine, permettendovi di apportare modifiche non distruttive al livello.
In basso potete vedere un video realizzato dall'utente youtube "Emanuele Brilli Photoshop and Photography", dove viene mostrato come servirci degli oggetti avanzati di Photoshop.

Per guardare la lista dei tutorial già pubblicati nel Blog cliccate qui. Per vedere la guida completa di 50 video tutorial degli esperti Adobe Photoshop cliccate qui.
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mercoledì 22 febbraio 2012

Georges Rousse: pittura, fotografia ed architettura

"Oggi, la modernizzazione spesso significa distruggere per ricostruire. Io non sono d'accordo con questa concezione. Sublimando questi spazi, voglio dimostrare che è sempre possibile ripristinarli, trasformarli in un altro luogo, in una dinamica differente, prolungandone la vita".
 L'opera artistica di Georges Rousse consiste in un' affascinante commistione tra pittura, fotografia e architettura. Nato nel 1947 a Parigi, Georges si appassiona alla fotografia dall'età di 9 anni quando gli viene donata in regalo una Kodak Brownie. Tutte le immagini di Rousse hanno relazione con un luogo, per lo più abbandonato, dove non vi è traccia di alcuna presenza umana.
 Opere ispirate alla Land Art, paradossalmente tanto complesse quanto intuitive, capaci di reinventare e sublimare la tangibilità e di donare nuova vita a spazi apparentemente morti. 
Un processo che va ben oltre la semplice illuminazione di una scena e l'acquisizione di un'immagine. Rousse è un "fotografo scultoreo": alterando la scena con vernici e precise manipolazioni fisiche, riesce ad ottenere uno spazio nuovo,  parallelo e surreale,  con lo scopo di restituirlo in una fotografia.
 L'intervento nasce, infatti, in funzione di un preciso calcolo della posizione della fotocamera e della prospettiva che essa restituirà dell'ambiente. La riproduzione fotografica esprime, quindi, l’essenza di questo scrupoloso lavoro. Attraverso la visione bidimensionale della macchina fotografica, il fotografo francese costruisce prospettive e illusioni ottiche che diventano quasi reali. I colori vivaci delle aree dipinte si staccano, uscendo fuori dal caos architettonico, in un gioco di equilibri ed esasperazione.
 L'artista creando piani prospettici che in realtà non esistono, mette in discussione la stessa concezione della realtà. L'illusione che Rousse ci propone ha a che fare con un aspetto del mondo contemporaneo assai rilevante: il virtuale. Virtuale inteso come realtà senza sostanza, che non nasce mediante l'ausilio di nuove tecnologie nate dal digitale, quanto piuttosto a partire da un processo classico di messa in scena.
 L'immagine così intesa si riconcilia con il sogno, con l'idea che ciò che vediamo non esista, non sia mai esistito o sia solo un'illusione che si materializza nella bellezza artistica di una fotografia.

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lunedì 20 febbraio 2012

Calibrare la tonalità della pelle in Photoshop

In questo articolo illustriamo una tecnica per riportare il colore delle carnagione a dei valori ottimali. La tecnca si basa sulla campionatura di punti specifici, in maniera tale da individuare i valori delle componenti cromatiche, per riportarle nei volori standard di una pelle caucasica. Il nostro cervello sembra infatti molto sensibile alle piccole deviazioni di colore della pelle. 
Nel mondo dell'editoria a colori, uno dei problemi maggiori è sempre stato quello di riprodurre i soggetti umani con una pelle gradevole e con un colore compatibile alla memoria collettiva. esistno ariguardo delle indicazioni sui valori  delle componenti CMYK della pelle umana, che ovviamente variano in base alla razza: caucasica, nera, asiatica. Lo spazio colore CMYK è un modo di descrivere il colore, che deriva direttamente dalla stampa a colori con gli inchiostri ciano (C), magenta (M), giallo (Y) e nero (K). Il video tutorial di Face4Ufashion ci mostra i passaggi che dobbiamo compiere su photoshop per un individuo di pelle caucasica.

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sabato 18 febbraio 2012

D-CAN: macchina fotografica cilindrica

Il progettista Jean Micheal Bonnemoy lancia una nuova idea di macchina fotografica: la fotocamera D-CAN. Ritenendo che il design delle tradizionali macchine fotografiche sia sbagliato e che le forme attuali siano state guidate più dalla necessità (per esempio quella di tenere la pellicola) che dall’ergonomia e dalla facilità d’uso, Jean Micheal Bonnemoy ha proposto un nuovo design a forma cilindrica, simile a quella di un telescopio portatile.
 La D-CAN è dotata di un copri obiettivo anteriore che non si stacca e da uno schermo LCD che può essere coperto dal mirino oculare, zoom stabilizzato, anello di correzione messa a fuoco, programmi di esposizione automatica e manuali, sensibilità ISO da 100 a 6400
 Resta da capire se il design, che riprende in parte quello delle fotocamere Lytro, sia effettivamente più confacente alla pratica fotografica o se rappresenta l'ennesimo tentativo di rivoluzionare il settore della fotografia destinato a cadere nell'oblio. Voi che ne pensate?

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mercoledì 15 febbraio 2012

La trasposizione del mondo in una fotografia

Impariamo a vedere prima di poter parlare. Vedere è un istinto vitale e primordiale di noi umani: vediamo prima di leggere e prima di camminare. Nonostante la vista sia uno dei sensi che prima si sviluppa è uno dei più difficili da affinare. La fotografia è un'arte analitica. Come il pittore parte da una tela bianca per raccontarci la sua visione, il fotografo selezione un'immagine dal caos del mondo.
La sua visione, pertanto, necessita il congelamento e l'astrazione di uno specifico ambito attraverso un'inquadratura e un determinato tipo di esposizione. L'immagine fotografica descrive, dentro alcune limitazioni formali, un particolare ed unico aspetto del mondo. Vi sono quattro aspetti essenziali che determinano la trasposizione del mondo situato davanti alla camera in una fotografia: la bidimensionalità, l'inquadratura, il tempo e la messa a fuoco. Il mondo è tridimensionale, mentre un'immagine fotografica si caratterizza per la bidimensionalità. Infatti, la profondità del piano descritto conserva sempre una relazione con il campo sopra il quale si proietta l'immagine che vediamo attraverso l'obiettivo, ovvero il piano pittorico. Una fotografia può essere piana, ma contenere l'illusione della profondità. Il fotografo si confronta costantemente con il mondo reale, attraverso una complessa rete di giustapposizioni visuali, che cambiano al modificare il punto di vista. 
Il secondo elemento essenziale nella trasformazione fotografica è l'inquadratura. L'immagine fotografica ha un confine marcato. Uno spazio specifico dove viene rinchiuso il selezionato. L'inquadratura circoscrive il contenuto di una fotografia, gli accadimenti, gli oggetti, le persone rappresentate e le forme. In tutte le fotografie inoltre esistono due elementi temporali determinanti: il tempo di esposizione e la staticità dell'immagine.
Dall'interazione di questi due fattori nasce la possibilità di congelare o far fluire il tempo. Inoltre la camera fotografica non solo capta un'immagine in forma monoculare, da una angolo di visione concreto, ma stabilisce anche una gerarchia all'interno dello spazio descrittivo fotografato attraverso la messa a fuoco.
Nonostante infatti disponiamo di un unico piano di fuoco, attraverso la profondità di campo e la messa a fuoco selettiva, un fotografo è capace di donare un nuovo ordine alla scena.
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lunedì 13 febbraio 2012

Rafael Navarro: nudo, movimento ed astrazione

"Per me la fotografia è un mezzo. Un mezzo che mi permette di parlare quando non trovo le parole. Un mezzo che cerco nel subconscio, in cerca dei sentimenti nascosti. Un mezzo che mi permette di creare oggetti che contengono sottili valori intelligibili. Un mezzo che mi lascia respirare la libertà"...."Un artista deve essere sincero con se stesso e cercare di non farsi influenzare da moda e mercati".
Con una traiettoria iniziata negli anni 70, la fotografia di Rafael Navarro si impone come una delle linee più solide e coerenti della fotografia spagnola degli ultimi anni. Nato a Saragozza nel 1940, Navarro sviluppa una visione che si allontana dalla fotografia documentale e dalle tendenze di moda degli ultimi decenni, per costruire opere che ruotano intorno a tre tematiche: il nudo, il movimento e l'astrazione
Con la serie Formas (1975) il fotografo spagnolo inizia un viaggio personale intorno al corpo e al nudo femminile, sviluppato successivamente nella serie Ellas (1987). Se inizialmente i suoi lavori sembrano animati da una carica erotica che lo avvicina ai grandi maestri della fotografia giapponese, con il tempo perdono la potenza sessuale a favore di una ricerca estetica. Ma è soprattutto con la serie Dipticos, tra il 1975 e il 1987, che Navarro dà vita ad un'opera centrale nello sviluppo del suo lavoro. 
La serie, proseguita nel 2000, mescola elementi della pittura, della fotografia e del cinema, trovando nel linguaggio astratto la linea guida verso la ricerca della perfezione. 
Navarro costruisce una mappa di un universo inesistente, senza avvalersi della tecnologia digitale. Attraverso la frammentazione e la ripetizione, i corpi femminili si trasformano in paesaggi, riuscendo a trasformare il conosciuto in misterioso e il quotidiano in infinito. 
Le architetture si reinventano e tentano di fuggire dalle limitazioni fisiche e mentali. I frammenti di corpi, le ombre, i desideri, le storie, le avventure e i progetti, costituiscono una nuova geografia. 
Una mappa in cui texture e paesaggi corporali vengono declinati attraverso una visione mistica, attraverso un percorso di sentimenti privati, metamorfosi di corpi, da carne, a percezione poetica. Vi lascio con il video di un'interessate intervista all'autore.

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venerdì 10 febbraio 2012

World Press Photo Award 2011: vince Samuel Aranda

Il fotografo spagnolo Samuel Aranda ha vinto il World Press Photo Award 2011 con una immagine che racconta gli scontri in Yemen, pubblicata dal "The New York Times". Scattata nella capitale Sana'a, il 15 ottobre, la fotografia mostra, in una moschea trasformata in un ospedale per curare le vittime della lotta scatenata contro il presidente Ali Saleh,  il dramma di una donna che indossa un niqab (un velo che lascia liberi solo gli occhi) che conforta un familiare ferito.
L'impotenza dell'uomo e il dolore della donna vengono ritratti con una composizione artistica che riprende la Pietà di Michelangelo. Secondo la giuria, "la scena riassume quello che è successo durante la primavera araba, non solo in Yemen ma anche in Tunisia, Libia, Egitto e Siria, riuscendo a mostrare il lato intimo del dramma vissuto". Samuel Aranda, che è attualmente in Tunisia, riceverà 10.000 euro in contanti. La foto che immortala un momento straziante e pieno di compassione è stata selezionata fra più di 100 mila scatti proposti da 5000 fotografi provenienti da 124 paesi. Aranda, reporter free-lance, ha commentato la vittoria augurandosi che il premio possa aiutare la popolazione yemenita: "Credo che sia doveroso in queste occasioni ricordare che il nostro lavoro è fatto per le persone di cui raccontiamo le storie. Vorrei che la mia foto potesse essere d'aiuto per la popolazione dello Yemen, una terra molto spesso dimenticata".

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mercoledì 8 febbraio 2012

Scacchiera di Adelson: illusioni ottiche

In alcuni precedenti post avevamo affrontato la modalità di acquisizione delle immagini nell'uomo (vedi articolo) e  i principi delle meccaniche percettive (vedi articolo). Ora inizieremo a parlare dell'illusioni ottiche. Un' illusione ottica è una qualsiasi illusione che inganna l'apparato visivo umano, facendogli percepire qualcosa che non è presente o in modo scorretto qualcosa che nella realtà si presenta diversamente. 
In base al meccanismo che ne è causa si distinguono tre categorie di illusioni: le ottiche, causate da fenomeni puramente ottici e pertanto non dipendenti dalla fisiologia umana, le percettive, generate dalla fisiologia dell'occhio e le cognitive, dovute all'interpretazione che il cervello dà delle immagini. Oggi parleremo della Scacchiera di Adelson ( illusione pubblicata nel 1995 su Vision Science da Edward Adelson del MIT). Siamo sicuri che quello che vediamo sia la realtà o  essa è solo una rappresentazione che il nostro cervello fa della stessa? Lo studioso ha costruito una scacchiera dove i due quadrati segnati con le lettere A e B, per quanto possa risultare strano, hanno esattamente la stessa tonalità di grigio. La prova si può ottenere copiando e incollando in un qualunque programma di editing di immagini i due quadrati. 
Come funziona questa illusione? Il nostro sistema visivo cerca di determinare il grado di grigio dei quadrati della scacchiera. Una superficie bianca in ombra riflette meno luce di una superficie nera in piena luce. Per decidere dunque dove sono le ombre e come compensare la loro presenza per determinare la tonalità di grigio della superficie, il nostro sistema visivo deve ricorrere a qualche stratagemma. Il primo è basato sul contrasto locale. Sia in condizione di luce che di ombra un quadrato più luminoso dei quadrati vicini è probabilmente più luminoso della media e viceversa. Nella nostra illusione il quadrato chiaro in ombra (B) è circondato da quadrati neri. Questo fa sì che, nonostante il quadrato sia fisicamente scuro, esso appaia più luminoso se confrontato con quelli vicini. Al contrario i quadrati neri, esterni all’ombra proiettata dal cilindro verde, (come il quadrato A) sono circondati da quadrati più luminosi, che appaiono nel confronto relativo, come più scuri.
Un secondo stratagemma del nostro sistema visivo è basato sul concetto che le ombreggiature spesso presentano dei contorni morbidi mentre per le superfici con un motivo i contorni sono netti. L’apparato visivo tende ad ignorare i cambiamenti graduali di intensità della luce al fine di determinare il colore di una superficie senza essere fuorviato dalle ombre. Nell'esempio specifico l'ombra disegnata sulla scacchiera è calibrata in modo da scurire i quadrati chiari rendendoli uguali a quelli scuri. Il cervello interpreta il contesto dell'immagine e si convince che si tratti di un'ombra, in quanto presenta contorni morbidi e perché risulta visibile l’oggetto che proietta l’ombra. La luminosità dei due quadrati viene inoltre influenzata dalla connessione a forma di X dei 4 quadrati adiacenti. I video in basso  effettuano una verifica sul colore dei quadranti e vi faranno capire, più facilmente, l'illusione.



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sabato 4 febbraio 2012

Harry Gruyaert: il colore dei sentimenti

“Il mio lavoro racconta molto di me e dei soggetti che fotografo. Io non creo saggi giornalistici; certo non nego il valore del giornalismo, ma non mi interessa particolarmente. Quel che è  mi importa, alla fine, è la forza di ogni singola immagine. Ognuna, poi,  può essere vista insieme alle altre, realizzate sullo stesso tema, e tutte insieme possono creare un accumulo d’intensità, come se si tratasse di un elogio del soggetto ritratto o di una profonda esperienza su questo stesso soggetto".
Sulla scia di alcuni pionieri americani della fotografia a colori quali Joel Meyerowitz e William Eggleston, Harry Gruyaert registra le sottili vibrazioni cromatiche delle sponde d'Oriente e d'Occidente, attraverso una costruzione altamente pittorica, dove la luce inonda lo spazio. 
Harry Gruyaert nasce nel 1941 a Anversa. Dopo aver studiato dal 1960 al 1963 presso la Scuola di Cinema e Televisione di Bruxelles, Harry inizia la carriera di freelance a Parigi nel campo della moda e della pubblicità, lavorando allo stesso tempo come direttore della fotografia per la televisione fiamminga.
Questa esperienza risulta decisiva nell'avvicinare il giovane Gruyaert all'importanza strutturale della luce all’interno di una composizione. 
Nel 1969 realizza il primo dei suoi numerosi viaggi in Marocco. La totale immersione nei colori e nei paesaggi marocchini gli fanno vincere il prestigioso premio Kodak nel 1976.
Immagini, basate sul contrasto delle sfumature, che molto spesso sembrano grafica raffinata fatta di ombre e luci. Seguiranno i viaggi in India, dove si reca la prima volta nel 1976, e in Egitto nel 1987. Lontano dall’indugiare nello stereotipo esotico, la visione di Gruyaert trasporta lo spettatore in atmosfere misteriose, affascinanti ed a tratti impenetrabili.
Nel 1974 presenta alla Delpire Gallery “TV Shots”, un progetto che gioca con le distorsioni e le aberrazioni cromatiche della televisione. Entrato in Magnum Photos nel 1981, ne diventa Membro ordinario nel 1986.
Fortemente influenzato dai parallelismi incongrui e dai falsi eventi enigmatici messi in risalto dal movimento surrealista, Harry Gruyaert non dissocia i colori dalla forma, ma si serve degli stessi per amplificarne il significato.
Passato da pochi anni al digitale, continua a rappresentare la vera essenza del colore, intesa non come riproduzione realistica di una realtà, quanto come espressione della sensazione della stessa.Di seguito vi lascio un'interessante video dove il fotografo belga parla dell'importanza del colore.

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giovedì 2 febbraio 2012

Illuminazione con un solo punto luce

La luce è l'energia viva della fotografia, il pennello con cui diamo vita alle nostre. Costruire una buona illuminazione consiste nel creare uno spazio di luce tale da trasmettere ciò che intendiamo comunicare.
Una buona luce mette in risalto i volumi delle forme, la testurizzare delle superfici, sottolineando gli elementi più importanti di un'immagine. In questo post vi presento alcuni semplici video tutorial di Facef4Ufashion in italiano che illustrano le basi dell'illuminazione in studio con flash. All'utilizzare un solo punto luce possiamo ottenere risultati molto diversi a seconda del tipo di fonte luminosa (diretta o soffusa), dell'angolatura e della distanza della stessa.





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