mercoledì 30 novembre 2011

Tomohide Ikeya: acqua e corpo

"Esistono cose che possiamo controllare e cose che non possiamo controllare. Facciamo di tutto per soddisfare le nostre ambizioni. Tuttavia, siamo sostanzialmente controllati da ciò che ci circonda. Questa è la vita”.
Tomohide Ikeya è un fotografo giapponese nato a Kanagawa nel 1974. Dopo aver lavorato dal 1992 a 1999 come chef in un ristorante italiano, si avvicina alla fotografia subacquea. Diventa assistente del fotografo CARATS (Katsuji Tkasaki) nel 2000, prima di iniziare la carriera di freelance due anni più tardi.
La fotografia di Tomohide Ikeya si serve dell’acqua, come fosse una tela, per dipingere un percorso di ritorno alla placenta. Il fotografo giapponese sottolinea, attraverso i suoi scatti, la simbiosi che accomuna il corpo e l’acqua.
La serie “Breath” è un viaggio in apnea, un affogamento forzato, un grido soffocato e profondo. Una serie fotografica che si interroga, ponendo domande sugli elementi necessari della vita. Nel momento della perdita ci rendiamo conto del valore reale delle cose.
Il respiro normalmente avviene in modo automatico, tanto è vero che per la maggior parte del tempo ne siamo inconsapevoli. Solo nel momento che perdiamo l’aria ci rendiamo conto dell’importanza di quest’ultima. Il respiro rotto e il totale controllo dell’acqua sul nostro essere sono la base di partenza di queste immagini che mostrano la differenti reazioni degli esseri umani di fronte alla perdita. Alcuni aspettano solo di morire senza opporre nessuna resistenza, altri cercano di ritrovare il controllo sull’elemento.
La serie “Wave”, premiata con l’International Photography Awards nel 2007 e il Prix de la Photographie di Parigi, si interroga sul rapporto tra natura e uomo.
Traccia un confine, visualizzato dagli spruzzi delle onde, che riflette la resistenza umana nei confronti della natura e, allo stesso tempo, ne evidenzia la debolezza. Le onde trattano gli esseri umani come fossero oggetti che ne bloccano il normale flusso, finendo per sommergerli.
Nella serie “Moon” l’acqua fa parte di un processo poetico e creativo, in perfetta armonia con il chiarore della luna che avvolge i riflessi i modelli. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa della sua opera.

Leggi tutto...

martedì 29 novembre 2011

Le migliori fotografie della rivista Life

La rivista illustrata che ha fatto la storia del fotogiornalismo compie 75 anni e per l’occasione ha selezionato le più belle immagini, facendone una mostra on line.
Nel novembre del 1936 Henry Luce, fondatore anche di Time e Fortune, comprò i diritti per usare il nome di una rivista umoristica e di intrattenimento fondata nel 1883. 
Definita inizialmente dai critici la rivista "per chi non è in grado di leggere”, Life divenne un punto di riferimento per l'intero pubblico americano, grazie alla sua capacità di raccontare in immagini fasi cruciali per il Paese come la Seconda Guerra Mondiale o le tensioni sociali e politiche degli anni Sessanta.
Ma non solo, la rivista è riuscita a mostrare attraverso le sue immagini ogni aspetto della vita umana. Vedere la vita, vedere il mondo, il motto impresso nel primo numero della rivista statunitense, racchiude lo spirito di molti celebri fotografi  da Eisenstaedt a Bourke-White, da Mydans a Parks, da Eugene Smith a Robert Capa, che hanno impresso una svolta nella maniera di comprendere l’attualità, di vederla e di raccontarla mediante le fotografie.
Al culmine della popolarità, negli anni Quaranta, la rivista arrivò a vendere 13,5 milioni di copie a settimana. Dal 2007 si è convertita in web magazine, a causa della crisi dei giornali stampati e i cambiamenti nel mercato pubblicitario. 
Per l'occasione della celebrazione del settantacinquesimo compleanno, i responsabili del sito si sono dedicati  nella difficile selezione tra migliaia di scatti:

Leggi tutto...

lunedì 28 novembre 2011

Le maestose immagini di Richard Learoyd

“Non c’è nessuno che lavora come me, perché il mio lavoro è doloroso e difficile. I miei ritratti mettono in discussione la capacità dello spettatore di conoscere veramente un’altra persona. Spesso ci piacerebbe fonderci con gli altri, ma vi è sempre qualcosa che si frappone in mezzo; in questo caso la superficie di una fotografia”.
Le maestose immagini di Richard Learoyd strabordano di delicata eleganza. Ritratti a grandezza naturale, ottenuti grazie all’antica tecnica della camera oscura. Nato nel 1966 a Nelson(Lancashire), Richard Learoyd si è laureato in Fine Art Photography presso la Glasgow School of Art nel 1990.
Lo studio del fotografo inglese è composto da due stanze diverse, in una viene posto il soggetto (oggetto o persona), e nell'altra, un enorme pezzo di carta fotografica sensibile in cui viene catturata l'immagine capovolta. Questa antica metodologia permette di catturare il fotogramma senza la necessità di interposizione di materiali intermedi, essendo sufficiente lo sviluppo diretto della carta. 
A differenza delle immagini delle fotocamere a foro stenopeico, le fotografie di Learoyd non presentano distorsioni, ma appaiono nitide e molto dettagliate, servendosi di antichi obiettivi per focalizzare la luce sul foglio sensibile. Il lento processo dà vita a fotografie che rappresentano ognuna un pezzo completamente unico
La fotografia di Learoyd sembra inevitabilmente ispirarsi alla pittura europea del diciottesimo e diciannovesimo secolo. L’occhio si perde nei dettagli e nei profondi fuori fuoco dei bordi dell’immagine. Partendo dall’investigazione del realismo coinvolgente dell’illusione fotografica, il fotografo riesce a mettere in discussione la nostra capacità di percezione e conoscenza dell’altro. L’immagine fotografica che riproduce diventa allora un ostacolo, una superficie ulteriore verso la quale siamo costretti a guardare.
I ritratti e le figure di Learoyd riflettono l'interesse continuo del fotografo nei confronti della potenza della bellezza rivelata nei volti e nei corpi della gente comune. I suoi soggetti sono conoscenti occasionali, incontrati tramite amici o per strada. Ogni immagine richiede un impegno di resistenza sia fisica che mentale, dovuto ad esposizioni che rasentano le otto ore.
Le immagini di Learoyd occupano un posto unico nella pratica della fotografia contemporanea, riaccendendo la meraviglia della collisione creativa tra arte e scienza. Il forte impatto visivo che caratterizza i suoi ritratti, si scontra con la dolcezza e la seduzione nel sottolinearne i dettagli intimi. Nonostante il lavoro di Learoyd riproduca con chiarezza l’essere, tentando di rivelarne la vera realtà, le sue immagini rimangono sempre paradossalmente e splendidamente misteriose.

Leggi tutto...

domenica 27 novembre 2011

Dimostrare di avere l'originale di una fotografia digitale

Con la fotografia in pellicola per dimostrare la paternità di un’opera era sufficiente possedere il negativo o la diapositiva. Con l’avvento della fotografia digitale succede spesso che il nostro negativo, ovvero il nostro file Raw debba essere consegnato ad esecuzione del lavoro.
Inoltre la maggiore diffusione della platea di spettatori, data dal web, provoca in potenza una maggiore pericolo che le nostre immagini siano soggette  a copie.  Oltre ai consueti metodi per diminuire il rischio: pubblicare le immagini a bassa risoluzione e sporcare la fotografia con una firma, il video di Tauvisual  ci illustra un modo semplice per poter sempre attestare l’appartenenza dello scatto.



Leggi tutto...

venerdì 25 novembre 2011

Fotografare senza macchina fotografica: Air Clicker

Utilizzare la mano per scattare una foto, ovvero una macchina fotografica tanto minimalista da scomparire del tutto, lasciando solo due anelli da porre alle dita. È questa l’idea di Yeon Su Kim e del suo progetto Air Clicker.
Una fotocamera immaginaria che scatta con un semplice click e trasferisce le immagini allo smartphone immediatamente, mediante tecnologia Bluetooth. L’apparecchio è composto solamente da due moduli a forma di anello, ognugno dei quali va indossato rispettivamente nel pollice (sensore CCD) e nell' indice (otturatore)
Il funzionamento appare piuttosto semplice. Se si desidera scattare un immagine bisogna indossare la fascia fotocamera nel pollice e il pulsante di scatto nell’ indice e fare semplicemente il gesto del click. Se si desidera riprendere un video, indossate le fasce, sarà sufficiente simulare la presa di una videocamera per avviare la ripresa. 
Un’innovazione che non scalfirà di certo nè l’arte fotografiche,né il mercato fotografico professionale, ma che preannuncia diversi e interessanti sviluppi nell’ambito della fotografia amatoriale.

Leggi tutto...

giovedì 24 novembre 2011

Navigare dentro un'immagine: Gigalinc

GigaLinc è una installazione dell’università inglese Lincoln, che rende possibile la navigazione attraverso gigantografie usando i movimenti delle braccia riconosciuti da una telecamera Microsoft Kinect
L’istallazione futuristica sviluppata dallo studente Samuel Cox consente di esplorare interattivamente le immagini panoramiche di grandi dimensioni. Si tratta di immagini gigapixel ( che racchiudono 100 volte le informazioni catturate da una fotocamera digitale da 10 megapixel) digitalmente proiettate su un grande schermo, che gli utenti possono esplorare in dettaglio utilizzando una telecamera Kinect, originariamente progettata per i giochi della console Xbox, che segue i gesti delle mani. 
Il suono surround aggiunge credibilità alla esperienza multisensoriale. Al cambiare della prospettiva, lo spettatore sente come se stesse nuotando e immergendosi dentro la scena. La telecamera, infatti, riconosce i movimenti delle braccia della persona posizionata davanti alla proiezione e li traduce in zoom e spostamenti dell’immagine. Un’applicazione che da fantascientifica diventa reale e apre interessanti spiragli di sviluppo nel campo dell’immagine.

GigaLinc - Immersive Photography from Sam Cox on Vimeo.



Leggi tutto...

mercoledì 23 novembre 2011

Marcel van der Vlugt: la transitorietà della bellezza

Marcel van der Vlugt è un fotografo olandese, nato a Naaldwijk nel 1957. Il suo lavoro, che si divide in diverse serie, racconta un mondo misterioso pieno di bellezza. Le sue immagini mostrano corpi fatti di fiori appassiti, occhi bendati e nudi seducenti
Fotografie, per lo più composte e messe in scena, che trovano ispirazione dal linguaggio visivo del settore della moda e della pubblicità. Dopo aver studiato presso la Scuola di Fotografia di Den Haag (L'Aia), Marcel si trasferisce a Düsseldorf, in Germania per lavorare come assistente di un fotografo pubblicitario.
Invece di scattare più immagini al secondo, il fotografo olandese si concentra nel trovare la giusta composizione. Usa una polaroid per mantenere il controllo sulla immagine finale e per coinvolgere i modelli nel processo creativo, per poi eseguire lo scatto definitivo con una fotocamera di grande formato
Le immagini di Marcel van der Vlugt, personali o commerciale che siano, sono spesso sensuali e poetiche. Tra il 2007 e il 2010 ha pubblicato quattro monografie. 
Il libro “A New Day”, uscito nel 2008, simula una clinica estetica immaginaria dove, invece di ricevere trattamenti di liposuzione, i pazienti ottengono impianti di fiori. Il fiore rappresenta una chiara metafora della primavera e della fertilità, che impiantato nei ritratti di nudo, mostra la contraddizione tra la caducità della giovinezza e l’eterno.
Le fotografie di Marcel van der Vlugt declinano i vari aspetti della bellezza, sottolineandone in maniera diversa la transitorietà. Nella serie "I like...", Van der Vlugts dona alla pelle un secondo strato, fatto di cacao in polvere, formaggio o salmone.
Attraverso un surreale make up, il fotografo olandese ricrea nuova bellezza ai visi, sottolineando con il cibo la temporaneità della stessa. Marcel van der Vlugt ha esposto i suoi lavori sia in Olanda che all'estero. Le sue fotografie fanno parte delle collezioni permanenti del MCA di Chicago e della galleria Louis Vuitton a Tokyo
I suoi scatti pubblicati in varie riviste internazionali, sono stati utilizzati per diverse campagne pubblicitarie. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa della sua opera.

Leggi tutto...

martedì 22 novembre 2011

Caratteristiche di un flash ed accessori necessari

Dopo aver illustrato in un precedente post come controllare il flash in remoto e i vari metodi di sincronizzazione dello stesso, passiamo alle caratteristiche che contraddistinguono un buon flash. 
In questi due video tutorial ci vengono mostrati, in maniera semplice, le specifiche necessarie di un flah e gli accessori che ne migliorano il suo utilizzo.




Leggi tutto...

domenica 20 novembre 2011

Chadwick Tyler: tra fine art e moda

“Odio le persone di merda. Ci sono troppi clown in questo ambiente. Tantissime persone che non fanno altro che dirsi a vicenda quanto sono fiche. Abbiamo capito, siete fighi, ma adesso muovetevi”…”L’obiettivo che mi pongo, lavorando con un modello,  è di trovare una connessione, che sviluppi una modalità di comunicazione e crei un rapporto, al fine di disegnare ciò che esiste al di là della superficie”.
La fotografia di Chadwick Tyler mette in mostra la molteplice natura dell’universo femminile. Ritratti intensi che conservano la spontaneità e l’attrazione,  dove la donna da essere angelico viene trasformata in una figura inquietante e temibile
Nato a Valrico, una piccola città vicino a Tampa (Florida), nel 1975, Tyler studia gestione e pubblicità all'Università di Tampa (premio National Design Addy Gold nel 2002). Nel 2005 inizia a concentrarsi nella ricerca fotografica sotto la guida del fotografo still life Larry Wittek.
Passato alla fotografia di moda, in poco tempo sviluppa un talento visivo crudo e fresco, che sfida le nozioni contemporanee di bellezza. Le donne di Chadwick sono desiderabili e bellissime, ma mostrano la parte più oscura e minacciosa, dissacrando le foto patinate che siamo abituati a vedere nelle riviste di moda.
Immagini che rappresentano un’ode all'innocenza e alla vulnerabilità della condizione umana,  sublimi punti di incontro tra fine art e moda. Chadwick ha il dono di spogliare il superfluo e scavare nell’introspettivo, misterioso e minaccioso mondo femminile. 
Le sue fotografie fanno passare in secondo piano il prodotto, che sia un abito o una borsa, come se questi oggetti fossero solo un pretesto, una scusa per dar vita all'arte autentica del fotografo.  
La sua prima mostra personale dal nome “Tiberio, consiste in una serie di originali ritratti fotografici in bianco e nero, che raffigurano  personaggi femminili espressivi e scontrosi. In “Tiberio”, Tyler giustappone il mistero e l’oscurità dell'immagine antiquata, alla chiarezza delle profonde emozioni: la trascendenza, la rabbia, l'estasi, l'isteria, la stanchezza e il lamento. 
La serie rappresenta una sorta di lessico dell’ inspiegabile. Gli occhi dei soggetti, spesso rivolti verso l'alto, evocano la loro vulnerabilità. Contorsioni corporee e nudità sembrano indicare, invece, la  perdita di autocoscienza che sconvolge ulteriormente il lavoro di allusione visiva ad un passato formale. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa della sua opera.

Leggi tutto...

sabato 19 novembre 2011

Metodi di sincronizzazione di un flash in remoto

Il flash o lampeggiatore è un apparecchio in grado di emettere lampi di luce per un breve lasso di tempo, in sincronia con il periodo di apertura dell'otturatore di una macchina fotografica.
In questo interessante video tutorial vedremo i vari metodi di  sincronizzazione di un flash in remoto. Il flash posto nella slitta sopra la macchina fotografica pone alcune problematiche. Vedremo come usare il flash staccato dalla nostra fotocamera (off camera) tramite alcuni accorgimenti.



Leggi tutto...

venerdì 18 novembre 2011

L'espressionismo di Roger Catherineau

Roger Catherineau fu un fotografo francese precursore dell’espressionismo astratto. Nato nel 1925 a Tours, in Francia, Roger Catherineau  si avvicinò alla pittura e  al disegno, per poi passare alla fotografia.
La sua ricerca artistica e il suo innovativo corpo di lavoro, a causa di una morte prematura nel 1962, rimasero in gran parte inosservati fino alla riscoperta da parte dello storico Christian Bouqueret, nei primi anni novanta. 
Il lavoro di Catherineau  ricevette ispirazione e incoraggiamento da parte del celebre fotografo e insegnante tedesco Otto Steinert, fondatore del movimento "Fotoform" (movimento che proponeva di far riscoprire le possibilità creative e le forme espressive dell’avanguardia fotografica d’anteguerra, che la politica culturale nazionalsocialista aveva completamente occultato), che lo incluse nella mostra del  1954-55 e nel libro "Subjektive Fotografie 2".
Catherineau e Steinert erano poco interessati alla rappresentazione oggettiva e si concentrarono nello spostare la considerazione dello spettatore dal semplice oggetto, ambiente, paesaggio o persona, verso implicazioni diverse e più profonde
Grazie all’uso del linguaggio astratto, Roger Catherineau incentrò l’attenzione sull’apporto che la visione del mondo dell'autore poteva dare all'immagine creata. Tale concezione naturalmente insita a livello inconscio in qualsiasi attività artistica, diveniva determinante quando affiorava a livello di coscienza e guida del lavoro di un autore.
Da artigiano della camera oscura,  Catherineau esplorò diverse tecniche di espressione. Attraverso manipolazioni, solarizzazioni, doppie esposizioni, stratificazioni con vernici e inchiostro sul vetro, il fotografo francese riuscì a dare alla fotografia una profondità senza eguali, abbandonando le due dimensioni di rappresentazione.

Leggi tutto...

giovedì 17 novembre 2011

Distorsione della lente in un ritratto

Probabilmente sapete già che le lunghezza focali comprese fra gli 85mm e i 135mm sono le più indicate per un primo piano, in quanto risultano essere le meno soggette alla distorsione sferica. Tutti gli obiettivi fotografici hanno un certo grado di errore nel riprodurre le linee diritte, che, di volta in volta appariranno curvate verso l’esterno o l’interno del fotogramma (o verso entrambi i lati, nella particolare distorsione detta “moustache“). 
Il fotografo Stephen Eastwood ha  deciso di mostrare  questo effetto distorsivo su un primo piano di una modella, scattando 10 foto con focali che vanno da 19mm ai 350mm (qui il suo articolo completo). Si tratta di un interessante esempio di come la bellezza e la percezione visiva di uno stesso soggetto cambi a seconda della lente utilizzata.

Leggi tutto...

mercoledì 16 novembre 2011

La lettura delle fotografie - Corso di Fotografia

La fotografia è un mezzo di comunicazione e, come tale, racconta sempre qualcosa, o per lo meno dovrebbe. Le storie da raccontare sono tantissime e nascono e si dissolvono intorno a noi, ma, fotografando e fissando un istante, la fotografia si concentra solo su un determinato momento. Un esercizio particolarmente importante per crescere come fotografo consiste nello studio delle opere d’arte, anche se si potrebbe obiettare che un’analisi delle stesse ci privi della gioia nella loro contemplazione. 
Se fossimo in grado di carpire i segreti nascosti in queste opere, potremmo applicare gli stessi principi nella realizzazione delle nostre foto. Per poter comunicare bene dobbiamo capire, innanzitutto, cosa “funziona in questo genere di comunicazione. La maggior parte delle persone legge i testi da sinistra a destra e dall’alto verso il basso, tuttavia in fotografia non esistono regole così severe ed assolute.  Mi è capitato di leggere nei forum commenti alle immagini. Si tratta spesso di commenti diversi e contraddittori che danno origine ad animate discussioni. Mi è capitato di osservare come vi sia uno sguardo analitico nei confronti di alcune “regole fotografiche (dimenticandosi della loro relatività)  e trascuratezza nei confronti del significato comunicativo dell’immagine stessa.  Non dobbiamo dimenticarci che l’immagine fotografica è un segno che trasporta dei contenuti che vanno oltre l’oggetto fotografato. In ogni immagine, infatti,  non c’è soltanto ciò che è davanti all’obiettivo,  ma anche chi vi sta dietro, ovvero il fotografo. Attraverso una immagine l’autore ha la possibilità di trasmettere un messaggio preciso. Leggere una fotografia significa, allora,  essere in grado di  risalire a quel messaggio. Affinché ciò sia possibile  sia l’autore, che il lettore debbono conoscere la stessa lingua, decodificare allo stesso modo i segni. La lettura strutturale dell’immagine  consiste, allora, nell’esaminare il “cosa, cioè il soggetto fotografato, il “come, vale a dire le scelte tecniche ed espressive, per risalire al perché, ovvero all’idea dell'autore.

Leggi tutto...

lunedì 14 novembre 2011

John Chervinsky: nature morte tra arte e scienza

“Il mio lavoro nasce dall'idea di illusione ottica come metafora. Produco un diverso tipo di natura morta concettuale, come se si trattasse di una dimostrazione scientifica o di un immaginario esperimento di fisica”
John Chervinsky è un ingegnere di fisica applicata dell’Università di Harvard. Nato nel 1961 a Niagara Falls ( New York), è un appassionato di fotografia da oltre 20 anni. Nel 1984, dopo aver conseguito una laurea in ingegneria elettrica, si trasferisce a Boston, dove ottiene lavoro come tecnico di laboratorio di fisica. 
Se in un primo periodo la fotografia per John rappresenta solo un hobby, dopo la malattia della moglie nel 2001 diventa una possibilità per scappare da un mondo che si sta sgretolando. Chervinsky , allora, intraprende una ricerca sperimentale che esplora le possibilità della percezione visiva
Le fotografie della sua serie “An Experiment in Perspective” sono una combinazione di segni di gesso e oggetti reali, che sembrano essere dimostrazioni scientifiche. In realtà il fotografo statunitense gioca con le illusioni per sollevare questioni di non facile soluzione
Ottenute puntando il banco ottico verso il punto dell'orizzonte di due lavagne che si intersecano ad angolo retto, Chervinsky combina marcature di gesso e oggetti  per creare un mondo a metà strada tra il reale e l'immaginario. Un quadro di aperta narrazione che fa domande piuttosto che dare risposte
Nella serie "Studio Physics" il fotografo americano compie un’indagine sulla natura del tempo, della luce, dello spazio e della gravità. Attraverso la composizione di nature morte che mescolano oggetti alla pittura, Chervinsky investiga il divario esistente tra la spiegazione razionale e il bisogno dell'uomo di costruire vari sistemi di credenze.

Le immagini vengono completate in due fasi. In una prima , John fotografa la natura morta e invia una sezione ritagliata del risultato ad un laboratorio in Cina, che effettua le riproduzioni in pittura ad olio. Completato il quadro viene inserito nella composizione originaria e il tutto viene fotografato nuovamente. Vi consiglio di visitare il sito web dell’artista per avere una visione completa della sua opera.

Leggi tutto...

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

 
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | coupon codes