lunedì 31 ottobre 2011

La fotografia intimista di Nan Goldin

"La fotografia mi ha salvato spesso la vita: ogni volta che ho passato un periodo traumatico sono sopravvissuta scattando. Il mio lavoro si basa sulla memoria. Per me è fondamentale avere un ricordo della gente che ho conosciuto, specialmente di chi mi è stato vicino, per consentirgli di vivere per sempre".
Si dice che la fotografia postmoderna, non tenda a ricreare il mondo, ma a crearlo. A produrre cioè una finzione parallela al mondo reale. La fotografia di Nan Goldin, invece, crede ancora nella capacità dell'immagine fotografica di rappresentare le verità e di indicare delle esperienze autentiche. 
Nata a Washington il 12 settembre del 1953 da genitori ebrei, appartenenti alla piccola borghesia, Nan cresce a Boston, dove frequenta la School of the Museum of Fine Arts
L’infanzia dell’artista americana è segnata dal suicidio della sorella maggiore Barbara Holly, all’età di diciotto anni. I genitori si rifiutano di accettare e raccontare l’accaduto sia all’esterno delle mura domestiche, per mantenere una certa rispettabilità, sia all’interno della famiglia, convinti che un simile atteggiamento possa aiutare la sopravvivenza famigliare. L’effetto ottenuto è l’opposto: Nan sviluppa un’ossessione verso la ricerca della verità, per quanto cruda e dolorosa ed inizia a utilizzare la sua visione artistica per documentare la vita
Trasferitasi a New York (1978), raggiunge la fama con “The ballad of sexual dependency”, opera realizzata selezionando e giustapponendo un consistente numero di diapositive a colori scattate in differenti periodi, accompagnate da una colonna sonora. 
L'obiettivo fotografico di Nan Goldin diventa parte integrante del corpo, in grado di registrare, senza alcuna censura, impressioni ed esperienze. Una fotografia che indaga morbosa e potente tra tossici, drag queen, donne pestate e scatti pieni d’amore. La fotografa americana dà vita a un monumentale documento visivo di ricordi e momenti di intimità
Sullo sfondo la malattia dell'AIDS, un sesso, che si mescola con elementi di lusso e miseria, lussuria ed innocenza. Nan corre la sua battaglia contro il tempo e contro la morte, cercando di preservare l’essenza di ciò che vive. Il suo percorso di maturazione segnato da esperienze limite, passa dalle sembianze dionisiache dei party newyorchesi, caratterizzati da una sessualità libera all'emancipazione dalla droga e dalle molestie del suo ex ragazzo. 
Un’artista che non lascia indifferenti, facendosi portavoce di un mondo underground e dannato, in cui, tuttavia, c’è spazio per valori universali di identificazione
Allora tra shock, voyeurismo e compassione, Nan tesse invisibili tele di empatia tra il soggetto fotografato e lo spettatore, esaltazione di un dialogo privo di veli, che mette a nudo con forza e senza reticenze l’eternità delle sensazioni.


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venerdì 28 ottobre 2011

Tutorial Lightroom: Bianco e nero di qualità

Uno dei maggiori problemi nella fotografia digitale è ottenere delle buone immagini in bianco e nero. Tuttavia esistono metodologie di ritocco che ci aiutano a rendere il nostro bianco e nero intenso e particolare.
Una cosa fondamentale è fotografare dalla nostra camera digitale a colori. Ci dobbiamo dimenticare della funzione della camera che permette di fotografare direttamente in bianco e nero. In un precedente post avevamo illustrato le metodologie di conversione con Photoshop (vedi articolo). Ora andremo ad illustrare le modalità di trasformazione in bianco e nero con Adobe Lightroom. Di seguito un video tutorial che in maniera semplice ci indica i passaggi da effettuare per ricreare un bianco e nero di qualità.



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mercoledì 26 ottobre 2011

Miroslav Tichy: fotografo invisibile

Il tempo di una mia passeggiata determina quello che voglio fotografare”….”“Io sono un profeta della decadenza e un pioniere del caos, perché solo dal caos è possibile che emerga qualcosa di nuovo.”
Erotismo quasi ossessivo, contrapposizione alle norme sociali, automatismo rivelatore dell’invisibile. Miroslav Tichy  è la dimostrazione di come la poetica di un'immagine non nasca da una macchina fotografica, ma dallo sguardo che sta dietro di essa. Nato nel 1926 a Kyjov, in Moravia (allora Cecoslovacchia), Tichy si trasferisce a Praga nel 1945 per iscriversi all’accademia d’arte e iniziare come pittore figurativo sulla scia delle avanguardie artistiche.
Nel 1948 il partito comunista cecoslovacco vince le elezioni. La Cecoslovacchia si dichiara Democrazia Popolare e  abbracciando i principi marxisti leninisti, diventa parte dell’Impero Sovietico come stato-satellite. All’accademia d’arte i professori non allineati vengono cacciati. L’imperativo artistico diventa ritrarre il proletariato e celebrare l’Uomo Sovietico. Arrestato negli anni '60 e rinchiuso in carcere e in cliniche psichiatriche, Tichy si emargina da una società che contesta. Torna a vivere nella sua città natale da "clochard", in una baracca di legno. In questa situazione trova nella fotografia il mezzo giusto di espressione artistica. Tichy ha il merito di reinventare la fotografia da zero. Usa un equipaggiamento tecnico totalmente fatto in casa. Ingranditori e macchine fatti di compensato e cartone. Tubi di plastica e cartone come obiettivi, lenti prese da macchine fotografiche giocattolo o fabbricate col plexiglas lucidato con dentifricio, cenere e carta vetrata. 
Ciò che conta per lui non è solo l'immagine, che rappresenta solo il momento finale di un  processo fotografico, che passa dalla nascita dello strumento fotografico, alla scelta dei materiali per costruirlo e dei chimici per svilupparlo. Un’immagine che non è mai stabile e completa. Fotografie che nelle macchie, nei graffi e nelle impronte digitali trovano la loro unicità. Sono allora i difetti a diventare mezzo stesso di espressione, ricreando una realtà, temporanea, ed evanescente, inevitabilmente destinata a scomparire. 
Da invisibile, Tichy frequenta le strade, la stazione degli autobus, la piazza principale, rubando scorci intimi di Kyjov. Uno scatto istintivo, da voyeur che scruta in maniera particolare le donne, cercando di catturarne essenze e frustrazioni. Scoperto negli anni Novanta, dal collezionista svizzero Roman Buxbaum, viene incluso nella biennale di Siviglia del 2004 da Harald Szeemann.
Morto il 12 Aprile del 2011 a Kyjov, lascia in eredita  foto  che esprimono la poesia dell’imperfezione e l’erotismo della fantasia.


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lunedì 24 ottobre 2011

Jeanloup Sieff - Maestri della fotografia

"Il denominatore comune di tutte le foto è sempre il tempo, il tempo che scivola via tra le dita, fra gli occhi, il tempo delle cose, della gente, il tempo delle luci e delle emozioni, un tempo che non sarà mai più lo stesso".
Jeanloup Sieff è stato un grande maestro della fotografia. Nonostante debba la sua notorietà alle fotografie fashion, ha lasciato immagini memorabili che attraversano gli ambiti più disparati, passando dalla moda alla pubblicità, dalla fotografia di reportage a quella di paesaggio e ritrattistica. 
Nato a Parigi da genitori di origine polacca il 30 Novembre del 1933, Jeanloup si avvicina alla fotografia all’età di quattordici anni, quando per il suo compleanno riceve una macchina fotografica di plastica Photax. Dopo aver frequentato nel 1953 la Scuola di Fotografia Vaugirard a Parigi, si trasferisce alla Scuola Vevey in Svizzera. Qui inizia la professione di fotografo come reporter, ottenendo i primi riconoscimenti per un servizio sugli scioperi nelle miniere del Borinage Belga
Nel 1958 entra a far parte dell'Agenzia Magnum. Nel 1960 si stabilisce a New York, dove lavora per le più importanti riviste di moda: Esquire, Glamour, Vogue, Harper and Bazaar. Tra i numerosi premi ottenuti: il Prix NiepceChevalier des Arts et Lettres di Parigi nel 1981 e il Grand Prix National de la Photographie nel 1992.
Sieff è stato un importante riferimento per moltissimi fotografi. Un maestro dallo stile unico, essenziale ed elegante. Immagini che si caratterizzano per un uso spinto dell'obiettivo grandangolare che conferisce un'impronta inconfondibile dalle sfumature ironiche e sensuali
Le fotografie di Sieff prendono vita dal sapiente incontro tra luci e ombre, bianchi e neri dai contrasti forti che rivelano una spasmodica cura in fase di stampa e l’utilizzo delle tecniche della mascheratura, bruciatura e vignettatura. Serrando i bordi dell’immagine al fine di restringerne l’intimità dello sguardo, il fotografo francese è riuscito a sottolineare essenze e particolari. 
Astenutosi sempre dal teorizzare il proprio lavoro, rifiutandosi di inserirlo in un discorso critico sull'arte e distanziandosi in questo modo da molti fotografi della sua generazione, Jeanloup Sieff ha accompagnato i suoi libri con testi ricchi di citazioni brillanti, titoli evocativi e originali. Sieff è stato capace di catturare l’energia e l’essenza dei corpi non solo statici, ma anche in movimento.
Scoperto il ballo nel 1953, quando aveva iniziato a fotografare dei ballerini negli anni della Scuola di Fotografia di Vevey, per lungo tempo rimane affascinato dai muscoli in tensione, dall'odore di sudore e il suono delle scarpe da ballo sul pavimento.
Le immagini di nudo femminile, spesso contraddistinte dall’uso distorsivo delle lenti, rappresentano un’esaltazione della bellezza. Un omaggio, illuminato dalla luce dell’arte, alle forme, alla perfezione e alla sensibilità lirica.

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domenica 23 ottobre 2011

Tutorial Photoshop: "effetto Orton"

L’effetto Orton è una tecnica fotografica che infonde profondità alla fotografia. L’effetto, che prende il nome da Michael Orton, si basa sulla sovrapposizione di due immagini identiche, una messa a fuoco e sovraesposta di due stop, l’altra fuori fuoco e sovraesposta di uno spot solo.
Orton sovrapponeva i negativi delle due immagini come fossero un sandwich, creando un’immagine dal look elegante e patinato. Si tratta di un effetto non solo suggestivo, ma anche utile per recuperare immagini leggermente fuori fuoco. Se con la fotografia analogica tale tecnica richiedeva un processo laborioso ed eseguibile solo su fotografie scattate con il cavalletto, con le moderne attrezzature digitali possiamo simulare la stessa tecnica usando software di fotoritocco. Di seguito un video tutorial ci mostra come ricreare l’effetto in Photoshop con dei semplici passaggi.



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giovedì 20 ottobre 2011

Prima fotocamera Lytro: fine della messa a fuoco?

C’erano dubbi sulla possibilità di realizzazione di una tecnologia così complicata e preoccupazioni circa il suo impatto sulla fotografia. La Lytro ha annunciato la messa in commercio della Lytro Light Field Camera all’inizio del 2012. 
Un originale design a parallelepipedo allungato, molto minimalista, con la presenza solo di due tasti, accensione e scatto. Dimensioni contenute per una fotocamera che incorpora la tanto chiacchierata tecnologia “Light Field”, un sensore che registra luminosità, intensità e direzione di ogni singolo raggio di luce, salvando tali informazioni nella memoria e rendendole disponibili in seguito per una successiva modifica tramite software ( per saperne di più guarda questo post).
In poche parole la Lytro Light Field permette gestire la messa a fuoco e la profondità di scatto dopo aver effettuato lo scatto, grazie ad un display touch screen. Questa piccola creatura con obiettivo f/2 e zoom 8x sarà venduta ad un prezzo di $399 (versione da 8 GB) oppure di $499 (versione da 16 GB). La sua perfetta integrazione con Facebook e Twitter è abbastanza chiara con la strategia della Lytro nel mercato fotografico.
Per il momento si è badato alla produzione di una macchina di non eccezionale qualità, per un target giovane, che permetta con assoluta semplicità di giocare con le immagini e di scaricarle immediatamente sui social network. Siamo ancora ben lontani da una rivoluzione, restano, tuttavia, tutte da scoprire le implicazioni che questa nuova tecnologia potrà apportare nel campo della fotografia e dei video.

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mercoledì 19 ottobre 2011

Nuova Canon EOS-1D X: 18 Megapixel e alcune perplessità

Come spesso suole accadere  i “rumors” che si aggiravano intorno al nuovo modello Canon si sono rivelati in gran parte corretti, lasciando spiazzati coloro che avevano manifestato anzitempo perplessità su alcune delle caratteristiche trapelate. La Canon EOS-1D X, nelle intenzioni dell'azienda giapponese, dovrebbe prendere il posto dei due pezzi da novanta dell’ammiraglia: la Canon EOS-1D Mark IV e la Canon EOS-1Ds Mark III. Il cuore di questa nuova reflex è il sensore CMOS full-frame da 18,1 megapixel, che consente di sfruttare un’incredibile gamma di sensibilità, da 100 a 51.200 ISO, espandibili fino a 204.800.
Scompare il formato APS-H e la nuova EOS si allinea verso l'alto al formato full frame.  Il sensore opera in combinazione con il doppio processore “DIGIC 5+” che offre un incremento delle prestazioni relative al rumore nelle immagini pari a 2 stop, consentendo grande  qualità anche in condizioni di luce impossibili. Impressionante la cadenza di scatto, che arriva a 12 fps a piena risoluzione con conversione A/D a 14 bit.Riprogettato, per l'occasione, anche l'otturatore, che riduce il ritardo e il rimbalzo dello specchio. Il sistema autofocus a 61 punti, dei quali 41 a croce e 5 a doppia croce, dovrebbe garantire una precisione mai sperimentata su tutta l'area inquadrata. Il corpo tropicalizzato in lega di magnesio e la meccanica irrobustita garantiscono 400.000 scatti senza problemi. Il mirino ottico ha un fattore di ingrandimento di 0.76x e una copertura del 100% . Molte le novità introdotte in ambito registrazione video.
La Canon EOS-1D X consente di registrare video Full HD (1920x1080p) sfruttando la gamma completa di impostazioni manuali per il controllo di esposizione, messa a fuoco e frame rate. Il doppio processore DIGIC 5+ riduce gli artefatti moiré, mentre la funzione EOS Movie offre tempi di registrazione più lunghi, creando automaticamente un nuovo file video quando il limite di 4 GB viene raggiunto. Infine, una porta Ethernet Gigabit integrata fornisce un metodo rapido e affidabile per trasferire le immagini dalla location o all’interno dello studio, senza necessità di adattatori. Perplessità rimangono sul numero dei pixel che rimane inferiore a quello della EOS-1Ds Mark III (21Mp), ma l’obiettivo su quale Canon sembra essersi concertata è l’eliminazione di problemi legati al rumore, accoppiato ad un’enorme velocità di scatto e messa a fuoco. Sicuramente la EOS-1D X sembra un prodotto generalista, in grado di conciliare le diverse esigenze del fotografo professionista,  trascurando alcune caratteristiche di specificità di alcuni settori fotografici.
Non stupisce più di tanto l’annuncio anticipato ad Ottobre di un prodotto che diverrà disponibile solo a Marzo, entrando in gioco dinamiche di marketing volte a mettere in scacco la possibile uscita della prossima Nikon. Il prezzo  previsto è di  6.800 dollari. Attendiamo con ansia una prova sul campo del prodotto per esprimere ulteriori considerazione, nel frattempo ci piacerebbe conoscere le vostre opinioni .

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martedì 18 ottobre 2011

Pandora: "Motherland"

Pandora è un’agenzia fotografica fondata e costituita dai fotografi documentaristi Sergi Camara, Hector Mediavilla, Alfonso Moral e Fernando Moleres, che dal 2007 mostra diversi aspetti del mondo contemporaneo. 
Accanto ad una ricerca personale, i fotografi affiancano diversi progetti collettivi in cui utilizzano, sia il mezzo fotografico, che la produzione video, per interessarsi di tematiche sociali e ambientali da una prospettiva globale, offrendo diverse forme di comprendere la fotografia documentale. Una fotografia intesa non come specchio della memoria, ma come artefatto in grado di costruire i propri riferimenti, offrendoci pertanto la possibilità di creare un nuovo discorso sul mondo.
Il loro ultimo lavoro collettivo, "Motherland",  in mostra alla Reale Accademia di Spagna di Roma fino al 26 Ottobre, si sviluppa attorno a tre matrici discorsive fondamentali. La prima si interroga sulla nozione di frontiera, la seconda ruota attorno ai concetti di movimento, dislocamento, di immigrazione-emigrazione; per ultimo, la terza scava nelle viscere delle città contemporanee
Una riflessione sul luogo, attraverso uno sguardo di denuncia e allarme. Un luogo inteso come spazio di interconnessione, dove nonostante le apparenti distanze e differenze, tutto sembra legato da una sostanziale similitudine. Immagini incollate al muro, che ne assorbono la forma e si arricchiscono delle imperfezioni della ruvidità. Fotografie che non forniscono solo uno sguardo etnocentrico, ma diventano veicolo di forte denuncia delle ingiustizie e della violenza.
Attraverso una visione che segue le nuove correnti del documentarismo moderno, i fotografi di Pandora ci restituisco immagini che esprimono concetti. E sono forse le immagini delle megalopoli moderne a raffigurare maggiormente, una ricerca che dai luoghi di confini arriva a trovare nei simboli della modernità le stesse solitudini. 
Le persone, allora, sembrano svanire tra la massa compatta, vagando come marionette tra non luoghi. Schiacciati e oppressi, abbondonati nella confusione di diverse città, gli individui perdono la loro connotazione di identità e diventano ingranaggi inutili di un meccanismo non del tutto chiaro.

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lunedì 17 ottobre 2011

Creare in modo semplice e rapido fototessere

Avete bisogno di creare rapidamente fototessere per la carta d’identità, passaporto, patente o qualsiasi altro documento che richieda una foto di riconoscimento?  Questo post vi spiegherà come creare in maniera rapida ed economica fototessere.
Grazie all’evoluzione tecnologia digitale non abbiamo più bisogno di andare in uno studio fotografico, né di ricercare delle apposite cabine per la stampa. Esistono, infatti,  programmi e siti web gratuiti che  consentono, in modo del tutto semplice e veloce, di creare fototessere direttamente dal computer, senza doversi spostare da casa. Per prima cosa dobbiamo effettuare lo scatto per la fototessera. La foto che deve essere consegnata per il rilascio di documenti elettronici deve avere caratteristiche che necessariamente rispettino determinate regole, adottate a livello internazionale. La foto deve riportare solo il soggetto, non devono essere visibili altri oggetti o soggetti. Il viso non deve essere inclinato nè lateralmente nè verticalmente e non sono ammesse posizioni artistiche; l'inquadratura deve essere frontale e lo sguardo rivolto verso l'obiettivo. E’ consigliato l’uso di uno sfondo ( per es. un muro) che sia liscio e di colore chiaro e uniforme (preferenza per colori quali grigio, crema, celeste o bianco).  
Una volta effettuati vari scatti e scelta la posa migliore,  possiamo scegliere tra le varie applicazioni internet che ci semplificheranno la vita. Tra queste vi consiglio ePassportPhot e IDphoto4you. Sono due ottimi servizi internet che permettono la creazione di immagini per tessera in modo semplice e veloce. Una volta fatto l’upload della foto, l’applicazione genererà le nostra fototessera nelle dimensioni corrette. La PhotoCabine è un’altra interessante applicazione online, che ci consente di realizzare delle fototessere servendoci della nostra webcam. Una volta scelta l'applicazione cha fa al caso nostro non resta che stampare le nostre foto su apposita carta di alta qualità e risoluzione; nello specifico è consigliato l’uso di  carta di tipo opaca. Se invece, volessimo fare tutto da soli, esiste pur sempre Photoshop! Di seguito un video tutorial per realizzare le foto di riconoscimento.  



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domenica 16 ottobre 2011

Alexander Gronsky: psico-geografia fotografica

“Guardare un’immagine è come meditare: ci vuole tempo e soprattutto totale assenza di rumori di fondo per capire davvero una fotografia”.
La fotografia di Alexander Gronsky indaga l’ambiguità degli spazi che si trovano al confine tra i grandi agglomerati urbani e gli spazi rurali. Laddove le città si diradano e  si fa largo la natura, la neve sembra unificare il paesaggio e collegare le figure, ricoprendo e astraendo ogni superficie, al fine di appiattirne le distinzioni. 
Nato nel 1980 a Tallinn, in Estonia, Alexander ha iniziato a lavorare come fotografo all'età di 18. Entrato a far parte dell’Agenzia Photographer.ru nel 2003, lo stesso anno è stato selezionato come finalista del Joop Swart Masterclass in Olanda.  
Trasferitosi a Mosca nel 2005, è stato finalista del più grande premio russo indipendente nel campo dell'arte contemporanea, il Premio Kandinsky e nel 2009 ha vinto ha vinto il Premio Giovane Fotografo Linhof. Con i suoi scenari desolati  il fotografo estone riscopre la nozione di psico-geografia e analizza gli effetti dell'ambiente circostante sulle emozioni e sui comportamenti delle persone. 
Sullo sfondo una Russia fatta di ghiaccio, di macchine fuorimoda, di palazzi in rovina. La figura dell’uomo appare appena, se manca, è presente qualcosa  a lui strettamente correlato: cani, macchine, panni messi ad asciugare. Immagini che trasmettono la desolazione, la solitudine e il senso di vago disagio di chi viene a trovarsi in un punto indefinito.
Attraverso uno stile semplice e pulito, Gronsky indaga l'impatto dei dintorni sulle emozioni, evidenziando il ruolo metaforico delle zone di confine. Il fotografo estone dà vita ad un nuovo modo di intendere la fotografia paesaggistica, mediante uno sguardo minimalista e documentale che si serve di una tecnica tradizionale che rifiuta il fotoritocco. 
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa della sua opera.

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venerdì 14 ottobre 2011

Tutorial Photoshop: lisciare la pelle

Se pensate che lisciare la pelle con Photoshop sia un’impresa da esperti del fotoritocco digitale, vi ricrederete guardando questo video tutorial. 
In un precedente post avevamo visto come con dei semplici passaggi fosse possibile illuminare la pelle donandole un effetto beauty (guarda tutorial), qui impareremo ad usare le funzioni Filtro/Disturbo/Polvere grana e il pennello storia per levigare in maniera professionale la pelle dei nostri ritratti.



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giovedì 13 ottobre 2011

Anastasia Cazabon: l'infanzia segreta

“Le mie fotografie si ispirano alla mia infanzia. Sono la più giovane di tre sorelle e quando avevo cinque anni le mie sorelle sono andate vie per frequentare il college. Così ho trascorso la maggior parte della mia giovinezza da sola, occupando il tempo con la fantasia, costruendo storie surreali e amici immaginari. Le mie immagini cercano di riprodurre questi ricordi nel tentativo di preservarli dal tempo”.
Anastasia Cazabon è una giovane fotografa americana, nata a Boston nel 1983. Dopo aver studiato fotografia alla New England School, sta attualmente frequentando il Massachusetts College of Art and Design. Le sue opere sono esposte in varie mostre e gallerie, tra cui il Griffin Museum of Photography and the Texas Photographic Society’s National Show. Nominata per il Lucie Award nel 2005, lo stesso anno è stata insignita dell’International Photography Awards per i non professionisti. 
La fotografia di Anastasia Cazabon si colloca all’interno di un mondo immaginario che l’artista circoscrive ad un periodo specifico della sua vita. La fotografa americana ripercorre il suo passato in maniera arbitrata per raccontarci l’infanzia e la prima adolescenza
Le immagini dipingono momenti intimi attraverso una poetica del vissuto quotidiano raffinata e sottile. Un silenzio quasi monastico avvolge le atmosfere. Un senso di nostalgia sinistra, tra segreti e misteri, si fa largo. Immagini sognanti e surreali, richiami costanti di storie che hanno il potere di rendere speciali momenti in apparenza banali. 
Una fotografia che si serve sia del simbolismo, sia del significato diretto, per combinare con mestiere realtà e finzione. Dal punto di vista tecnico, Anastasia utilizza una macchina fotografica 4x5. Il processo di ripresa è piuttosto lento e richiede un lungo procedimento di studio della posa e delle luci. 
Alcune immagini vengono poi manipolate digitalmente, ma l’artista cerca di usare Photoshop in modo sottile, per non far cadere l'attenzione nella manipolazione, affinché ogni immagine sembri essere il congelamento di un momento fugace che sta per passare. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito della fotografa americana per avere una visione completa del suo lavoro.

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mercoledì 12 ottobre 2011

Tutorial bagliore diffuso: pelle luminosa e pulita con Photoshop

I ritratti possono mettere in evidenza piccoli difetti della pelle. Per creare una pelle luminosa e pulita possiamo utilizzare la funzione bagliore diffuso di Photoshop.
Si tratta di un’operazione che comporta una perdita di una serie di informazioni, ma che consente di dare una finitura “fashion” alle nostre immagini. In questo tutorial viene mostrato in modo semplice come ottenere l’effetto desiderato in pochi e facili passaggi.



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martedì 11 ottobre 2011

Antoine D’Agata: i limiti dell'indagine fotografica

Al di là della pretesa umanistica, il reportage comunica sempre valori distorti e insidiosi. La sua sopravvivenza economica è sempre dipesa da strategie logiche tese a perpetuare l’efficienza e la redditività di un sistema controllato dall’élite e a beneficio dell’élite stessa. Bisogna ricordare che nessuna fotografia può pretendere di mostrare la verità. Un’immagine mostra soltanto una data situazione sotto una prospettiva molto specifica, sia che questo avvenga in modo conscio, plateale, rilevante o meno. I fotografi devono giungere a patti con la consapevolezza che possono solo rappresentare frammenti di realtà illusorie, a cui legare la propria intima esperienza del mondo. In questo processo di funzionalizzazione di una verità irraggiungibile, sta a loro la scelta: imporre i propri dubbi sulla verità fotografica, o accettare di essere pedine impotenti del gioco mediatico”.
C’è un po’ di codardia nella posizione tipica della fotografia documentaristica, che si pone in un terreno a metà tra il voyeurismo e l’incolumità personale: è lì che si trova lo sfruttamento. In questi ultimi anni ho sperimentato nuovi metodi di lavoro, abbandonando gradualmente la mia posizione dietro la macchina fotografica per entrare io stesso nell’immagine, diventando personaggio delle mie fotografie. È l’unica posizione legittima. La fotografia è l’unico linguaggio artistico che dev’essere elaborato nello stesso istante in cui avviene l’esperienza che si ha intenzione di ritrarre. Cerco di usare la fotografia nel modo più coerente, mentre sperimento il mondo nel modo più intenso, cercando di assumermi la responsabilità delle mie azioni e riconoscendo l’esistenza e le emozioni delle persone che ritraggo”.
Antoine D’Agata è una figura controversa nel mondo dell’arte e della fotografia. Nato a Marsiglia nel 1961, D’Agata ha lasciato la Francia nei primi anni ’80, per studiare all’International Center of Photography di New York insieme a Nan Goldin e Larry Clark. Dopo aver lavorato come assistente editoriale per l'agenzia Magnum a New York, Antoine fa ritorno in Francia nel 1993, dove smette di fotografare fino al 1996. Il suo primo libro di fotografie, “De mala Muerte” viene pubblicato nel 1998 e la galleria Vu di Parigi comincia a distribuire il suo lavoro l'anno successivo. Nel 2001 pubblica “Hometown”, con il quale vince il prestigioso premio Niépce per giovani fotografi, nel 2003 “Vortex” e “Insomnia” e nel 2004 “Stigma”. Lo stesso anno entra a far parte dell'Agenzia Magnum Photo.
La fotografia di Antoine D’Agata è sincera e cruda. Il fotografo francese si immerge nei suoi soggetti marginali, senza assumere una postura morale e senza esprimere alcun giudizio. D’Agata prende le distanze rispetto ad un certo tipo di fotografia documentaristica che si avvale di simboli di facile lettura, per presentare una realtà complessa, in un equilibrio che viene continuamente rimesso in discussione tra la fotografia, come strumento di documento, e un’altra fotografia, interamente soggettiva. Una ricerca artistica, quella del fotografo francese, che non pretende di capire ciò che fotografa, ma che si impone di viverlo sulla propria pelle al fine di mostrare una personale visione sensoriale. 
Una vita da nomade, tra sesso e droga. Un percorso apocalittico, simile a quello di altri artisti eretici della cultura contemporanea come Kerouac, Artaud, Bacon e Pasolini. Immagini frutto di peregrinazioni notturne, amplificate da una percezione alterata dall’uso di sostanze psicotrope, che risultano spesso fuori fuoco, fugaci, mosse e costantemente avvolte da un profondo lirismo drammatico.
Scatti che nascono dalla casualità degli incontri, dalle situazioni e dalle scelte dettate dall’inconscio, caratterizzati da una brutalità della forma. Contrapposizioni tra sogno e realtà, incubo visionario e percezione, sessualità e poesia del corpo. Un flusso di immagini che dipinge il delirio incontrollato della solitudine della mente senza lasciare indifferenti, incantando o disgustando, ma provocando, in ogni caso, un sentimento forte e netto.
Una fotografia violenta, disordinata e complessa, che non accetta compromessi e rivela la sofferenza individuale dello stesso artista, raccontandoci l’interezza delle sue esperienze, senza conoscere un limite privato. Un lavoro che dimostra la necessità di gridare le minacce e i vuoti dell’esistenza.



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