lunedì 29 agosto 2011

Il diario fotografico di Sandy Kim

Ho iniziato a fotografare in modo da avere un diario visivo della mia vita. Amo la vita e voglio ricordare le sensazioni che provo per sempre. Fotografo qualsiasi cosa mi faccia sentire, che si tratti di una sensazione di felicità o depressione”.
Sandy Kim racconta, tramite un diario fatto di immagini, un percorso visivo di scatti disinibiti di vita quotidiana. Indicata su Dazed and Confused da Ryan McGinely, come uno dei talenti emergenti della scena fotografica americana, Sandy ci restituisce scatti, caratterizzati da leggerezza, disinibizione e disinvoltura, che testimoniano il modo di vivere di una generazione senza illusioni né inibizioni. 
Sebbene la auto documentazione sia un attività che molti cercano di fare, soprattutto da giovani, nel tentativo di cogliere un  qualcosa da tramandare nel tempo, ciò che caratterizza il lavoro di Kim è la capacità di carpire l’evoluzione narrativa e l’onestà genuina nel descrivere, con estrema leggerezza e facilità, un mondo da un futuro incerto, dove sembrano non esistere riferimenti e dove la sfera privata non ha più confini. 
La fotografa americana che scatta con delle vecchie compatte analogiche, come la Yashica t4 e la Contax T2, dimostra talento nell’uso della luce naturale e nell’innata capacità di cogliere l’attimo. Le foto di Kim sono un poetico reportage del suo private underground, un inno alla vita, senza tabù ne sensi di colpa.
Immagini che nonostante uno sfacciato e spudorato senso provocatorio sensazionalistico, hanno il merito di rappresentare con freschezza la perfezione di un momento quotidiano, fatto di goffaggine, intimità e sensazioni. Le sue fotografie raccontano storie che non possono essere verbalizzate, o forse non ne hanno il bisogno.
Ogni aspetto dell’esistenza di tutti i giorni diventa, allora, uno spunto di ispirazione, un momento da immortalare e paralizzare in una foto: il tour della band del fidanzato (batterista delle GIRLS), la vita a New York insieme a un gruppo di amici, tra self service, supermercati, letti disfatti, sesso, avanzi di cibo e vestiti strappati. 
Vi consiglio di dare uno sguardo al sito web dell’artista per avere una visione completa della sua opera.

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venerdì 26 agosto 2011

Kenro Izu - Maestri della fotografia

“La creazione di qualcosa di nuovo non è il mio interesse. Mi piace osservare molto da vicino, molto profondamente e documentare con precisione la mia visione. Cerco di usare il mio istinto, come se fossi un animale predatore. Cerco di non pensare. Resetto il pensiero e ascolto se vibra il cuore”
C'è un silenzio inquietante che traspare dalle immagini di Kenro Izu, un costante viaggio attraverso le metafore della vita, della morte e del decadimento. Nato a Osaka nel 1949, dopo gli studi al Nihon University College of Art di Tokyo, Kenro Izu si trasferisce a New York nel 1972 per lavorare come assistente fotografo. 
Due anni i più tardi apre un suo studio di still life. Considerato uno dei più esperti stampatori esistenti della tecnica del platino/palladio, Izu ha affiancato ad un prolifico lavoro commerciale, un percorso artistico fatto di diversi progetti personali.
Le sue opere sono esposte negli Stati Uniti, in Europa ed in Giappone e sono presenti nelle collezioni del Metropolitan Museum of Art, il Museum of Fine Arts di Boston, il San Francisco Museum of Modern Art e il Museum of Fine Arts di Houston e in molte altre collezioni pubbliche e private. Negli ultimi anni il fotografo giapponese ha girato il mondo per immortalare diversi monumenti sacri nei loro ambienti naturali.
La fotografia di Kenro Izu, tra nature morte di fiori, figure e monumenti, rivela la complessa bellezza della vita, con particolare attenzione nel cogliere gli elementi della tragedia e del decadimento.
Le pieghe e gli incavi della spina dorsale, la sinuosità dei fianchi, il profilo delle scapole, le curve e gli anfratti di schiena e ventre vengono disegnati nitidamente dal gioco delle ombre, così come i soffici petali di una rosa o le linee misteriose delle piramidi.
In contrasto con i fotografi moderni che sparano decine di foto ad ogni soggetto, Izu fotografa solo dopo un attenta riflessione. A causa, infatti, delle dimensioni dei negativi di grande formato (35,6 x 50,8 cm, le stesse dimensioni della stampa finale) e della dimensione del banco ottico, può trasportare solo pochi negativi con se.
Attraverso la sua tecnica unica, il fotografo giapponese riesce a catturare l'essenza spirituale del soggetto. Le sue stampe al platino, realizzate con un processo che utilizza sali ferrosi, creano una profondità sottile e una superficie opaca particolarmente apprezzata per la gamma quasi illimitata di tonalità di grigio.







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martedì 23 agosto 2011

Harold Eugene "Doc" Edgerton - Maestri della fotografia

Harold Eugene "Doc" Edgerton ha rivoluzionato la fotografia, fermando il tempo e rivelando l’emozione sconvolgente di immobilizzare il movimento, cogliendone l’elemento sfuggente e invisibile.
Nato a Fremont, Nebraska il 6 aprile 1903, Edgerton fu un grande innovatore tecnico nel campo fotografico e scientifico. Dopo aver compiuto gli studi di ingegneria elettrotecnica alla University of Nebraska, divenne dapprima ricercatore e poi docente del Massachusetts Institute of Technology (MIT).
Edgerton che si interessava di fotografia sin dalla fanciullezza, mise a punto una tecnica a luce stroboscopica che consentiva l’osservazione del movimento ad alta velocità. Il fotografo americano riuscì registrare sulla pellicola una successione di movimenti ravvicinati, che venivano tradotti in immagini multiple grazie all'ausilio di numerosi lampeggiatori elettronici sincronizzati che scattavano varie volte al secondo in un ambiente buio.
Edgerton, inoltre, mise a punto di un sistema di illuminazione flash ultrarapido ( fino a 1/1.000.000 di secondo) che gli consentì di catturare quelle che ormai sono diventate delle icone su come detenere il tempo, come gli schizzi prodotti da una goccia di latte (1936) o l'impatto di una pallottola su una mela (1954).
Un mondo sconosciuto all'occhio umano, fatto di velocità straordinarie ed imprendibili diveniva reale e comprensibile a quanti non immaginavano nemmeno che certi atti motori esistessero. Per quanto le motivazioni di Edgerton fossero scientifiche, le immagini da lui realizzate divennero ben presto popolari nel mondo artistico e sulla stampa, grazie ad uno spiccato senso della composizione e del colore.
Le sue fotografie vennero, infatti, incluse nelle mostre della Royal Photographic Society nel 1933, gli valsero la medaglia di bronzo della RPhS e vennero inserite nel 1937 nella prima mostra dedicata alla fotografia del MoMA.



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domenica 21 agosto 2011

Dropbox: copia di sicurezza fotografie

Dropbox è un software multipiattaforma (disponibile per Windows, Mac OS X, Linux,iOS, BlackBerry OS e Android) cloud based che offre un servizio online di storage gratuito e sincronizzazione automatica di file. 
La versione gratuita del programma permette l'hosting fino a 2 GB estendibili di 250 Megabyte di spazio, fino ad un massimo di 8 GB di spazio in totale, per ogni nuovo utente che si registra ed installa il client desktop tramite il nostro referral link. Si tratta di un software online molto utile per i fotografi. Grazie a questo servizio di archiviazione possiamo fare il backup (una copia di sicurezza) delle nostre foto preferite, conservandole in uno spazio online. Molto semplice ed intuito il suo utilizzo. Il disco remoto appare sotto forma di cartella, e può contenere tutti i generi di file. Per poter inserire un file è sufficiente trascinarlo. La sincronizzazione tra file remoto e file corrente è completamente automatica e l’accesso universale ai file è garantito dalla disponibilità del software per i principali sistemi operativi.
Altra utilità di Dropbox consiste nel tenere in costante sincronia i dati su praticamente qualsiasi device (computer diversi, server, cellulari). In questo modo possiamo avere le nostre foto sempre a portata di mano ed abbiamo la possibilità di mostrare i nostri lavori ad un cliente nelle situazioni più disparate. Sul fronte della sicurezza DropBox è assolutamente valido dal momento che l’intera comunicazione con il server avviene utilizzando il protocollo SSL e crittografando i dati con l’algoritmo AES-256. Inoltre, è’ possibile abilitare l’accesso ad una cartella anche solo ad  alcuni utenti, attraverso la registrazione dei loro indirizzi email.


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venerdì 19 agosto 2011

Denis Brihat: la semplicità della natura

“La fotografia è il mezzo di ricerca poetica per eccellenza; è un rivelatore dell'Universo. Il soggetto è infinito, perciò l'artista può fare opera personale in funzione della sua scelta, proprio come il pittore di fronte ad una tela bianca”.
Denis Brihat è uno dei più interessanti fotografi della scena europea contemporanea . Nato a Parigi nel 1928, Brihat inizia la sua carriera come fotografo commerciale e fotogiornalista per l’agenzia Rapho. Dopo aver soggiornato in India tra il 1955-56, realizza una serie di reportage che gli valgono il prestigioso premio Prix Niepce.

Stabilitosi, in seguito, nel sud della Francia, a Bonnieux in Provenza, indirizza il suo lavoro verso una fotografia artistica che rappresenta gli elementi della natura (still life e tableaux fotografici) con l’utilizzo di antiche tecniche alternative. 
Il fotografo francese celebra tramite i suoi scatti la bellezza del mondo mediante un minuzioso studio delle forme e dei colori. Fiori, frutta e verdura diventano immagini che evocano un lirismo senza precedenti. Nel tentativo di trovare uno stile personale, Brihat ha approfondito lo studio di antiche tecniche e vecchi processi di sviluppo fotografico
Le sue stampe esplorano diverse concentrazioni e temperature. Ogni immagine nasconde diversi procedimenti di viraggio, solforazione e ossidazione. Tra le tecniche più amate dal fotografo francese segnaliamo il "grignotage". Per grignotage si intende essenzialmente l’opposizione del colore in una fotografia in bianco e nero durante il procedimento di camera oscura, attraverso l’uso di colori minerali derivati da sali d'argento o da altri elementi (sodio, ferro, uranio, ecc.). 
Si tratta di una procedura molto complicata che consente a Brihat di realizzare colori unici per espressività. Raramente la fantasia e la padronanza di tecniche tanto sofisticate sono state utilizzate per rendere l'essenza e la semplicità della natura
Brihat ha la capacità di restituirci le emozioni che l’essere naturale sottende, emozionandoci attraverso un mix di poesia e rigore, impegno e applicazione. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito personale dell'artista per avere una visione completa della sua opera.



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martedì 16 agosto 2011

Francesc Català Roca - Maestri della fotografia

"Il fotografo sempre dubita: quale angolo di ripresa scegliere, quale velocità scegliere, quale pellicola preferire, ma non deve esitare mai al momento di scattare...il risultato della fotografia dev’essere lo stesso della narrazione scritta”. 

Ci sono fotografi che lasciano il segno e diventano modelli per coloro che sperano di catturare l’unicità del momento. Francesc Català Roca (1922-1998) è stato un grande fotografo documentarista spagnolo. La sua capacità di ritrarre istantanee di vita quotidiana con composizioni che vanno oltre la costruzione di una semplice fotografia, ci ha lasciato immagini che colgono la complessità dell'anima umana. 
Definito dal " El Periòdico de Catalunya" come il Cartier-Bresson spagnolo, Català Roca ha unito ad uno straordinario talento visuale, un lavoro meticoloso ed ossessivo. Nato il 19 marzo del 1922 a Valls, Tarragona, a soli 13 ammi si avvicina al mondo della fotografia, iniziando a lavorare nello studio fotografico del padre, Pere Catala Pic. Fracesc non condivideva, tuttavia, la stessa direzione estetica del padre, preferendo la semplicità degli scatti diretti alla manipolazione in camera oscura, così nel 1948 decide di aprire un proprio studio fotografico.
In poco tempo, il fotografo catalano si impone alla ribalta nazionale, ottenendo numerosi riconoscimenti. Tra questi segnaliamo il “Premio Nacional de Artes Plásticas” nel 1982, per la prima volta assegnato ad un fotografo. Le immagini di Català-Roca ci portano in viaggio attraverso la Spagna. 
Mediante un bianco e nero incisivo, il fotografo restituisce l’atmosfera di un Paese dilaniato dalla guerra civile. Un Paese povero, provinciale, con scarsi contatti verso l’esterno, ma allo stesso tempo vivace, instancabile e irriducibile nella voglia di andare avanti.
Le sue fotografie, chiare e impattanti, registrano la espressività di un gesto o l’energia di un movimento, concentrandosi nei dettagli simbolici. Punto di vista, inquadratura e architettura dell’immagine diventano elementi decisivi per fermare la storia. La tragedia della quotidianità viene mostrata mediante composizioni che restituiscono allo stesso tempo i due piani della verità e della bellezza.

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lunedì 15 agosto 2011

Come ottenere foto nitide

Una caratteristica che accomuna le foto dei professionisti è sicuramente una nitidezza cristallina. Pensa ad esempio ai ritratti tipici della fotografia pubblicitaria oppure a molte spettacolari foto paesaggistiche. Per fortuna, i "trucchi" per ottenere foto nitide sono alla portata di tutti, non necessitano di abilità da professionisti. In questo articolo, vediamo tutto quello che serve sapere per aumentare la nitidezza delle nostre foto.
Perché una foto non risulta nitida?
Sono principalmente quattro le cause di foto poco nitide:
  • messa a fuoco sbagliata,
  • movimenti del soggetto o dei soggetti troppo rapidi,
  • movimenti del fotografo (tipicamente vibrazioni impresse alla fotocamera),
  • eccessivo rumore.
Vediamo ora quali sono i modi per ovviare a questi problemi.

Usare un treppiede, lo scatto remoto e sollevare lo specchio

Il consiglio più banale e anche molto frequente, è quello di fissare la fotocamera ad un treppiede. In questo modo si eliminano, o si riducono quasi a zero, le vibrazioni della fotocamera. In assenza di un treppiede vale il concetto generale di appoggiare la fotocamera ad un supporto stabile.Per massimizzare l'efficacia del treppiede, o di un sostegno in generale, meglio evitare di premere il pulsante di scatto. Non intendo, ovviamente, di non fare le foto, ma di usare un controllo remoto per scattare le foto. In assenza di questo, è sempre possibile usare il timer, impostando la fotocamera per l'autoscatto a 5 o 10 secondi, le vibrazioni impresse dal dito premendo il pulsante di scatto hanno tempo di spegnersi.Inoltre, quando usi il treppiede, disattiva la stabilizzazione sull'obiettivo. Quando non ci sono vibrazioni infatti, lo stabilizzatore, "cercandole", ne crea di aggiuntive. 
Su molte fotocamere reflex, inoltre, è possibile sollevare lo specchio. È una funzione solitamente accessibile dal menù della fotocamera, molto usata nella fotografia di paesaggio. Attivandola, lo specchio che si trova all'interno della fotocamera viene sollevato, non è più possibile vedere la scena inquadrata nel mirino ma si riducono le vibrazioni al momento dello scatto. Quindi è una funzione da attivare dopo aver composto e messo a fuoco la scena.Avrai intuito che questi consigli non sono applicabili quando si fotografano soggetti in movimento o quando semplicemente non è possibile portare con sé un treppiede o non si ha modo di posizionarlo. Vediamo allora di cosa fare quando bisogna per forza scattare con la macchina in mano.

Minimizzare le vibrazioni della fotocamera tenuta in mano

Nessun essere umano è in grado di stare immobile come una roccia. Qualsiasi piccola vibrazione del tuo corpo si trasmette anche alle tue mani e quindi alla fotocamera che stai reggendo. Quando queste vibrazioni sono troppo forti, diventano visibili anche nelle foto, causando l'effetto mosso. Ci sono molti modi per ridurre il mosso dovuto ai movimenti del fotografo:

  • usa obiettivi stabilizzati, che su Canon sono identificati dalla sigla IS e su Nikon sono identificati dalla sigla VR,
  • scatta al termine dell'espirazione,
  • se hai una reflex, tieni la mano sinistra sotto il corpo della fotocamera e appoggia bene l'occhio contro il mirino 
  • se possibile, appoggia la schiena ad una parete oppure abbraccia un palo,
  • ricordati di usare un tempo di esposizione che sia al massimo il reciproco della lunghezza focale usata, ad esempio con un 50 mm usa un tempo pari 1/60s o più piccolo (tieni però in considerazione il crop factor),
  • usa lo scatto multiplo, in una raffica di scatti allo stesso soggetto è probabile che quelli centrali risultino più nitidi del primo e dell'ultimo.
Infine, se il soggetto si muove molto velocemente, usa un tempo di posa sufficientemente breve affinché il suo movimento non crei delle scie.

Anche la giusta apertura aiuta

Quando la profondità di campo è più bassa di quel che vorresti, le parti di foto lontane dal punto di messa a fuoco risultano sfocate. Per far sì che l'intera foto, dal primo piano lo sfondo, sia totalmente a fuoco è necessario usare valori elevati per l'apertura. Con un valore pari ad f/16 vai sul sicuro. Attenzione a non spingerti troppo oltre. Un'apertura troppo chiusa, quindi un valore troppo alto, può causare problemi di rifrazione e diminuire la nitidezza invece che accrescerla.Un'altra tecnica molto diffusa è quella di usare l'iperfocale, o distanza iperfocale.
Si tratta della distanza di messa a fuoco che estende la profondità di campo dalla sua metà all'infinito. La distanza iperfocale dipende dalla lunghezza focale, dall'apertura e dal crop factor. In poche parole, se una determinata combinazione di questi parametri porta ad una distanza iperfocale di 1 m, significa che, mettendo a fuoco un oggetto distante 1 m dalla fotocamera, tutto ciò che va da mezzo metro fino all'infinito sarà a fuoco. Il modo migliore per misurare la distanza iperfocale è usare strumenti come quelli forniti dal sito http://www.dofmaster.com/. Infine, ogni obiettivo ha quello che in inglese si definisce "sweet spot" ovvero il valore di apertura in cui si raggiunge la nitidezza massima. All'incirca questo si ottiene con un apertura superiore di due stop rispetto l'apertura massima possibile per al obiettivo. Quindi un obiettivo con apertura massima a f2.8 dovrebbe avere il suo sweet spot a f5.6. Non si tratta però di una regola scientifica. Il modo migliore per scoprire il sweet spot della tua fotocamera è scattare a diverse aperture e osservare quale di queste tende costantemente a produrre foto più nitide.

Riduci la sensibilità il più possibile

Come scrivevo all'inizio, la nitidezza si perde anche a causa del rumore. Il rumore si genera quando aumenta l'ISO, ovvero la sensibilità della fotocamera alla luce.I casi in cui è necessario alzare l'ISO sono solo quelli in cui la luce molto scarsa. Cerca sempre di tenere l'ISO al minimo valore possibile sulla tua fotocamera.

Se hai qualche euro che ti avanza...

I consigli qui sopra si possono mettere in pratica indipendentemente dall'attrezzatura a tua disposizione. Se pensi di investire in un nuovo obiettivo, ricordati che la sua qualità influisce sulla nitidezza delle foto. Gli obiettivi in assoluto più nitidi sono quelli a focale fissa. Il minor numero di componenti all'interno di questi obiettivi garantisce immagini di qualità superiore. Quando invece acquisti un obiettivo zoom, considera che ciascun produttore comunque ha la sua linea di ottiche di alto livello, come ad esempio gli obiettivi della serie L di Canon.

Articolo di Alberto Cabas Vidani. Trovi altri articoli sulla fotografia scritti in un linguaggio chiaro e semplice sul suo blog www.fotocomefare.compagina Facebook e  canale Youtube di FotoComeFare.


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venerdì 12 agosto 2011

Google+: strumento di promozione per i fotografi

Google+ è il nuovissimo Social Network firmato Google. Semplice e intuitivo,  con un look accattivante, Google+ è una nuova rete sociale per comunicare con i propri amici, rimanere aggiornato sulle news da tutto il mondo, conversare in video-chat multiple e molto altro ancora. 
Google+ rappresenta, inoltre, una nuova eccellente finestra per i fotografi.  Non solo i professionisti possono disporre di un nuovo canale di promozione, ma anche gli amatori hanno la possibilità di incrementare la visibilità, condividere e imparare. Al momento si accede al nuovo social network  solo tramite invito. Questa strategia, che ha contribuito al successo di Gmail e al fallimento di Wave, ha alimentato l’ennesima caccia sul web di un “biglietto” d’entrata.
Prima di avventurarsi a pubblicare le nostre immagini  consiglio una lettura delle condizioni, è necessario, infatti,  conoscere le norme che regolano  i diritti. I termini di servizio recitano:11.1 Lei detiene il copyright e qualsiasi altro diritto che lei già possiede sul Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi. Accettando, inviando o visualizzando il contenuto lei concede a Google una licenza eterna, irrevocabile, mondiale, priva di royalty e non esclusiva a riprodurre, adattare, modificare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi. Questa licenza ha come scopo esclusivo l’abilitazione di Google a visualizzare, distribuire e promuovere i Servizi e può essere revocata per determinati Servizi come definiti nei Termini Ulteriori di quei Servizi”.
Seppure questa norma, che ripercorre le analoghe disposizioni di Facebook e Flickr, potrebbe sembrare allarmante, in quanto potremmo correre il rischio di vedere le nostre foto pubblicate su riviste o giornali senza che il nostro nome appaia nei credits. Tuttavia, bisogna tenere presente che se un social network usasse una foto per scopi che esulano dalla semplice condivisione sul proprio sito, andrebbe ad incrinare un rapporto di fiducia con tutti i propri utenti, che ne rappresentano lo stesso patrimonio.

Se si carica una foto o un video in Google+, il contenuto verrà archiviato in un album web Picasa. Il nostro account Google consente di configurare la privacy delle nostre foto e gli album con grande flessibilità. A rendere unico questo Network è, infatti,  la possibilità di rendere visibili le proprie informazioni personali solo alle persone desiderate, potendo, di fatto, scegliere non solo se rendere le immagini pubbliche (visibili da chiunque nel Web) o private (all’interno del network) ma anche  visibili solo ed esclusivamente ad una singola persona o un gruppo ristretto di amici. Tra le opzioni base di questo nuovo servizio segnaliamo  la possibilità di etichettare una foto, aggiungere titoli e parole chiave, modificare la memorizzazione dei dati exif, il tutto in uno spazio  libero di  1 GB.  espandibile a prezzi convenienti. Con 5 dollari all’anno (3,5 euro) possiamo aumentare il nostro spazio a 20 GB , con 20 dollari all'anno (14 euro) a 80 GB, con 200 dollari (140 euro) a 200GB. Il formato per caricare le immagini arriva fino ad una larghezza di 2.048 pixel.
Di sicuro interesse sono le Cerchie, ovvero le liste in cui possiamo dividere i contatti.  Tramite questa suddivisione è possibile indirizzare un aggiornamento di stato, un video condiviso, un'immagine o  un link  solo a determinate persone o ad un singolo utente. 


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giovedì 11 agosto 2011

"Serpens" di Guido Mocafico

La prima volta che ho fotografato un serpente da vicino sono quasi svenuto. Ho sempre avuto il terrore di questi rettili, ma li trovavo anche terribilmente affascinanti. Sentivo una forma di repulsione- attrazione di fronte a questi esseri viventi. Il mio obiettivo nel realizzare la serie “Serpens”  è  esplorare la contraddizione di queste emozioni umane, la commistione tra paura e desiderio che rivela qualcosa di primordiale sulla nostra specie”.
Di origine italiana, Guido Mocafico nasce in Svizzera nel 1962. Specialista dello still life, lavora regolarmente per riviste internazionali come Numéro, Vogue Paris, Big, The Face. Mocafico, che vive a Parigi, ha trovato una maniera molto originale di fare arte. 
La serie “Serpens” ritrae la bellezza, la sinuosità e l’eleganza di varie specie di serpentiIl fotografo si avvale della collaborazione di erpetologi, negozi di animali e musei, per costruire nature morte con le forme e i colori dei rettili. I serpenti vengono sistemati da un esperto in una scatola di plastica trasparente foderata di tela nera.
Mocafico da una distanza di circa un metro aspetta che si formino delle trame interessanti per congelarle tramite lo scatto.  Le sue foto mettono in evidenza la singolare bellezza dell'animale che le società umane hanno identificato simbolicamente sia con significati positivi (per gli Yaqui messicani, il serpente rappresentava lo sciamano) che negativi (come accade nella Bibbia in cui rappresenta Satana).  
Attraverso i colori, le squame e le forme dei serpenti, Megafico  dà vita a opere di  straordinario impatto visivo che esplorano il fascino  e il mistero della natura di questi rettili. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell'artista per avere una visione completa della sua opera.

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lunedì 8 agosto 2011

Izis Bidermanas - Maestri della fotografia

"La fotocamera di Izis è una scatola magica. Dalle sue mani fioriscono come per incanto esseri e cose che si aprono e si animano come quei fiori di carta giapponesi che, posti in un bicchier d' acqua, diventano all' istante esseri o cose di un immediato passato. Più tardi, deposte fra le pagine di un libro, sembrano dormire nei loro letti di carta. Ma il lettore apre il libro e le ridesta alla vita quando vuole, e le riconosce anche se non le ha mai viste prima" (Jacques Prévert).
Israëlis Bidermanas, detto Izis, è considerato uno dei più grandi fotografi del XX secolo. Facente parte di quella corrente del Secondo Dopoguerra definita “fotografia umanistica”, insieme ai fotografi Brassaï, Robert Doisneau, Willy Ronis, Cartier-Bresson, Izis ha sviluppato quella visione dello scatto che partendo da un dato realistico, filtrato attraverso la propria esperienza personale, rende l'immagine non solo una versione documentaristica della realtà, come accade nei reportage, ma un insieme di perfezione formale, contenuto, tempo, azione ed emozione.

Nato a Marijampole (Lituania) nel 1911, Izis si appassiona sin da giovane alla pittura. Attratto come molti suoi contemporanei dalla Parigi “capitale delle arti”, si trasferisce in Francia nel 1930 privo di soldi e senza conoscere una parola di francese. Dopo un periodo difficile, viene assunto in un laboratorio fotografico.
Nel 1941 l’occupazione tedesca costringe Bidermanas a rifugiarsi a Limoges. Nel 1944, con la liberazione di Limoges da parte della resistenza francese, Izis diventa fotografo. Dopo essersi unito alla resistenza, realizza, infatti, una straordinaria serie di ritratti dei partigiani, che lo fanno notare per stile e tenica. 

Dal 1949 Izis inizia a collaborare regolarmente con la rivista Paris-Match (per la quale fotografa molti artisti dell’epoca : da Grace Kelly a Cocteau, Colette, Gina Lollobrigida, Édith Piaf e Orson Welles, realizzando tra l’altro reportage fotografici in Algeria, Israele, Portogallo ed Inghilterra. Nel 1951 pubblica, con i testi dell’amico Prévert, quello che da molti viene considerato il suo capolavoro: Paris des Rêves.
 L'opera ottiene un enorme successo ed ancora oggi rimane un’eccellente testimonianza della sua arte. La fotografia di Israëlis Bidermanas ricerca una perfezione formale, non solo nelle tonalità e nei rapporti geometrici, ma nella simbiosi tra contenuto,tempo ed azione. Nonostante le sue foto appaiano semplici, risultano cariche di realismo poetico. Con uno scatto forse meno romantico di Doisneau, ma immerso da una malinconia mista a dolcezza, Izis riflette nei suoi soggetti la dura esperienza della guerra.
Nelle immagini dei quartieri popolari, dove la strada è teatro della vita, ogni dettaglio diventa motivo per raccontare la realtà umana. Bidermanas usa a suo piacimento le forme e la luce per plasmare dei mondi che prediligono atmosfere notturne e misteriose per rivelarci l’atmosfera di libertà ritrovata e ritorno alla vita.



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