sabato 30 aprile 2011

La fotografia di Shaden Brooke

“Voglio che la mia immaginazione vada al di là della fotografia, per toccare la pittura e stili alternativi di arte. Non sono innamorata di un particolare strumento artistico, ma della possibilità di rappresentare visivamente le storie che ho nella mente”
Mi sono imbattuto nel lavoro di Shaden Brooke e ne sono rimasto affascinato. La  giovane fotografa americana nata a Lancaster nel Marzo del 1987, propone visioni che si estendono oltre il regno della macchina fotografica, ritraendo storie ai confini dell’immaginario. Shade rappresenta un mondo a tratti capovolto, a tratti riflesso, sospeso tra reale, irreale, sogno e realtà. 
Le sue immagini sono favole oscure che affrontano temi esistenziali, con la semplicità di un tocco fanciullesco. Nata e cresciuta in una cittadina di periferia circondata dalla natura, nei pressi di una comunità Amish, Shaden ha studiato cinema presso la Temple University di Philadelphia. 
Con il tempo si è appassionata sempre di più al linguaggio fotografico, tanto da farne la sua attuale professione. L’artista, che attualmente vive e lavora a Los Angeles, dà vita ad un linguaggio concettuale in cui fonde con straordinaria sapienza illuminazione, narrazione e  composizione.  Le sue immagini manipolate e stravolte attraverso un uso impeccabile della post produzione digitale  creano situazioni d’impatto, che hanno il pregio di scavare nell’inconscio delle nostre paure e delle nostre fantasie. 
Immagini dal formato quadrato, caratterizzate da una texture pesante che creano un’estetica pittorica, ridefinendo i confini della stessa fotografia. Scatti che criticano la razionalità cosciente, liberando le potenzialità immaginative dell'inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo "oltre" la realtà.
 La fotografa  americana pone le basi per una  nuova forma di drammaticità. Mediante immagini ovattate dalla bellezza artistica, Shaden Brooke questiona le nostre certezze, nascondendo ciò che visibile, per  riflettere le angustie e le preoccupazioni dello stesso significato della vita. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione completa della sua opera.





Leggi tutto...

venerdì 29 aprile 2011

Come rintracciare fotocamere rubate o perse: Stolen Camera Finder

Avete perso la vostra fotocamera o ve l'hanno rubata in un attimo di distrazione? Il programmatore Matt Burns ha realizzato un motore di ricerca, Stolen Camera Finder, che analizza i dati EXIF delle foto alla ricerca del numero seriale.
Molte macchine fotografiche digitali memorizzano il numero di serie della fotocamera nelle informazioni EXIF della foto. Agli utenti basterà inserire il seriale della fotocamera o caricare una vecchia foto realizzata con la medesima macchina persa o rubata per avere la possibilità di scoprire dove si trovi la macchina smarrita.
Se si è già modificata la foto con programmi come GIMP, Adobe PhotoShop, PaintShop, ecc., è possibile che una parte dei dati EXIF sia stata cancellata, dunque è  meglio inserire immagini non modificate della fotocamera stessa (in genere RAW, anche se molte volte è consigliato il file JPEG perché vi sono scritti più dati EXIF).
Chi ha trovato la macchina fotografica o chi l’ha rubata potrebbe, infatti, aver caricato delle foto scattate con la fotocamera in Internet. Il servizio è gratuito e si fonda sul principio che la quantità di immagini caricate online continua a salire vertiginosamente.

Leggi tutto...

giovedì 28 aprile 2011

Corso Adobe Lightroom: riduzione rumore, nitidezza e bianco e nero

La riduzione del rumore è un metodo con cui il software elimina l’eccessivo rumore digitale da un’immagine: in genere questo avviene attraverso la sfocatura e la miscelazione dei pixel nelle aree che interessano il rumore. 
Dal momento che l’effetto è di norma creato mediante un offuscamento o processo di fusione, l’immagine appare più morbida. Per questo la maggior parte degli strumenti di riduzione del rumore integrano anche una funzione di regolazione della nitidezza che, nel caso di Lightroom, ha quattro valori da impostare per ottenere il meglio dall’immagine dopo aver ridotto il rumore. Per ridurre il rumore ci sono due controlli che gestiscono luminanza e crominanza con cui bisogna trovare il giusto bilanciamento senza andare ad intaccare troppo i dettagli, che si possono recuperare ricorrendo alla sezione sharpening.



Nel secondo tutorial  vedremo come realizzare un bianco e nero ad impatto in un’immagine direttamente da Lightroom. Con Lightroom è possibile, infatti,  ottenere dei bianco e nero digitali di ottima qualità  con gli strumenti che troviamo nel modulo Sviluppo, nei pannelli HSL e Divisione toni.



Leggi tutto...

mercoledì 27 aprile 2011

"Photo opportunities" di Corinne Vionnet

"Photo opportunities" è il titolo del progetto fotografico realizzato da Corinne Vionnet. Attraverso la sovrapposizione di centinaia di immagini di monumenti famosi scattate in giro per il mondo da turisti anonimi e pubblicate on line, l’artista svizzera ha prodotto una nuova versione dell’immagine del monumento caratterizzata dai contorni morbidi e  colori pastello. 
Un risultato che sembra catturare il passaggio del tempo e della presenza umana senza alterarne la riconoscibilità del luogo. Nel gergo dei professionisti Photo opportunities” sono le occasioni (di solito ufficiali) per scattare foto di politici o celebrità. Pare che il termine sia stato coniato dal presidente Nixon, che usava questa formula per convocare i reporter in set predisposti allo scopo di farlo ben figurare.
Di qui la nascita dellaccezione negativa del termine, che è passato ad indicare uno pseudo-evento mascherato da notizia. Vionnet fornisce, con sguardo provocatorio, unanalisi nei confronti del turismo di massa, sulla democratizzazione delle immagini e lomologazione delle stesse (di questo avevamo parlato in un post passato). 
Al di là dell’effetto fotografico in sé, simile ad un morbido effetto panning,   il  risultato sta nel cogliere come  tutti scattiamo la stessa foto, dallo stesso punto di vista, come diverse persone abbiamo la stessa visione dello stesso oggetto. Susan Sontag  nel suo libro "Sulla fotografia" affermava che il turista vede le immagini del suo viaggio come un premio, come se le fotografie scattate dai turisti mirassero solo a dimostrare la presenza di fronte al monumento in un dato momento storico, per portare a casa un'attestazione, una prova  che si sono avventurati a visitare luoghi esotici lontani da casa.
Le immagini di Vionnet tracciano la distinzione tra chi scatta un flusso automatico ed incosciente, che costituisce memoria del solo apparecchio fotografico e chi attraverso una continua ricerca comunica una sua personale visione interpretativa.

Leggi tutto...

martedì 26 aprile 2011

Schilte e Portielje: tra la fotografia e il disegno

“Collaboriamo senza seguire un piano prestabilito e senza ruoli definiti. Entrambi selezioniamo frammenti di immagini da un archivio di immagini digitalizzate che abbiamo creato negli anni. Poi, sempre in modo indipendente l’uno dall’altro, studiamo se con le immagini selezionate sia possibile creare un concetto per un nuovo lavoro. Durante questo lungo processo di trasformazione, disegno, pittura, addizione e sottrazione, si generano continuamente nuove possibilità e nuove idee”.

La coppia olandese Schilte & Portielje plasma un mondo surrealista abitato da figure solitarie, misteriose e audaci. Portielje Jacqueline ('58), che ha studiato pittura e Huub Schilte ('53), di formazione  architetto, vivono e lavorano a Rotterdam.
La loro opera è un sincretismo di stili. La fotografia è l’ingrediente principale della loro arte, a cui si somma l’utilizzo costante del computer, come strumento che permette la fusione e la sperimentazione. La loro ricerca è volta a trovare il giusto equilibrio tra pittura, disegno e fotografia. 
Il computer è il pennello, ma anche l’elaboratore per sommare, sottrarre, trasformare le immagini. La fotografia è invece la tela: dopo il disegno e il ritocco artistico, viene stampata su lino o su pannelli in più sezioni, che verranno ricoperti di vernice per esaltarne i toni. Ecco allora che da un’immagine nasce un’ altra immagine, sempre rigorosamente, in bianco e nero. Per i due artisti, le gradazioni di grigi servono ad aumentare la distanza che separa l’arte dalla realtà.
Figure androgine delicatamente sensuali, corpi ritratti a metà tra enigmaticità e schiettezza, modernità e richiami al passato. Un lavoro che se concettualmente affianca aspetti fondamentali dell’essere umano, si serve dell’ambiguità per lasciare maggiore spazio a interpretazioni ed identificazioni.
Figure avvolte in una sorta di intangibilità, velate e impenetrabili che traspirano potenza ed eleganza, riprese il più delle volte di spalle o di profilo per accennarne appena i segni. Opere che riflettono il mondo esterno attraverso una lente surreale che stabilisce un costante dialogo tra la fotografia ed il disegno. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito web degli artisti per avere una visione completa della loro opera.

Leggi tutto...

lunedì 25 aprile 2011

Fujifilm FinePix X100: un tuffo nel passato con la tecnologia del presente

Fujifilm FinePix X100 nasce con l’obiettivo di rivaleggiare a viso aperto con alcuni prodotti della fascia premium, come ad esempio la Leica X1. Si tratta di un prodotto che dal suo primo annuncio ha raccolto grande interesse tra gli appassionati di fotografia.
Un prodotto di prima fascia nelle caratteristiche e nel prezzo (sugli 890 euro). La FinePix X100 si caratterizza per un design minimalista ed ergonomico, con un equilibrio pressoché perfetto tra comodità e facilità nell’utilizzo, con i selettori delle modalità di scatto, tempo, compensazione dell’esposizione, anelli di messa a fuoco manuale e dell’apertura, collocati con cura per facilitare il controllo della macchina. Mentre nella parte superiore e sull’ottica troviamo i controlli principali, sul retro l’aspetto è quello di una moderna fotocamera digitale: un display LCD da 2,8” con 460 mila punti, affiancato a sinistra dai selettori del controllo. 
La FujiFilm FinePix X100 trasmette ottime sensazioni per solidità e maneggevolezza, grazie alla scocca in lega di magnesio, con un peso intorno a 450 gr comprese la batteria e la scheda di memoria SD. Lo chassis è stato rifinito con rifiniture in cuoio per una presa in mano comoda e sicura. Dotata di un sensore CMOS in formato APS-C da 12,3 megapixel ed equipaggiata con un’ottica Fujunon a focale singola equivalente a 35 mm con massima apertura di F:2. E’ capace di catturare video HD con risoluzione pari a 720 pixel e disporre una slitta per il flash. 
La FujiFilm FinePix X100 trova nel mirino ibrido la sua vera caratteristica esclusiva e innovativa. In pratica unisce la “cornice luminosa” tipicamente presente nelle fotocamere a pellicola di gamma alta, come anche nelle medio formato, al mirino elettronico delle cosiddette “mirrorless” o con ottica fissa. Così il mirino ibrido della FinePix X100 è in grado di accontentare tutti, sia i fotografi “tradizionalisti”, che apprezzano la nitidezza di un mirino ottico, sia quelli “moderni”, poiché visualizza numerosi dati tra cui la velocità dell’otturatore, apertura, bilanciamento del bianco, correzione dell’esposizione e la sensibilità ISO.



Leggi tutto...

sabato 23 aprile 2011

Morire per fotografare: due fotoreporter uccisi a Misurata

"Se le vostre foto non sono abbastanza buone, non siete abbastanza vicino”.(Robert Capa). Soldati di ventura, per lo più freelance, senza uno stipendio fisso e nessuna organizzazione robusta alle spalle. I fotoreporter cercano di avvicinarsi alla realtà per restituircela con una immagine
Si insinuano attraverso i conflitti, dove gli altri non arrivano, sopravvivendo tra i rischi e i pericoli. Senza di loro, senza i loro scatti, sapremmo poco o nulla, della violenza delle guerre. Il fotoreporter con un’immagine può riassumere un capitolo di storia, una immagine può essere spietata, tagliente, rimanere più impressa dei vari servizi che passano alla tv. Una professione con un alone di fascino che vive nello stretto confine tra vita e morte.
Dilaniati dai colpi di mortaio, sparati nel cuore di Misurata, due reporter, uno inglese e l'altro americano, Tim Hetherington e Chris Hondros sono rimasti uccisi il 21 Aprile, mentre si trovavano con altri colleghi a Tripoli Street, epicentro dei combattimenti fra governativi e insorti. I due reporter erano arrivati solo l’altro giorno a Misurata e stavano cercando di raccontare la disperata resistenza che la città sta opponendo ormai da 60 giorni, all'assalto delle truppe di Gheddafi. Le vittime Chris Hondros e Tim Hetherington, entrambi di 41 anni, erano molto conosciuti nell’ambiente del giornalismo di guerra. 
Nato a Liverpool nel 1970 e laureato in letteratura a Oxford, Tim Hetherington ha documentato tutti i conflitti degli ultimi anni dalla Liberia, alla Sierra Leone, passando per la Nigeria e l'Afghanistan, realizzando un documentario "Restrepo" che ha ottenuto la nomination agli Oscar e ha vinto il famoso Sundance Film Festival. Durante la guerra civile in Liberia del 2003, Hetherington ed il suo collega James Brabazon erano stati gli unici giornalisti stranieri a vivere dietro le linee ribelli, tanto che l'allora presidente Charles Taylor aveva emesso un ordine di esecuzione nei loro confronti.
Gli scatti di quella guerra sono stati raccolti in due libri, An Uncivil War (2004) e The Devil Came on Horseback (2007). Nel 2007 il fotografo ha vinto il World Press Photo of the Year. L'altra vittima, l'americano Chris Hondros, è un reporter di 41 anni, candidato al premio Pulitzer, l'Oscar del giornalismo americano. Nato a New York , lavorava per l'agenzia Getty Images. Nel 2005 aveva vinto il premio Capa, il più prestigioso riconoscimento di fotogiornalismo dedicato al grandissimo fotografo Roberto Capa.
Figlio di immigrati, aveva trascorso gli anni '90 lavorando come fotoreporter nella aree più calde del pianeta inclusi il Kosovo, l'Angola, la Sierra Leone, l'Iraq e l'Afghanistan. Le sue opere erano apparse sulle copertine di riviste come Newsweek ed Economist e sulle prime pagine di quotidiani come il New York Times, il Washington Post e il Los Angeles Times.



Leggi tutto...

venerdì 22 aprile 2011

Lester Lee Po Fun: nudi femminili

“Con la mia fotocamera, posso fermare il tempo”. Lester Lee Po Fun è un fotografo cinese noto per fotografie di nudi femminili. Dopo aver studiato al Politecnico di Manchester, nel nord dell'Inghilterra e essersi diplomato al College of Arts and Design di Bournemouth, nel 1990 si trasferisce in Spagna per lavorare nell’agenzia pubblicitaria J. Walter Thompson e poi per EMI e Sony Music. Lavora nel mondo della moda per la rivista Vanity fotografando celebrità come Jodie Foster, Paco Rabanne e Tom Jones. 
In soli tre anni, Lester Lee diventa uno dei più grandi fotografi del settore, tanto da venire indicato come uno dei 20 fotografi più importanti in Europa da Kodak Europa Panorama nel 1993. Anche se la mole principale del suo lavoro si concentra nel settore della moda e della pubblicità, Il fotografo cinese affianca una produzione personale artistica e concettuale.
La sua produzione  vanta numerosi riconoscimenti tra cui il British Design and Art Direction Award, il Cannes Lions award, Hong Kong Institute of Professional Photographers (HKIPP) e l’Asia Photo Awards. Negli ultimi anni il fotografo è tornato in patria aprendo uno studio personale a Hong Kong. 
Le sua opera mostra uno stile che mescola le influenze europee con il patrimonio culturale asiatico. Descritto da alcuni critici come “un mago del nudo femminile", Lester Lee ritrae la bellezza in immagini accattivanti che sanno cogliere il fascino in pose plastiche. Attraverso i suoi scatti viene richiamata l'eleganza e la fierezza della nudità, ora rievocando icone del classicismo, ora mediante un approccio più concettuale che non disdegna la tecnica delle lunghe esposizioni o del montaggio. 
Mediante la grande padronanza del mezzo fotografico e la capacità di giocare con le forme e con la luce, Lester Lee riesce a superare una rappresentazione freddamente oggettiva del corpo, comunicando sensazioni ed emozioni, che oltre a cogliere l’alto potenziale erotico, ricercano l’armonia delle linee con grande senso della composizione e dei chiaroscuri. Date uno sguardo al sito web dell'artista per avere una visione completa della sua opera.

Leggi tutto...

giovedì 21 aprile 2011

Corso Adobe Lightroom: chiarezza, vividezza, curva di viraggio e correzione lente

Dopo aver visto come importare le foto e il bilanciamento del bianco ed esposizione, guardiamo come comportarci con i comandi di chiarezza, vividezza, curva di viraggio e correzzione lente. 
Grazie al videotutorial di Marco Sero possiamo con molta semplicità scoprire l'uso dei comandi di Adobe Lightroom.



Leggi tutto...

mercoledì 20 aprile 2011

I fotomontaggi di John Heartfield

“La fotografia è un mezzo meccanico; il fotomontaggio è l’elaborazione dei suoi prodotti”.
John Heartfield è un artista che si è fatto esemplare interprete di un’epoca. Nato in Germania, a Berlino  nel 1891 con il nome di Helmuth Herzfeld, fin da giovane si dedica all’arte. All'età di quattordici anni Helmut lascia la scuola e inizia a lavorare a Wiesbaden presso il libraio Heinrich Heuss. Nel 1907 inizia la carriera artistica lavorando nello studio di un pittore locale, Hermann Bouffier. Due anni dopo, mentre il padre muore in esilio all'insaputa dei figli, Helmut frequenta la Scuola delle Arti Applicate a Monaco di Baviera, specializzandosi nella realizzazione di poster. Nel 1912 trova lavoro come designer a Mannheim, dove realizza le sue prime copertine di libri. L'anno seguente si trasferisce a Berlino per studiare alla Arts and Crafts
Con lo scoppio della prima guerra mondiale anglicizza il suo nome per protesta contro la politica imperialista tedesca. Amico di Grosz, alla fine del conflitto, entra nel partito comunista e partecipa alla fondazione del dadaismo berlinese. Impegnato contro il nazismo, deve fuggire a Londra nel 1939. Dopo la guerra torna nella Repubblica Democratica Tedesca rimanendoci fino alla morte nel 1968. Convinto che il lavoro dell’artista rappresentasse un “mezzo di lotta per la libertà e la rivoluzione”, John Heartfield fin dai suoi primi collages comprese l’efficacia di questo mezzo per battersi allo stesso tempo contro l'ordine sociale storicamente determinato e contro l’arte e la cultura borghese
L’arte del fotografo tedesco mira all’azione e non alla contemplazione. Viene misurata in base all’efficacia, ovvero al suo contributo nella lotta contro le strutture capitalistiche e il regime nazista. Usando gli strumenti dello shock e del contrasto visivo e spaziale, Heartfield rinnova il concetto di realismo intervenendo su linguaggio e contenuto. I suoi collages uniscono l’effetto visivo a quello contenutistico di uno slogan o di un testo, attraverso la ricerca di una percezione globale che concepisse l’unitarietà e indossulubilità degli elementi testuali e visivi. 
L’artista montatore opera una trasformazione provocatoria della realtà. Guardando le immagini si resta sbalorditi da un lato dall’aspetto documentario e dalla quantità di informazioni che racchiudono, dall’altro dalla chiarezza  simbolica comunicativa.



Leggi tutto...

martedì 19 aprile 2011

Fredrik Ödman: fotografia tra sogno e realtà

“È possibile effettuare splendide foto con una macchina fotografica a buon mercato, ma lo stesso non può essere fatto con attrezzature più costose, se non si sviluppano talento e conoscenza. Non importa come è stata creata un'immagine, è il risultato finale a tenere valore”.
Fredrik Ödman è un fotografo nato a Ängelholm (Svezia), che mescola la fotografia con altre tecniche artistiche per ottenere immagini sinistre, fantastiche e surreali. Attraverso uno stile pittorico a volte oscuro, a volte divertente e a  volte spaventoso, il fotografo svedese  porta lo spettatore in un viaggio al confine tra sogno e realtà.
Le sue immagini rappresentano il punto d’incontro tra logica, fantasia e follia. Scatti caratterizzati da estrema precisione e una cura maniacale nel dettaglio. Un lavoro da chirurgo effettuato grazie alla manipolazione digitale. Immagini che nascondono sempre nuove possibilità e danno un’enorme  profondità al quadro. 
Dal punto di vista tecnico gli scatti di  Fredrik Odman non richiedono macchine fotografiche di ultima generazione. Attualmente il fotografo lavora con una macchina fotografica di medio formato Mamiya RZ ed una Nikon D50. Il grosso del lavoro viene effettuato al computer, assemblando gli scatti e costruendo atmosfere. 
Nel suo sito possiamo scoprire diversi progetti che rappresentano anche paesaggi mozzafiato e scene di natura astratta o composizioni di fotografia urbana. La luce e il colore rimane l'asse intorno a cui gira la sua opera.
Tra moderni burattini umani, composizioni fantastiche di animali e personaggi oscuri, Fredrik Odman ci conduce in un mondo parallelo dove le nuove tecnologie digitali rappresentano uno strumento per dare libero sfogo alla creatività. Vi consiglio di dare uno sguardo al sito dell’artista per avere una visione più completa delle sue opere.

Leggi tutto...

lunedì 18 aprile 2011

Fotografare la scia delle stelle: Anton Jankovoy

Bastano poco meno di due ore e una notte di cielo sereno nepalese per immortalare la scia delle stelle. Tramite la fotografia a lunga esposizione, una tecnica che si basa sul tenere il diaframma aperto per un lungo periodo di tempo, il free-lance Anton Jankovoy  è riuscito a ricreare i cerchi luminosi intorno al massiccio dell'Annapurna, nelle montagne dell'Himalaya. Si tratta di un originale effetto che ricorda il quadro “la notte stellata” di Van Gogh
"Cerco di distrarre la gente dalla loro routine quotidiana e mostrare che i problemi personali sono piccoli in confronto all'universo. La maggior parte delle persone non dà mai  uno sguardo al cielo stellato”. Anton Jankovoy è un giovane fotografo ucraino che viaggia ogni anno in Nepal con la sua macchina fotografica Canon, con l'intenzione di ritrarre i migliori scenari dell'Himalaya, la più alta catena montuosa della terra con  dieci vette oltre gli 8.000 metri, tra cui l'Everest
Immagini stupefacenti che immortalano il vortice di luce che si propaga di riflesso dalle stelle. Anton Jankovoy ha trascorso mesi accampato ai piedi della vetta più alta del mondo in paziente attesa delle condizioni meteo propizie. “Ho visitato l'Everest ed è stata come una rivelazione, un mondo diverso, un diverso modo di vivere, quasi un universo diverso da quello che avevo conosciuto in Ucraina”.



Leggi tutto...

sabato 16 aprile 2011

David Seymour, detto Chim: i bambini nella guerra

David Szymin, alias David Seymour (detto Chim), è uno dei fondatori dell’agenzia fotografica Magnum Photo. Nasce a Varsavia nel 1911. Figlio di editori di libri yiddish, trascorre i primi anni della sua vita in Russia per poi trasferirsi a Lipsia e poi a Parigi dove terminati gli studi delle scuole inferiori si iscrive alla facoltà di chimica alla Sorbonne.
Qui, vista la difficoltà a pronunciare correttamente il suo cognome polacco, viene soprannominato Chim. Per ovviare a questo soprannome che si porterà dietro per tutta la vita cambia il suo cognome in Seymour. A causa della crisi economica dei primi anni trenta  il giovane viene costretto a trovarsi un lavoro. Approda all’agenzia fotografica Rap per la quale realizza interessanti reportage che vengono prontamente pubblicati. Le sue prime immagini sono scatti che documentano la vita dei parigini al lavoro di notte. Un'idea rubata al fotografo Brassai che aveva appena pubblicato il reportage "Paris de Nuit".
 Negli anni successivi, inizia a collaborare con alcune riviste e agenzie parigine, tra cui Alliance e Paris Soir. In questi anni incontra due fotografi che rimarranno al suo fianco per il resto dei suoi anni: Robert Capa e Henri Cartier-Bresson.
 Con Capa documenta la guerra civile in Spagna e la Seconda Guerra Mondiale in Europa e al termine del conflitto, nel 1947 si ritrovano a un tavolo per fondare insieme la più famosa tra le agenzie fotografiche: la Magnum Photo. Nel 1948 l'Unicef gli commissiona un lavoro, documentare la situazione dei bambini europei all'indomani del conflitto. E' un lavoro importantissimo per Chim, in quanto rappresenta l’occasione per uscire dall'ombra dei suoi due grandi amici colleghi Cartier-Bresson e Capa, indubbiamente più famosi nel campo del fotogiornalismo.
Queste immagini caricate dal dolore della guerra hanno contribuito a  portare alla luce le voci delle giovani vittime, per mezzo di uno sguardo sensibile in grado di riflettere  da una parte l'innocenza segnata da una guerra, dall’altra la speranza gioiosa nel vedere il futuro. David Seymour morirà lungo il canale di Suez il 10 novembre 1956, durante un reportage.

Leggi tutto...

venerdì 15 aprile 2011

Corso Adobe Lightroom: Bilanciamento del bianco ed esposizione

Correggere il bilaciamento del bianco e l’esposizione con Adobe Photoshop Lightroom è un gioco da ragazzi. In questo breve video tutorial di Marco Sero viene illustrata la semplicità del procedimento. 
Quando si agisce sul bilanciamento del bianco o sull’esposizione, avremo più versatilità se agiamo con un file Raw, perchè è un formato grezzo. Scattando in Raw, infatti, impediremo alla fotocamera di occuparsi della gestione del file con qualsiasi algoritmo, lasciando in fase di post produzione la possibilità di decidere sui parametri senza perdere informazioni.



Leggi tutto...

giovedì 14 aprile 2011

Franco Fontana: maestro del colore

"Non esiste quello che vedete, esiste quello che fotografate"…”Fotografo il colore perché fortunatamente vedo a colori: ritengo il colore più difficile del bianco e nero, che è già un'invenzione perché la realtà non è mai accettata per quello che è a livello creativo e conseguentemente va reinventata. Il mio colore non è un'aggiunta cromatica al bianco e nero ma diventa un modo diverso di vedere, essendomi liberato da quelle esigenze spettacolari che hanno caratterizzato la fotografia a colori, accettando il colore come un traguardo inevitabile nell'evoluzione della fotografia”.
Franco Fontana è considerato uno dei maestri della fotografia italiana. Nato a Modena il 9 dicembre del 1933, è in poco tempo passato dalla fotografia amatoriale alla ribalta internazionale. Gli sono stati dedicati oltre 40 libri, pubblicati da editori italiani, francesi, tedeschi, svizzeri, spagnoli, americani e giapponesi. Le sue immagini sono esposte nei musei pubblici e nelle gallerie private di tutto il mondo.
La ricerca fotografica di Franco Fontana è legata all’uso del colore. Il colore è per l’artista modenese mezzo espressivo di sensazioni filosofiche, emozioni e interpretazioni. Lasciando da parte ogni tentativo di narrazione e di descrizione, il suo lavoro mira a scuotere le abitudini mentali che rendono cieco il nostro sguardo. In un mondo fotografico che viveva nella convinzione che la fotografia "alta" fosse in bianco e nero, Fontana entra di prepotenza con i suoi colori sgargianti ridefinendone i confini. 
Un colore vivo, reale e astratto allo stesso tempo, che accenna a strutture geometriche essenziali. Sue fonti d'ispirazione sono la natura e la luce. Paesaggi dove l'uomo è un'ombra che si confonde, dove i corpi e gli oggetti assumono la leggerezza e l'inconsistenza di fantasmi che vagano nell’infinito. 
Gli scatti di Fontana cancellano per evidenziare. Ogni situazione appare come la sintesi delle cose, per realizzare il passaggio del ripreso da oggetto a soggetto. Immagini, che più che illustrare o rappresentare, badano ad esprimere, segnalare e interpretare ciò che abbiamo di fronte. Di seguito un'interessante intervista al maestro.



Leggi tutto...

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

 
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | coupon codes