venerdì 31 dicembre 2010

Le fotografie di guerra di James Nachtwey

“Voglio registrare la storia attraverso il destino di individui. Non voglio mostrare la guerra in generale, né la storia con la "s" maiuscola, ma piuttosto la tragedia di un singolo uomo” .
James Nachtwey è considerato il più grande fotografo vivente di conflitti bellici e sociali; da più di 30 anni il fotografo statunitense ricorre il mondo in cerca delle testimonianze visuali di questi accadimenti. Nato a Syracuse, stato di New York, nel 1948, cresce nel Massachusetts. Frequenta il Dartmouth College, studiando Storia dell'Arte e Scienze Politiche. Le immagini della guerra nel Vietnam e del movimento per i Diritti Civili lo richiamano verso l’arte fotografica. Comincia a lavorare come fotogiornalista nel 1976 per un quotidiano locale del Nuovo Messico.
Nel 1980 si trasferisce a New York come fotografo freelance. Nel 1981 svolge il suo primo incarico all'estero in Irlanda durante lo sciopero della fame di alcuni militanti dell'IRA. Da allora, Nachtwey dedica sé stesso a documentare guerre e conflitti sociali. Reporter del Time dal 1984, ha lavorato anche per l'agenzia Black Star dal 1980 all' 85 ed è stato membro della Magnum Photos dal 1986 al 2001. Nel 2001 fonda con altri l'Agenzia VII. Vincitore dell'Eugene Smith Memorial Grant in Humanistic Photography, del Robert Capa Golden Medal per cinque volte e Magazine Photographer of the Year per sei volte.
Ciò che colpisce delle foto di James Nachtwey è l’attenta composizione. Di fronte al dramma e alla sofferenza, tra bambini affamati e cadaveri decomposti, il fotografo statunitense riesce a elevare l’immagine, illuminandola con luce artistica. Le sue fotografie sono sempre chiare e precise testimonianze. L'attenzione alla composizione diventa mezzo con cui il fotografo informa e comunica la sua personale visione. La compiutezza estetica nobilita anche il soggetto più sconvolgente. Attraverso un bianco e nero, fatto di grandi pennellate di grigi, anche le figure più umili diventano protagoniste epiche della nostra storia. Nachtwey utilizza macchine fotografiche e lenti Canon, è anche testimonial pubblicitario della marca; attualmente usa una Canon EOS-1Ds mark II per il digitale e una EOS-1V in pellicola.Non mi importa se le foto siano su pellicola o digitale. Le fotografie sono un prodotto del cuore e della mente. Ma la tecnologia è assolutamente essenziale per la consegna nel giornalismo .Per questo ho ricominciato con il digitale”.
Le sue foto siano scattate in digitale e in pellicola si caratterizzano per la forza impattante. Scatti monocromi di anime dimenticate che dichiarano guerra alla guerra, raccontando la morte non con il sangue, ma con lo sguardo illuminato dei sopravvissuti. Nel 2001 è stato realizzato un documentario sulla sua storia intitolato War Photographer. Il film diretto da Christian Frei, ha ricevuto numerosi premi, compresa la nomination all' Oscar come Miglior Documentario. Di seguito un video con molte foto del grande maestro ed un estratto del film documentario che mi ha molto colpito.




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giovedì 30 dicembre 2010

Hasselblad H4D-31: medio formato da 31 Megapixeles

Per molti appassionati, la H4D-31 rappresenterà  il primo passo nel mondo della fotografia digitale Hasselblad di livello professionale. L'ingresso di Pentax nel mercato delle medio formato ha dato un bello scossone a questo segmento, spingendo Hasselblad a immettere nel mercato un prodotto più "economico". Il modello base della casa svedese dispone di tutte le principali funzioni che caratterizzano gli altri modelli del Sistema H. Ovvero la funzione True Focus con APL (Absolute Position Lock), che perfeziona il sistema di messa a fuoco automatica per una composizione accurata a distanza ravvicinata con profondità di campo ridotta, nonché la sicurezza della tecnologia UltraFocus. La soluzione per colori naturali Hasselblad (HNCS, Hasselblad Natural Color Solution) assicura una riproduzione coerente dei colori con un solo profilo cromatico, mentre la correzione digitale automatica (DAG, Digital Auto Correction) perfeziona tutte le immagini acquisite tramite gli obiettivi HC/HCD eliminando ogni traccia di distorsione, vignettatura o aberrazione cromatica.
La H4D-31 ha inoltre in comune con tutti gli altri modelli H4D i medesimi mirini eccezionalmente luminosi e la stessa vasta scelta di accessori, nonchè l’ampia linea di obiettivi di qualità, all’altezza delle migliori ottiche Carl Zeiss. Nella fotografia digitale i vantaggi delle fotocamere di grande formato diventano ancora più evidenti. Il design base di 6 × 4,5 cm consente al modello H4D-31 di usare uno dei sensori di immagini più grandi attualmente disponibili nel campo della fotografia digitale. La H4D-31 è dotata di un sensore CCD da 33,1 × 44,2 mm da 31 megapixel, pari a quasi il doppio delle dimensioni fisiche dei più grandi sensori DSLR da 35 mm.
Il sensore dispone, pertanto, di pixel in numero e dimensioni maggiori, che assicurano la più alta qualità di immagine in termini di resa di colore, senza discontinuità delle gradazioni persino sulle superfici con una tenue illuminazione. La sensibilità ISO di base va da ISO 100 a ISO 1600. Il peso e la profondità di campo notevolmente ridotta non la rendono adatta ad ogni tipo di fotografia, ma chi volesse cimentarsi in fotografia di studio o still life si vedrà presto costretto a passare alla qualità del medio formato. Il prezzo di questo gioiello è di 9.995 euro. Per le informazioni tecniche complete sul prodotto visitate  questa pagina.

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mercoledì 29 dicembre 2010

Le sperimentazioni in bianco e nero di Ray K. Metzker

Ray K. Metzker è considerato uno dei grandi maestri della fotografia Americana. Il lavoro di Metzker si caratterizzata per l’uso bipolare del bianco e nero. Positivo e negativo, speranza e disperazione, singolo e multiplo si mescolano nella fusione creativa. Attraverso l’uso sperimentale del ritaglio, delle immagini multiple, e di altre invenzioni formali, il fotografo statunitense esplora le opzioni per trasformare il vocabolario della fotografia.
Nato a Milwaukee il 10 settembre 1931, Ray K. Metzker inizia a fotografare all'età di quattordici anni. Dopo aver studiato arte al Beloit College in Wisconsin (nel 1953) e fotografia presso l'Istituto di Design dell'Illinois Institute of Technology a Chicago (nel 1959), Metzker si dedica all’insegnamento presso il Philadelphia College of Art (1962-1980), l'Università del New Mexico (1970-1972), e il Columbia College di Chicago (1980-1983). Nel 1983 lascia l’insegnamento al fine di fotografare a tempo pieno. Vince due volte la borsa di studio John Simon Guggenheim Memorial (1966 e 1979) e la National Endowment for the Arts (1974 e 1988). Le sue fotografie sono state esposte in più di 47 mostre individuali.

Metzker ha dedicato la sua carriera ad esplorare le potenzialità formali della fotografia in bianco e nero. Le sue foto oscillano tra diverse opzioni di tecnica; partono dalla tradizionale immagine di creazione individuale, per avventurarsi verso la composizione di più fotogrammi, producendo risultati sconcertanti e gradevoli che inducono, spesso, lo spettatore a chiedersi cosa sia realmente ritratto in una foto.
 Molti artisti fanno ricorso al ritocco quando il loro lavoro sembra piatto e debole. Metzker riesce a possedere una forza espressiva anche nelle fotografie di strada (vedi video sotto). La sua preoccupazione per il formalismo è legata ad un’ umanità che si reinventa attraverso i suoi molti metodi di lavoro. Attraverso la sovrapposizione dei negativi o delle foto in collage, il fotografo statunitense ottiene immagini che modificano la nozione stessa di spazio e che sfiorano l’astrattismo.
Le sue sono fotografie che vogliono essere visualizzate come un campo unificato di visione e allo stesso tempo richiedono di essere divise per non indurre confusione spaziale. Creano puzzle artificiali che si incastrano con una fluidità sorprendente nella rappresentazione di un linguaggio fatto di una fotografia netta e precisa, sempre accompagnata dalla luce particolare che solo il talento sa dare.


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martedì 28 dicembre 2010

Guida al diritto d'autore in Fotografia

La fotografia è tutelata come opera, sia di carattere creativo che non, nella Legge 22 aprile 1941, n. 633 sul diritto d'autore. Questa stessa legge è stata poi modificata dal DPR 19/79 e, più recentemente, dal Dlgs 154/97 e dalla legge 248/2000. Prima del D.P.R. 8 gennaio 1979 n. 19, che recepisce le norme della Convenzione di Berna nel testo di Parigi, ratificato dall'Italia nel 1978, le fotografie erano protette dalla legge sul diritto d'autore solo come oggetto di diritto connesso. Questo fatto aveva creato una discordanza tra la protezione accordata alle fotografie dalla legge italiana e quella riconosciuta in sede internazionale, superata dal recepimento della normativa.Perciò la legge italiana opera una distinzione tra le fotografie dotate di carattere creativo, tutelabili come oggetto di diritto d'autore, e le semplici fotografie, tutelabili come oggetti di diritto connesso ai sensi del citato art. 87 LDA.
Come oggetto di diritto d'autore, la fotografia trova protezione all'art. 2 n. 7 della legge sul diritto d'autore:"le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia... omissis".Come oggetto di diritto connesso, la semplice fotografia trova protezione al Capo V della legge del diritto d'autore agli articoli da 87 a 92. È la legge stessa a definire all'art. 87 cosa si debba intendere per fotografia:"le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell'arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche". La stessa legge successivamente specifica che non sono comprese le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e simili.  La legge distingue , quindi, tra le immagini che esprimono una personale visione della realtà e quelle prive di qualsiasi contenuto espressivo. Le immagini creative (cioè quelle nelle quali si ritrova una traccia interpretativa ad opera del fotografo) sono protette fino a 70 anni dalla morte dell’autore, ed è sempre obbligatoria la citazione del nome del fotografo. In questo caso all'autore dell'opera fotografica spettano tutte le facoltà accordate dalla legge sul diritto d'autore, quali i diritti di utilizzazione economica e quelli morali. Le semplici fotografie, o foto non creative, sono invece protette per 20 anni dalla data di realizzazione, e la menzione del nome del fotografo è soggetta agli eventuali accordi fra le parti.
Per quanto riguarda le semplici fotografie, in capo all'autore la legge riconosce alcuni diritti esclusivi di utilizzazione economica dell'opera: il diritto esclusivo di riproduzione,  di diffusione e spaccio, salvo quanto disposto successivamente per il ritratto e senza pregiudizio dei diritti di autore sull'opera riprodotta. Inoltre se l'opera è stata ottenuta nel corso e nell'adempimento di un contratto di impiego o di lavoro, entro i limiti dell'oggetto e delle finalità del contratto, il diritto spetta al datore di lavoro.Lo stesso principio si applica per una fotografia di cose in possesso del committente (ovvero di chi ordina la fotografia), salvo pagamento al fotografo di un equo compenso. Al fotografo spetta un equo compenso per la riproduzione della sua opera. L'art 91 specifica che la riproduzione nelle antologie a uso scolastico e in generale nelle opere scientifiche o didattiche è lecita, salvo il pagamento di un equo compenso al fotografo, e la pubblicazione del suo nome e della data dell'anno di fabbricazione.La riproduzione di fotografie pubblicate su giornali o altri periodici, concernenti persone o fatti di attualità o aventi pubblico interesse, è lecita, sempre dietro il pagamento di un equo compenso al fotografo (art. 91 comma 3). La legge prevede un trattamento particolare per il ritratto fotografico eseguito su commissione. Salvo patto contrario, esso può essere pubblicato, riprodotto o fatto riprodurre dalla persona fotografata o dai suoi successori, senza il consenso del fotografo, salvo il pagamento a quest'ultimo di un equo compenso da parte di chi utilizza commercialmente la produzione (art. 98). Il nome del fotografo, se risulta dalla fotografia originaria, deve essere indicato. La legge prevede alcune eccezioni al divieto di pubblicazione del ritratto: qualora si tratti di personaggio famoso o pubblico ripreso nell'ambito della sfera della sua notorietà, la fotografia può essere pubblicata al fine di informazione senza necessità del consenso della persona ritratta; se la pubblicazione avviene a scopi scientifici o didattici; se la pubblicazione è motivata da fini di giustizia o di indagine di polizia; se l'immagine della persona compare all'interno di un'immagine raffigurante fatti svoltisi pubblicamente o di interesse pubblico, e il volto della persona non è isolato dal contesto.  Di seguito due video di Tauvisual ci illustrano quanto sopra esplicato.





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lunedì 27 dicembre 2010

La fotografia soggettiva di Peter Keetman

Peter Keetman (Elberfeld, 1913 - Marquartstein, 2005) è stato uno dei principali rappresentanti della fotografia soggettiva, nonché membro del gruppo Fotoform che ebbe una grande influenza nel periodo postbellico della seconda guerra mondiale.
Peter Keetman si appassiona all’arte fotografica in tenera età, grazie al padre; all'età di diciotto anni decide di studiare fotografia presso la Scuola di Stato della Baviera ( Monaco di Baviera). Ha 21 supera l'esame come apprendista. Inizia a lavorare a Duisburg con il fotografo Hesse Gertrud per due anni, dopo di che si dedica alla fotografia industriale, lavorando per l'azienda CH Schmeck a Aachen.
Durante la seconda guerra mondiale viene ferito gravemente e smette di lavorare. Decide, comunque, di continuare a studiare per diventare maestro nella scuola di fotografia a Monaco di Baviera e poi a Stoccarda. Nel 1949 è uno dei membri fondatori del Fotoform con Otto Steinert, Toni Schneiders e Siegfried Lauterwasser. Fotoform fu un movimento fotografico che esplorava le tecniche sviluppate dalla Bauhaus, la più avanzata scuola di progettazione in Germania tra le due guerre mondiali.
La fotografia soggettiva seguita da Keetman attribuiva massima importanza all'apporto della visione dell'autore sull’immagine creata. Tale concezione, anche se naturalmente insita a livello inconscio in qualsiasi attività artistica, diviene determinante nelle scelte estetiche del movimento, affiorando a livello di coscienza come guida del proprio lavoro.
Le fotografie di Keetman nascono da una protesta contro la visione fotografica del periodo, invocando un approccio sperimentale che ignorasse le convenzioni tecniche ed estetiche. Attraverso le sue opere emerge l’uso di una ricerca della forma astratta, derivata dai modelli presenti in natura e un uso artistico della manipolazione dell’immagine in camera oscura.
L’ opera più conosciuta a livello internazionale di Keetman è una collezione di fotografie sperimentali, chiamata "gocce iridescenti d’acqua", una serie di quadri sistemici concepiti su temi che includono i primi piani di gocce d'acqua e di olio.


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domenica 26 dicembre 2010

I paesaggi desolati di Gerard Laurenceau

“Ciò che mi piace di un fotografo è il controllo e la coerenza dello sguardo”.
Gerard Laurenceau è un fotografo francese noto per immagini di paesaggi desolati. Nei suoi scenari, emerge un forte senso di solitudine, nostalgia e tristezza.

La passione per la fotografia di Laurenceau risale al 1985, quando durante il servizio militare conosce un collega fotografo. Impressionato dalla qualità delle foto ed incuriosito dalle possibilità artistiche si compra una réflex Fuji STX 1N.
Desideroso di esplorare nuovi temi fotografici, si dedica alla lettura di tutti i libri di tecnica che cadono nella sua mano, ed a furia di fare errori, sviluppa uno stile personale, fatto di un bianco e nero, pulito e di forte contrasto.
Utilizza per le sue opere una medio formato(6x6) Hasselblad 501 CM. Come un pittore con il suo cavalletto, le foto di Laurenceau si avvalgono dell’uso del treppiedi e di lunghe esposizioni. Il lavoro di Laurenceau si completa con una gestione dei grigi in camera oscura.
Le sue opere vanno alla ricerca di un linguaggio emozionale fatto di bellezza, purezza ed impatto. Chiunque volesse avere una visione completa del lavoro del fotografo francese dia uno sguardo al suo sito personale.

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sabato 25 dicembre 2010

Cos'è un obiettivo grandangolare e a che serve?

Un obiettivo grandangolare ha una lunghezza focale più corta rispetto ad un obiettivo normale( per avere maggiori informazioni riguardo alla lunghezza focale guarda questo post). Si considera grandangolare un obiettivo al di sotto dei 50mm per fotocamere 35mm full frame o alla diagonale del fotogramma per gli altri formati ( per le fotocamere APS dovremmo moltiplicare la nostra focale per 1.5).
Ciò consente un angolo di ripresa più ampio e una maggior profondità di campo a parità di diaframma. L’obbiettivo grandangolare avrà, inoltre, effetti sulla nostra prospettiva dell’immagine e sul rapporto della scala dei diversi piani all’interno di una scena. I soggetti in primo piano ci appariranno molto più grandi rispetto alla realtà di quelli in secondo piano. Questa caratteristica esaspera proporzionalmente alla diminuzione della lunghezza focale dell'ottica.
Il grandangolo è utile per fotografare sia all'interno che all'esterno. Nel primo caso serve per riprendere ambienti molto ristretti; nel secondo, per foto di architetture e panorami. Nei ritratti può essere usato anche per creare un certo grado di deliberata distorsione ed ottenere effetti inusuali e drammatici, come nelle foto di Bill Brandt(vedi foto).
Il rimpicciolimento dei particolari e il loro maggior numero all'interno del fotogramma può creare dei problemi di intelligibilità o di eccessivo ammasso, per cui ogni inquadratura va studiata con attenzione. Vi è, inoltre, una minore sensibilità alle vibrazioni della macchina al momento dello scatto, per cui è più difficile ottenere immagini mosse. Un particolare grandangolo è il fish-eye (occhio di pesce), obiettivo di focale cortissima che arriva ad abbracciare ben 180 gradi o più di scena. La prospettiva che restituisce è di tipo sferico, con linee molto distorte e un fotogramma generalmente di forma circolare.

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venerdì 24 dicembre 2010

Horacio Coppola: maestro della fotografia argentina

"Dalla mia finestra, guardando con gioia e meraviglia, vedo una realtà luminosa: da questo punto di vista che mi sono dato, ogni immagine viene a far parte del mio mondo”
Horacio Coppola è un fotografo argentino nato a Buenos Aires il 31 luglio del 1906. Inizia a fotografare fin dalla tenera età sotto l'influenza del fratello maggiore Armando, che era fotografo. Coppola si dedica  inizialmente al cinema , come regista. Dal 1927 torna alla fotografia applicando le lezioni e le esperienze cinematografiche che gli permettono una particolare gestione della luce.
Le sue immagini catturano l'evoluzione della città di Buenos Aires, il contrasto tra vecchio e nuovo.  Alla fine degli anni '20, viaggia in Europa (Germania, Francia, Spagna ed Italia). In Germania acquista una Leica, che diventa suo inseparabile strumento di lavoro, anche se non rinuncerà mai alle fotocamere di gran formato. Nel 1932 fa un secondo viaggio in Europa con l'intenzione di imparare la fotografia dai grandi maestri europei. Studia alla Bauhaus, fino alla chiusura da parte dei nazisti.
Al suo ritorno a Buenos Aires pubblica il libro "Buenos Aires, 1936" con i testi di Alberto Prebisch e Ignacio Anzoátegui. Nel 1937, insieme alla moglie tedesca Grete Stern, apre uno studio fotografico.
Coppola, che attualmente ha 104 anni, è stato un instancabile osservatore del mondo. Il Servizio Sociale CajaGranada ha ,da poco, inaugurato in collaborazione con la Fondazione di Telefónica la più grande esposizione del maestro argentino nel centro culturale CajaGranada fino al 3 aprile.
Nelle foto di Coppola non vi è nulla del "momento decisivo" di Cartier-Bresson. Le sue immagini sono attente costruzioni e trasfigurazioni della quotidianità. Vi è un profondo studio del soggetto prima di procedere allo scatto. La sua visione di avanguardia si sviluppa attraverso la riscoperta della vita quotidiana per mezzo delle stranezza della realtà.



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giovedì 23 dicembre 2010

La digital art concettuale di Madalina Iordache-Levay

Madalina Iordache-Levay ha creato la sua arte attraverso un mondo surreale e stimolante: fatto di luci e ombre, colori ed emozioni, simboli e metafore.
Nata in Romania nel 1982, sin da bambina Madalina è attratta dalle arti grafiche. Col passare degli anni rimane affascinata dalla passione per le parole e si iscrive all’università di giornalismo. In questo periodo si avvicina all’arte fotografica e inizia a studiarla intensamente, leggendo libri e magazine presi dalla biblioteca. Contemporaneamente, grazie alla scoperta della trasformazione digitale, si aprono per Madalina possibilità di espressione fino ad allora sconosciute.
Inizialmente lavora come freelancer, combinando la sua arte alle richieste delle commissioni di carattere commerciale, per la maggior parte copertine di libri o CD. Poi viene assunta come graphic designer da BrightPink Studio in Fort Lauderdale (Florida).

Ogni sua immagine è composta da molte fotografie, unite per creare non una registrazione documentaristica, ma una cornice di una storia, una fotografia istantanea di un'immagine illuminata dalla fantasia, dalla memoria e dal pensiero. Molta gente considera la Digital Art come qualcosa di molto semplice, come se certi effetti venissero creati magicamente e senza sforzo dal computer. Ma non c'è nulla di più sbagliato. Dietro ogni opera è racchiuso un sapiente lavoro di pianificazione e studio nei dettagli.
Nella visione fiabesca, tra sogni e incubi, la fotografa rumena ricerca una comunicazione concettuale che nasconda una storia che possa essere letta da diverse angolazioni. Il risultato è un'immagine che da la sensazione visiva di un dipinto. Consiglio una visita al blog dell’artista, nella sezione tutorials sono illustrati alcuni procedimenti di foto ritocco.


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mercoledì 22 dicembre 2010

La surreale fotografia pubblicitaria di Mark Holthusen

Mark Holthusen è un fotografo nato e cresciuto a Reno, Nevada, che lavora combinando fotografia e ritocco grafico. Dopo aver conseguito il BFA in fotografia e scultura nel 1993, il fotografo ha iniziato la sua carriera nella Repubblica Ceca come Art Director per DMB & B. Tornato dopo cinque anni a San Francisco, per fondare uno studio di fotografia digitale, si fa subito conoscere per l’innovazione creativa delle sue immagini.
 Nell'autunno del 2006, Mark collabora alla prima opera lirico-sinfonica di Roger Waters( ex bassista dei Pink Floyd), “Ca Ira”. Le tradizionali scenografie vengono sostituite da 120sue fotografie che servono come unica narrazione visiva dell'opera.
Nel 2007, Holthusen è stato scelto da GSD & M e Kohler per creare la settima edizione della campagna "As I See It", uno dei progetti pubblicitari più famosi del paese. Il lavoro di Mark per questa campagna si rivela originale e vincente, premio Internazionale della Pubblicità e nomination al premio Lucie.
Le opere di Holthusen si caratterizzano per ingegno digitale, raffinato talento ed una fantasia sconfinata. Se la potenza visiva delle immagini abbraccia un ambiente elegante e pittorico, la vera originalità del fotografo statunitense si nasconde principalmente dietro la rielaborazione della realtà. Alla base del processo creativo non vi è la concretizzazione di nuove regole, bensì la rottura e ricomposizione di quelle già esistenti.
Le immagini tipiche della vita quotidiana vengono sconvolte da elementi shock. Holthusen non si limita ad inserire water e lavabi all’interno di contesti surreali, ma intorno ad essi costruisce una storia, una narrazione fantastica che li rende protagonista.


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martedì 21 dicembre 2010

Reuters: i migliori scatti del 2010

La Reuters è un'agenzia di stampa britannica, tra le più note e vaste al mondo. Fa parte del gruppo Reuters Group plc con sede a Londra. I Fotografi dell’agenzia Reuters producono oltre mezzo milione di immagini ogni anno. Alcune di queste immagini definiscono un evento, altre catturano un momento rivelando aspetti ulteriori della condizione umana. Ogni anno l’agenzia seleziona i 55 migliori scatti. Di seguito vi illustro alcune foto che mi hanno colpito.
La foto di Adrees Latif (7 agosto: distretto di Muzaffargarh, Pakistan, obiettivo 16mm F5.6, 1 / 400 sec, ISO 250) racconta le conseguenze di una delle più grandi crisi umanitarie degli ultimi decenni, le inondazioni in Pakistan. Le acque sommergono il paese lasciando una scia di morte, delle infrastrutture danneggiate e un futuro incerto nel paese. “Mi è stato concesso un posto a sedere su un elicottero dell'esercito che stava per consegnare generi di soccorso ai villaggi allagati nel distretto di Muzaffargarh Punjab. Mentre l'elicottero è sceso a terra, decine di uomini e ragazzi hanno iniziato a inseguire l’elicottero, costringendo i piloti a librarsi sopra la folla”. L’immagine che mostra la disperazione della folla, mani e corpi che lottano per accaparrarsi il cibo, stupisce per l'armonia della composizione.
La foto di Adnan Abidi (9 marzo: New Delhi, India, obiettivo 16-35mm, F4.0, 1 / 125 sec, ISO 400) ritrae la cattura di un tibetano che aveva assaltato l’ambasciata cinese. Quello che mi stupisce di questa foto è l’originalità dell’effetto dovuto all’insolita inquadratura. Il fotografo ha indirizzato la lente sul vetro del veicolo che portava via il detenuto, riuscendo ad evitare riflessi, cogliendo l’espressioni del corpo che tenta di svincolarsi dalla presa. riflessi e riflessioni.
La foto di Danese Siddiqui (22 luglio: Mumbai, India, obiettivo 16-35mm (a 35mm), F2.8, 3,2 sec, ISO 1600) immortala l’espressioni di alcune persone in un teatro, che assistono alla visione di “Dilwale Dulhania Le Jayenge ", un film di grande successo di Bollywood, da 15 anni ancora in programmazione. Il volto del giovane colto durante il momento della canzone romantica con la superstar Shah Rukh Khan, sembra abbandonarsi al sogno di una vita parallela che solo il cinema sa donare.
La foto di Alejandra Bartoliche (18 giugno: San Carlos de Bariloche, Argentina, obiettivo 70mm, f4.5, 1 / 250 sec, ISO 400) coglie un momento significativo della protesta contro la polizia nel quartiere Boris Furman per la morte del quindicenne Diego Bonnefoi. Per vederle tutte vi rimando a questo sito
Sono curioso di sapere quale foto vi colpisce e perche?
Sotto vi lascio un video con le migliori immagini reuter del 2009





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Canon PowerShot G12: per professionisti ed amatori avanzati

La Canon PowerShot G12 è una fotocamera digitale compatta che permette di scattare foto di ottima qualità grazie all’eccellente HS System, una combinazione tra il sensore CCD da 10 megapixel ad alta sensibilità e il processore DIGIC 4, che fornisce immagini di qualità eccezionale in qualsiasi condizione di illuminazione, anche quando si scatta ad alti valori ISO.

L’ obiettivo grandangolare Canon, equivalente a 28-140 mm, consente di catturare ampi paesaggi e di avvicinarsi ai soggetti distanti durante le riprese. Gli utenti possono anche catturare azioni in rapido movimento scattando fino a 4,2 fotogrammi al secondo.Il display orientabile LCD PureColor II VA da 7 centimetri (2,8 pollici) con risoluzione di 461.000 punti, che fornisce ottimi livelli di dettaglio. La presenza di un display orientabile offre diverse opportunità creative nelle inquadrature, permettendo ad esempio di scattare facilmente a livello del suolo o sopra la testa. PowerShot G12 può mettere a fuoco fino a 1 cm dal soggetto e grazie alla tecnologia Canon Hybrid IS, che aumenta l’efficacia dello stabilizzatore ottico d’immagine quando si riprendono soggetti a distanza ravvicinata, è più facile ottenere immagini macro prive dell’effetto mosso senza l’utilizzo di un treppiede.
La Power Shot offre il pieno controllo manuale dei comandi, avendo anche la possibilità di scattare immagini RAW. La ripresa Multi-Aspect in formato 3:2, 4:3, 1:1, 16:9 e 4:5 permette ai fotografi di scattare in base al loro soggetto e alla destinazione d’uso delle immagini, scegliendo così quale composizione e risultato ottenere senza ricorrere a elaborazioni successive.Per la prima volta in un modello serie G, PowerShot G12 offre riprese video HD 720p (24fps) con audio stereo. In conclusione la Canon PowerShot G12 è la compatta ideale per professionisti ed amatori avanzati, una macchina in grado di assicurare qualità eccezionali in un corpo compatto

 



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lunedì 20 dicembre 2010

Jean Jacques André: fotomontaggio simbolico

“La magia della camera oscura mi ha aperto la porta di un nuovo mondo. Una strada che mi ha permesso di esprimere emozioni e vivere esperienze, un modo per comunicare e condividere la gioia di ogni scoperta"

Jean Jacques André è un pittore e fotografo specializzato nel nudo femminile. I corpi delle fotografie di André rivivono in atmosfere magiche ed oscure. Attraverso un’incredibile destrezza nel arte del fotomontaggio il fotografo ricrea ambienti fantastici, dove la luce e le ombre giocano un ruolo cruciale nell’esaltazione della bellezza femminile.
Jan Jacques André è nato nel 1932 a Marsiglia. La sua opera artistica subisce due grandi influenze durante l’infanzia . Da un lato la pittura simbolista del padre: attraverso gli scenari dei suoi quadri, Andrè scopre fantastiche ambientazioni e paesaggi da incubo. Dall’altro la passione per la natura e l'esplorazione delle grotte che gli serviranno a ricreare straordinari effetti di luce drammatica.
Nel 1951 Andrè emigra in Canada occidentale e nel 1954 inizia la carriera di fotografo. La ricerca di una profondità artistica, tale da rappresentare i corpi non solo nella loro bellezza, ma in una più ampia visione che include le problematiche e tenta di tradurle in emozioni e sentimenti, lo spinge ad uno uso creativo della camera oscura e del fotomontaggio. Il processo tecnico per il fotografo francese è secondario rispetto al messaggio. Le foto di Andrè si centrano sulla reazione che provoca l'immagine, sullo stato emozionale che riescono a trasmettere. Le sue opere simboliche, a tratti surrealiste si avvicinano al lavoro di Pietro Basch per le azioni dinamiche dei nudi e al  delicato tocco di John Rawlings. I suoi lavori ottengono, da subito, un buon riscontro di critica e pubblico, soprattutto all’estero .
Ai nostri giorni il lavoro di Andrè è segnato da un passaggio a una nuova forma di espressione: la video art. Attraverso schermi e proiettori l’artista francese ricrea ambientazioni di forte impatto emotivo. La video art permette all’artista l’utilizzo di nuove ed ulteriori tecniche di sperimentazione volte all’ inserimento della figura umana in una dimensione magica ed irreale.



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domenica 19 dicembre 2010

National Geographic Photo Contest 2010: i vincitori

Sono stati proclamati i vincitori del National Geographic Photo Contest 2010.
Il concorso ha visto la partecipazione ,dal 16 settembre al 30 novembre, di oltre 16.000 scatti da tutto il mondo.
La fotografia vincitrice nella categoria “Persone” è di Chan Kwok Hung, un fotografo di Hong Kong. La foto mostra un contadino indonesiano e i suoi bufali correre nel fango. La scena al limite dell’epico immortala un attimo di una gara che si tiene ogni anno in Indonesia. I contadini si sfidano in una corsa con i bufali per portare fortuna durante la stagione del raccolto. L'azione è colta al culmine, intensa la fatica nel volto del contadino e degli animali che sfidano il fango.
Vincitore della sezione assoluta e della categoria "Natura" la fotografia di Aaron Lim Boon Teck, la fotografia riesce a cogliere la furia di un vulcano Gunung Rinjani attraverso laquiete di una luce splendida e soffusa.
Vincitore della categoria"Luoghi" la fotografia di Jana Asenbrennerova. La fotografa ritrae l'interno di una nave a Chittagong, in Bangladesh, uno dei più grandi cimiteri di navi del mondo. 
Menzione d'onore per la categoria Natura alla fotografia ”la tempesta perfetta” di Sean Heavey. L'immagine del fotografo ritrae una tempesta a supercella che si scatena sulle praterie del Montana.
Menzione d'onore categoria Persone alla fotografia di Robin Utrecht. La foto ritrae un ragazzo della tribù Xhosa in Sudafrica  che piange durante la cerimonia della circoncisione, un rito di iniziazione con il quale i ragazzi diventano uomini agli occhi della tribù. Per arrivare a questa celebrazione i ragazzi devono aver vissuto da quattro a sei settimane da soli nella savana sudafricana.

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