martedì 30 novembre 2010

Guida Camera Raw: i comandi Chiarezza, Vividezza, Saturazione ed il pannello Curva di Viraggio.

Continuiamo la nostra guida a Camera Raw illustrando i comandi Chiarezza, Vividezza, Saturazione ed il pannello Curva di Viraggio.
Chiarezza aggiunge un contrasto solo sui mezzi toni. Si tratta di uno strumento meraviglioso perché non tocca le ombre e le luci che abbiamo già regolato. Si tratta di un effetto molto usato nella ritrattistica. Portando il cursore a destra si crea un effetto  simile a quello usato da Dragan nell'intensificazione massima dei dettagli.
Portando, invece,  il cursore a sinistra avremmo un ammorbidimento dei mezzi toni, utile nelle foto di bellezza per rendere una pelle perfetta. Il cursore Saturazione consente di saturare tutti i colori dell’immagine in modo lineare. Consiglio di non usare questo comando perché possiamo avere una maggiore controllo sull’immagine da Photoshop. Vividezza è  un tipo di saturazione intelligente che va a modificare solo i colori poco saturati proteggendo i toni della pelle. E’ ideale per dare un tono di colore nel suo stato finale. Si deve comunque usare con parsimonia senza eccedere. Il pannello Curva di Viraggio ci consente effettuare delle modifiche precise nell’istogramma dell’immagine. 
Esistono due modalità per usare questo comando. Si può utilizzare la sezione parametrica regolando i cursori di luci, ombre, colori chiari e colori scuri e  la ripidità della curva stessa usando i tre cursori sotto l’istogramma, che rappresentano i punti di intervallo dei toni. 
L’altro metodo, invece,  consiste nel modificare manualmente i punti .Vi è la possibilità di aggiungerli cliccando sulla linea e rimuoverli premendo il tasto Canc.

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lunedì 29 novembre 2010

Chema Madoz: la metafora visiva dell'immagine

Jose Maria Rodriguez Madoz (nato a Madrid nel 1958), più conosciuto come Chema Madoz, è un fotografo spagnolo noto per la costruzione di nature morte surrealiste e creative in bianco e nero.
Chema Madoz ha studiato Storia dell’arte all’Universidad Complutense de Madrid fra 1980 e 1983. Ha abbandonato un lavoro sicuro in banca, che non lo soddisfaceva, per dedicarsi a costruire metafore artistiche. Le sue immagini influenzate dal surrealismo e dalla poesia visiva, riflettono un universo magico dove gli oggetti non sono mai quello che sembrano essere. Chema Madoz riesce a catturare gli elementi della quotidianità ridando loro nuovi significati ed esplorando nuove possibilità
Le sue opere giocano con l’illusione ottica e col paradosso della comprensione. Ogni oggetto nasconde molteplici sfumature. Madoz si converte in scultore: attraverso semplici modifiche riesce a donare a forme conosciute una nuova essenza. Gli oggetti cambiano la loro realtà per crearne una nuova. 
Col tempo Madoz (premio nazionale spagnolo di fotografia nel 2000) ha eliminato tutto ciò che sta intorno alla fotografia: l’ha spogliata dai suoi accessori, dal colore e dalla contestualizzazione, lasciando l’oggetto nudo nella sua nuova realità.
L’opera di Madoz  rifiuta l’uso della tecnologia:“lavorare in analogico ti fa stabilire un vincolo con la realtà- dice il fotografo- che non raggiunge la fotografia digitale, che è qualcosa di facilmente modificabile; a me interessa rendere le modifiche realtà”. 
Per quanto riguarda l’apparecchiature, il fotofrafo spagnolo è passato negli ultimi anni dal  6×4 della Mamiya , al 6x6 di una Hasselblad. Per chi volesse avere una visione più ampia dell’opera consiglio una visita al  suo sito  ed una visione del video.




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domenica 28 novembre 2010

Sony α55 e α33: caratteristiche del nuovo sistema Translucent

La famiglia di camere digitali α di Sony si amplia con la α55 da 16,2 Mpixel e la α33 da 14,2 Mpixel. Si tratta di due fotocamere a risposta ultrarapida e dal design compatto. La Sony ha presentato due versione differente della stesse macchine. Una  versione  della α55 e della α33 è dotata del classico specchio reflex. Un’altra monta un innovativo sistema con tecnologia Transulecent.
Il normale specchio reflex deve sollevarsi per far passare i raggi diretti al sensore e poi abbassarsi al fine di consentire nuovamente la visione del soggetto. Ciò comporta un problema nello scatto in sequenza sia per la velocità di scatto, sia per uno sfarfallio nella visione. Lo specchio reflex, inoltre, obbliga la costruzione di macchine di dimensioni che contengano la scatola ove esso è alloggiato. Al fine di ridurre la dimensione degli apparecchi fotografici alcuni fabbricanti hanno messo a punto  il sistema CSC, che offre l’intercambiabilità dell’obiettivo e la visione di ciò che si sta inquadrando senza però utilizzare un sistema a specchio. Le due nuove Sony utilizzano una  tecnologia a specchio traslucido: ovvero uno specchio semitrasparente, che quindi non deve alzarsi ed abbassarsi ad ogni scatto. L’innovativo sistema ottico divide il percorso ottico tra il sensore immagini principale e un sensore di messa a fuoco automatica a rilevamento di fase.
In questo modo, è possibile visualizzare in tempo reale l'anteprima dell'immagine ad alta risoluzione, con una messa a fuoco automatica a rilevamento di fase precisa, tramite il display LCD orientabile da 7,5 cm (3") o il mirino elettronico di precisione Tru-Finder.  Ciò garantisce che gli oggetti in movimento risultino sempre perfettamente a fuoco, sia nella ripresa di filmati Full HD che nello scatto di foto. E’ vero che ciò comporta una perdita della classica visione reflex a scapito di quella elettronica, un mirino elettronico di precisione con una risoluzione di 1,15 milioni di punti, che se pur migliorata non è ancora allo stesso livello.
Il Translucent Mirror consente una velocità di scatto a risoluzione piena fino a 10 fps (7 fps nel caso della α33) con AF Tracking dotato di rilevamento di fase a 15 punti (in modalità Priority AE continua), per seguire un soggetto in movimento mantenendolo sempre a fuoco. L'ampio sensore Exmor APS HD CMOS, integrato in entrambi i modelli, permette di effettuare riprese video HD 1080i AVCHD anche in modalità Quick AF.Il display LCD Xtra Fine è inclinabile e orientabile a piacere (fino a un massimo di 270 gradi).
Le α55 e α33 sono compatibili con l'intera gamma delle ottiche intercambiabili del sistema Alpha e integrano la funzione "SteadyShot Inside". Entrambe le fotocamere  vantano, inoltre, la funzione 3D Sweep Panorama, che consente di catturare vedute paesaggistiche in 3D.

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sabato 27 novembre 2010

Cos'è un filtro fotografico? Filtro UV, Skylight, Polarizzatore e ND

In ambitto fotografico un filtro ottico è un accessorio volto a modificare l'immagine, alterando le condizioni di ripresa originarie. Esistono vari tipi di filtro in commercio. I filtri più diffusi sono quelli in vetro, di forma tonda e corredati di montatura metallica filettata. Vanno montati sulla parte anteriore degli obiettivi.
 E’ importante controllare la misura del filtro nell’atto dell’acquisto, dato che non tutti gli obiettivi hanno lo stesso diametro. La presenza di alcuni filtri fotografici davanti all’obiettivo di ripresa determina un assorbimento di luce che va compensato adeguando l’esposizione al fattore specifico di assorbimento del filtro. Il fattore di assorbimento, ove sia presente, è indicato generalmente sulla montatura del filtro stesso, sotto forma di una cifra seguita da una X (da leggere “per”). Il numero indica il fattore per il quale deve essere moltiplicata l’esposizione. 
Il Filtro UV (ovvero Ultra Violetto) è un semplice cristallo ottico trasparente che svolge una efficace azione di blocco nei confronti dei raggi ultravioletti. E’ utile specialmente fotografando in alta montagna, dove un’intensa irradiazione ultravioletta, non opportunamente schermata, può conferire alle immagini una fastidiosa dominante azzurrina.
Molto simile al filtro UV lo Skylight si distingue da questo per via della lievissima colorazione rosata. Tale caratteristica determina un’influenza più marcata sulle dominanti fredde, cosicché adoperando lo Skylight si riesce a riscaldare leggermente i toni dell’immagine.
Data la modesta influenza sull’immagine, molti fotografi  li utilizzano a "protezione" dell'obiettivo dalla polvere e da eventuali danni (graffi, rotture...) che altrimenti interesserebbero in modo diretto la lente frontale. Su tale scopo c'è una continua disputa tra chi dice che siano inutili o che addirittura possano peggiorare l'immagine, e chi non compra un obiettivo senza  attaccare il suo bel filtro al primo uso. Di sicuro in circostanze difficili l’uso è sempre consigliato. Molto dipende anche dal costo dell’obbiettivo che montiamo.
Il filtro Polarizzatore e' capace di rimuovere riflessi dalle superfici e di saturare i colori nell'immagine.  Vi sono due tipi di filtri polarizzatori  il  PL e  il CPL. La differenza sta nella tecnica costruttiva: il PL  è un  polarizzatore lineare; il CPL e'  un polarizzatore circolare. Le differenze costruttive, rendono il CPL generalmente piu' costoso del PL ma più utile in modalità AF. Come agisce un  filtro polarizzatore? Quando un onda di luce colpisce una superficie riflettente o semiriflettente (per esempio dei metalli o  la superficie del mare) questa viene riflessa in una sola direzione: si dice che la luce e' stata polarizzata su un piano. Il filtro polarizzatore e' in grado di assorbire ed eliminare questi specifici piani di riflesso. Viene impiegato sia nelle riprese dei panorami, per ridurre le foschie e saturare i colori (cieli blu e prati verdi), sia nelle riprese al mare per mostrare il fondale. E' una lente che abbassa la luminosita' della scena, quindi va usato solo quando vi sia la necessità. 
 Il Filtro Neutral Density non comporta alcuna modifica al colore delle nostre immagini: il suo scopo e' ridurre la quantità di luce che arriva alla pellicola o al sensore. Vi sono in commercio varie sigle(ND2, ND4, ND8) che  si riferiscono alle diverse capacità di schermo(ad esempio  l'ND2 abbassa di 1 stop la luminosità, mentre l'ND4 arriva ad abbassarla di 2  stop). I filtri ND vanno impiegati quando c'e' bisogno di allungare i tempi di posa. Se volessimo, infatti, sfocare in maniera più accentuata uno sfondo o ottenere effetti su dei soggetti in movimento. 
Di seguito inserisco due video che spiegano bene l'uso dei filtri fotografici.Il primo da una carrelata dei  vari filtri, il secondo mostra l'uso di un filtro ND.









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venerdì 26 novembre 2010

Ma Liang: fotografia artistica dalla Cina

“La mia opera rappresenta il mio mondo interiore. Quello che faccio è convertirlo in realtà"
Ma Liang è uno degli artisti più interessanti del panorama cinese. Nato a Shanghai in Cina, nel 1972,  Ma Liang è figlio d’arte di genitori attivi nel vivace panorama culturale della città: il padre era direttore dell’Opera di shanghai e la madre una famosa attrice di cinema. Ebbe una infanzia turbolenta: i genitori furono inviati  in un campo di rieducazione comunista e il giovane fu cresciuto da un'altra famiglia fino a che i genitori tornarono in libertà.
Dopo studi specializzati in Arte e Graphic Design, Ma Liang si è dedicato alla produzione cinematografica lavorando come Art Director di numerosi film. Solo dal 2004 si  dedica alla fotografia realizzando una produzione artistica fortemente influenzata dal suo passato teatrale e cinematografico.
Il giovane artista cinese è ospite con la personale “The Unexpected World”, curata dell'italiana Silvia Cirelli, nel nuovo spazio della galleria CO2 di  Roma (via Piave 66). Le fotografie di Liang sono sempre costruite in ogni minimo dettaglio come fossero scene che tentano di raccontare una storia in un solo quadro.
La teatralità della messa in scena è evidente. Il fotografo cinese è abile nel creare mondi immaginari di una bellezza grottesca che sembrano prendersi gioco della verità.  Serie oniriche ed utopistiche  dagli accesi colori fiabeschi come  Little Flagman, racconto di un ingenuo aviatore che aspetta l’incanto di un’illusione, o come Portrait of Mephisto, interpretazione in chiave contemporanea di un Mefisto che insegue il potere e la magia della creazione.
Ed ancora il  trittico Journey to the West dove un burattinaio nascosto osserva la città immaginaria da lui creata. Ma anche suggestive fotografie in bianco e nero tra il magnetismo della memoria e le polveri dei ricordi come Leaves of Grass e Second Hand Tang Poem .

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giovedì 25 novembre 2010

Cristophe Huet: l'arte del fotoritocco surreale

Sono molte le opinioni contrarie al ritocco o alla manipolazione fotografica. Molti dicono che cancelli l’essenza della fotografia. 
Guardando pero il lavoro di Cristophe Huet è facile rendersi conto come il concetto di fotoritocco tenga una grandezza incalcolabile e vada oltre al tentativo di perfezionare la pelle di un viso, di nascondere i difetti, di aggiungere luci o effetti digitali.  
Le foto di Huet sono molto di più di una semplice manipolazione. Sono arte. Il fotoritocco è solo un mezzo per esprimere sensazioni, per rendere possibile la fusione tra realtà e fantasia. Paesaggi surreali ed immagini impattanti. Come i sogni prendono vita dalla realtà cosi l’opera di Huet prende forma da foto normali. 
Attraverso un automatismo psichico Huet ci regala una visione libera da freni inibitori. La spettacolarità delle immagini, tuttavia, non è mai fine a se stessa. L’opera dell’artista francese si prende gioco della radicale razionalità cosciente attraverso fotografie che creano una visione nuova, dal grande potenziale immaginativo e da un forte contenuto emozionale.
I suoi lavori destinati alla realizzazioni di avvisi pubblicitari, distaccano per creatività. Stupenda la campagna per il Samu Social, un'organizzazione umanitaria francese. 3 immagini chiamate Asphaltisation

Senza tetto asfaltati al suolo, senza possibilità di fuga da una strada che ormai li ha inghiottiti. Vi consiglio di fare un giro per il suo sito, accativante, ed originale, uno dei pochi ad avere una musica di sottofondo, composta dallo stesso Huet (Patagonie km0), che non stanca mai.
 Non perdetevi la sezione making off, passo a passo vengono illustrati i cambiamenti sull’immagine, dalla foto originale al risultato.

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mercoledì 24 novembre 2010

Sally Mann: fotografia tra amore e morte - Maestri della fotografia

“C'è un paradosso quando guardiamo le fotografie. Vediamo la bellezza e vediamo il lato oscuro delle cose”. Le immagini decadenti di Sally Mann (Lexington, 1º maggio 1951) hanno il potere di rimanere in una dimensione senza tempo, in un equilibrio precario tra amore e morte. 
Mann si diploma presso la Putney School nel 1969, e frequenta il Bennington College e il Friends World College. Ottiene il grado di B.A. (Bachelor of Arts) summa cum laude, presso l'Hollins College (ora Hollins University) nel 1974. 
Da quando si rende  famosa con l’opera Immediate Family, la fotografa statunitense ha dovuto difendersi da accuse di ogni tipo. Il progetto fotografico ritrae in bianco e nero i suoi figli. I fanciulli ci appaiono nella loro nudità selvatica e asessuata. Con toni intimi e intrisi di nostalgia  le foto raccontano dell’intimità tra madre e figlio, del rapporto con la natura, delle speranze e della paura del dopo. 
Il lavoro suscitò reazioni controverse nel pubblico americano, specialmente in relazione alla nudità dei bambini, percepita nella sua sensualità. I corpi come sospesi in paesaggi surreali, selvaggi giardini idilliaci sono costantemente minacciati. L’innocenza convive con dubbi e paure, apparizioni improvvise e inquietanti.. Vi è sempre un lato oscuro,  una morte non tanto fisica quanto metaforica, come fosse uno spartiacque fra un età di simbiosi e un futuro instabile. Un mondo adulto con le sue bugie, la sua violenza e le sue infinite colpe. 
 A metà degli anni 90, Mann riscopre la tecnica fotografica su lastre di collodio umido 8×10. Il procedimento del collodio umido utilizza un negativo di vetro. La lastra viene sensibilizzata prima dell’ esposizione immergendola in una soluzione di nitrato d'argento. Questo procedimento fu inventato dal fisico francese Claude Félix Abel Niepce de Saint-Victor.  Questo tipo di tecnica comporta la necessità di disporre  della camera oscura nelle vicinanze, perché i negativi devono essere esposti e trattati umidi. Per questo Sally Mann ha un furgone che funge da  camera oscura portatile. Il collodio accentua il carettere malinconico e nostalgico di foto che ci  proiettano in un tempo indefinito, decadente e passato. 
I suoi lavori fanno parte delle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art, della Corcoran Gallery of Art, del Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, del Museum of Fine Arts di Boston, del San Francisco Museum of Modern Art e del Whitney Museum di New York. E' stata nominata dal Time magazine "America's Best Photographer" nel 2001








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martedì 23 novembre 2010

Come sfocare lo sfondo nello scatto - Tecnica fotografica

Molti mi chiedono come si possa sfuocare lo sfondo quando scattiamo una foto. Per far funzionare l'effetto sfuocato, si devono prendere in considerazione una serie di accorgimenti molto importanti.
L'apertura del diaframma conta solo fino a un certo punto.  Se apriamo  il diaframma  possiamo controllare  l'area di messa a fuoco di un soggetto, ma ciò non basta  per rendere lo sfondo morbido e sfocato. Molto più importante è la distanza del soggetto. Se vi avvicinate al soggetto principale sfocherete il resto della foto perdendo in profondità di campo. 
Importante anche la distanza fra il soggetto principale ed il fondo. Più grande è , più facile sarà ottenere una sfocatura. Un altro fattore da non sottovalutare è il tipo di obiettivo::più lungo è l'obiettivo, minore è la profondità di campo. I grandangolari hanno una grande profondità di campo, mentre I teleobiettivi ne hanno molto poca. Le lunghe focali limitano ulteriormente la nitidezza in profondità. Il risultato finale in questi casi può essere sorprendente, infatti si riesce a cancellare la leggibilità dei dettagli alle spalle del soggetto, azzerando i particolari che disturbano o gli sfondi indesiderati. 
In linea generale per sfocare lo sfondo sarà dunque buona regola mettere molto spazio fra il soggetto e lo sfondo, avvicinarsi al soggetto principale, usare una focale lunga e aprire il più possibile il diaframma. L’effetto finale dipenderà anche dal tipo di sfondo . Sarà più difficile sfuocare uno sfondo  pieno di caratteristiche brillanti e luminose; molto meglio uno sfondo blando e di grandi dimensioni.

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lunedì 22 novembre 2010

Guida Camera Raw: bilanciamento del bianco

Continuiamo la nostra guida di Camera Raw parlando dei comandi di bilanciamento del bianco. Dopo aver modificato la luminosità della foto come da tutorial precedente, andiamo a modificare la temperatura della nostra foto. 
La sezione bilanciamento del bianco  è unica e non trova un  corrispettivo in Photoshop. Ci da la possibilità di variare la temperatura del colore della immagine e le sfumature. Dobbiamo ricordarci che la temperatura del colore è salvata come un metadato del file, ossia il colore realmente viene generato solo successivamente nell’immagine. Quindi qualsiasi alterazione non procura nessun danneggiamento all’immagine stessa. Grazie a questo comando possiamo risolvere i problemi dati da una dominante di colore non desiderata. Chi scatta in Camera Raw non ha la necessità di impostare il bilanciamento del bianco prima. Anzi consiglio di porre il bilanciamento della fotocamera in automatico. Successivamente mediante i comandi di Camera Raw abbiamo la possibilità di effettuare regolazioni dai 2000K ai 50000K. All’apertura il file è impostato su “Come scattato” ma possiamo modificarne i valori selezionando un'altra voce dal menu a tendina. In questo modo si sposteranno automaticamente i valori del cursore Temperatura. Io consiglio sempre di lasciare in “Come scattato” e spostare manualmente il cursore a destra o sinistra fino ad essere soddisfatti. 
Verso destra renderemo la temperatura più calda. Verso sinistra più fredda. Ovvero ci basterà spostare il cursore verso destra per correggere una foto scattata con luce a temperatura cromatica più alta, verso sinistra per correggere una foto scattata con luce a temperatura colore più bassa.

 Per regolare rapidamente il bilanciamento del bianco,  possiamo anche selezionare il terzo stumento in alto a partire da sinistra e fare clic su una zona dell’immagine di anteprima che dovrebbe essere di colore grigio neutro. Il comando tinta Tinta imposta il bilanciamento del bianco per compensare le tinte verdi o magenta.

Diminuite il valore di Tinta per rendere l’immagine più verde; aumentatelo per rendere l’immagine più magenta.

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Sandy Skoglum: stage photography - tra scenografia e fotografia

Sconoscevo i lavori di Sandy Skoglund. Grazie alla retrospettiva del LUCCADigitalPHOTO ho avuto modo di poter ammirare la straordinaria fantasia nel combinare scultura, scenografia e fotografia. La selezione di opere esposte nello scenario di villa Bottini rappresenta il lavoro fotografico dell’artista dal 1980 ad oggi. 
La fotografa statunitense nata a Quincy, Massachusetts nel 1946 è una delle interpreti più importanti e originali della stage photography. La Staged Photography è una definizione data negli anni Settanta/Ottanta all’allestimento di realtà fittizie in fotografia. Le opere della Skoglund, che ha studiato a la  Sorbonne e  nella Ecole Du Louvre, anticipano le tendenze dovute all’esplosione dell’era digitale , attraverso uno stile che riprende Joel-Peter Witkin.
Dietro ad ogni scatto si cela un lavoro meticoloso e paziente. Set teatrali scolpiti e dipinti nel minimo dettaglio, vengono costruiti attraverso un lavoro di precisione maniacale che può durare settimane, al fine di immortalarne l’essenza con la macchina fotografica di grande formato. L’effetto è impattante, le foto sembrano opera di un mago del fotoritocco, ma il computer non viene usato
Le opere stupiscono per lo straordinario equilibrio fra la realtà e fantasia tra le forme e i colori. Attraverso l’ introduzione di elementi irreali o insoliti in una scena ordinaria e la complessa ricerca di ambienti tipici domestici, la fotografa riproduce un mondo costruito dagli uomini che appare in opposizione e lontano dal mondo della natura. Così in Radioactive Cats (gatti radioattivi), una cucina grigia e spoglia, abitata da una coppia di anziani,  viene  invasa da un gruppo di felini verdi fosforescenti e in The Fox Games, la sala di un ristorante è popolata da volpi rosso fuoco. 
Il mondo umano e quello animale tuttavia non si incontrano. Ognuno dei due mondi sembra rappresentare un fantasma dell’altro. Gli esseri seguono il loro corso pietrificati e ignari del resto che li circonda.

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domenica 21 novembre 2010

LUCCADigitalPHOTOfest

Sono stato a Lucca per  l’inaugurazione della sesta edizione del LUCCADigitalPHOTOfest. Il festival internazionale, dedicato alla fotografia e video arte, è uno degli eventi più interessanti in Europa. Tema di questa sesta edizione: La Donna, fotografa e artista, soggetto o musa ispiratrice. 
17 mostre fino al 12 dicembre, alcune in anteprima assoluta, workshop, conferenze di grandi autori, incontri al Photocafè e lettura dei portfolio, tutti ambientati nelle sedi affascinanti del centro storico di Lucca.  Un po’ alto il prezzo del biglietto cumulativo, 18 euro, ma la manifestazione convince per scelte artistiche e per la cura negli allestimenti. Ospite d'Onore di quest’anno l'eclettica artista statunitense Sandy Skoglund che, il 27 novembre al Teatro del Giglio, riceverà il LUCCAdigitalPHOTO Award. L’artista presenta, nella villa bottini, un'ampia retrospettiva di fotografie, che ripercorre la brillante carriera. In anteprima assoluta, a palazzo ducale, la mostra "Bye bye baby, Marylin", un omaggio a Marylin Monroe con 80 immagini dalla collezione privata di Giuliana Scimé. 
Da segnalare la mostra riguardante Horst P. Horst, uno dei più celebrati fotografi di glamour, un genio insuperato per la sapienza delle sue coreografie e per l'uso delle luci. Ed ancora  il lavoro intimo di Francesca Woodman, "Il Dono" di Giorgia Fiorio sulla relazione tra l'individuo e il sacro, l'ultimo progetto di Donna Ferrato "10013 - TriBeCa",“Not only Women" di Michel Comte, "Il Teatro della Vita" di Jan Saudek , "Cvetana Maneva" di Missirkov/Bogdanov  e le  200 immagine premiate del  "World Press Photo", il grande concorso di fotogiornalismo dalla World Press Foundation esposte nella bellissima cornice della chiesa dei servi.

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venerdì 19 novembre 2010

Eileen Quinlain: astratta visione della fotografia.

Eileen Quinlan è  una giovane fotografa statunitense (nata nel 1972 a Boston) che vive e lavora a New York. La ricerca fotografica di Eileen Quinlan guarda verso le false trasparenze dell’immagine
Non ci sono finestre  nella sua visone, ma specchi. L’artista gioca con l’illusione delle forme, con l’astrazione del particolare dal resto dell’immagine, restituendoci nuove composizioni visive. La sua opera di avanguardia contemporanea riprende l’astrattismo pittorico e lo esplora  attraverso un occhio fotografico. L'astrattismo delle opere  restituisce alle forme la loro originale indeterminatezza, confusione e polivalenza di significati. 
 
Il processo di costruzione delle nature morte serve a sottolineare ulteriormente la natura costruita di questo tipo di fotografia, che permette sperimentazioni  su tecniche diverse da quelle tradizionali al fine di indagare le possibilità espressive del mezzo fotografico, dal fotogramma, ai movimenti della camera, al mosso. 
Tuttavia le still-life di Quinlan non sono manipolate in camera oscura o attraverso il ritocco digitale, sono immagini che assumono nuova linfa nell’essenza  stessa della foto. Stracci di tessuto, lamine di metallo, listoni di legno diventano visioni profonde di sentimenti, intrecci di stati d’animo  che attraverso i colori, le linee tortuose o nette delle loro pieghe prendono vita .

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